fbpx Premiazione "Una settimana da ricercatore" | Scienza in rete

Premiazione "Una settimana da ricercatore"

Primary tabs

Read time: 1 min

Si terrà oggi la premiazione del concorso “Una settimana da Ricercatore” 12° edizione, dedicato agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado della Lombardia e di altre regioni italiane. Quest’anno hanno preso parte oltre 800 liceali provenienti da tutta Italia rispetto ai 510 dell’anno scorso.

Da quest’anno il concorso suddetto verrà svolto in collaborazione con altre 24 università italiane nell’ambito del progetto PLS (Piano Lauree Scientifiche) che il MIUR ha finanziato anche per Biologia e Biotecnologie (negli anni passati il PLS riguardava solo Fisica, Matematica, Chimica e Scienze dei materiali).
La premiazione si svolgerà presso l’Università degli Studi di Milano, via Festa del Perdono 7, Sala di Rappresentanza il giorno 30 maggio 2016 ore 15,00
I primi 20 classificati al concorso riceveranno come premio la possibilità di frequentare uno stage di una settimana presso un laboratorio di ricerca dell’Università degli Studi di Milano o all’estero in Istituzioni Universitarie convenzionate con il CusMiBio. 

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Concorso

prossimo articolo

Più scienziati anziani, meno innovazione nella ricerca

Einstein nel 1905 e nel 1949

Uno studio su 12,5 milioni di ricercatori e ricercatrici suggerisce che con l’età gli scienziati tendano a diventare meno disruptive, meno inclini cioè a produrre idee capaci di cambiare paradigma. Cresce invece la capacità di integrare e consolidare conoscenze già esistenti. Il fenomeno, definito “Nostalgia Effect”, porta a riflettere su una comunità scientifica sempre più gerontocratica, dove il rischio non è l’irrilevanza dei senior, ma un equilibrio alterato tra innovazione radicale e sedimentazione del sapere.

C’è una certa ironia nel leggere, per me che ho una “età accademica” piuttosto avanzata, un articolo che sostiene, dati alla mano, che gli scienziati anziani tendono a diventare meno disruptive, cioè meno capaci di produrre quelle idee che ribaltano i paradigmi esistenti. Ironia doppia, se nel frattempo ci si accorge di aver appena citato, per l’ennesima volta, un lavoro del 1987 convinti che «resti ancora fondamentale».