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La posizione dell'AIE

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L'Associazione Italiana di Epidemiologia considera solidi e affidabili i risultati della perizia epidemiologica che ha permesso al gip di Taranto di quantificare i danni sanitari determinati, sia nel passato sia nel presente, dalle emissioni nocive degli impianti dell'ILVA. 

Di fronte alla nuova ordinanza del gip Patrizia Todisco che sollecita ad adottare "tutte le misure tecniche necessarie a scongiurare il protrarsi delle situazioni di pericolo e a eliminare le stesse, situazioni in ragione delle quali il sequestro preventivo e' stato disposto [con l’ordinanza del 25 luglio] e confermato [dal Tribunale del Riesame]", avendo tra i propri principi ispiratori la difesa della sanità pubblica, la promozione della salute dei singoli e delle comunità e l’affermazione del primato della prevenzione - identificando la realizzazione di questi principi con quanto richiesto dal magistrato - l'AIE sostiene l'azione del gip e auspica, inoltre, che la proprietà dell'ILVA, responsabile dei danni rilevati dalla magistratura, metta in atto in tempi brevi tutte le azioni di adeguamento e bonifica richieste, permettendo il dissequestro tempestivo degli impianti e non facendo ricadere sui lavoratori le conseguenze nefaste delle proprie scelte che già hanno danneggiato la popolazione. 

Fonte: Comunicato Stampa Associazione Italiana di Epidemiologia 
Autori: 
Sezioni: 
ILVA

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Interno di un'aula scolastica con banco e lavagna

Finita la scuola, si smette di parlare del problema, che però permane, pronto a ripresentarsi l’anno successivo. Bisognerebbe partire da una mappatura termica degli edifici, introdurre protocolli comuni e realizzare interventi su schermature, climatizzazione e fotovoltaico. Le coperture possono arrivare dalle aste CO₂, dal Conto Termico e dai fondi europei. Foto di Slow Death su Pixabay.

Aule delle scuole che superano i 35 gradi, studenti affaticati, docenti costretti a lavorare con le finestre spalancate, dirigenti svenuti durante la maturità e piccoli ventilatori portati da casa. Esami affrontati in edifici che assorbono calore durante tutta la giornata e continuano a restituirlo anche quando fuori la temperatura comincia a diminuire.

Ogni estate assistiamo alle stesse immagini; poi termina la scuola, il problema scompare dal dibattito pubblico e tutto viene rinviato all’anno successivo.