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L'ascesa intermittente del livello del mare nel Salento

grafico innalzamento mare

Nel Salento il mare non sale in modo lineare: avanza a scatti, guidato da dinamiche che nascono lontano, tra Ionio e Atlantico. In un solo anno le variazioni possono superare la tendenza di decenni. Capire questi meccanismi è fondamentale per capire anche i rischi futuri: tra clima globale, correnti e pressione atmosferica, il destino delle coste si gioca su più scale, e riguarda tutti.

Immagine di copertina: GLOBAL_MULTIYEAR_PHY_001_030; DOI: doi.org/10.48670/moi-00021. Crediti: European Union, Copernicus Marine Service Information or Data (2026), ©Mercator Ocean.

Tempo di lettura: 7 mins

Il livello del mare nel Salento non è una progressione costante col riscaldamento globale, ma un’ascesa intermittente influenzata da fenomeni che avvengono nel mar Ionio e nell’oceano Atlantico settentrionale. La variabilità fra due anni consecutivi può persino essere superiore alla tendenza di decenni. Ma come lo sappiamo e cosa implica per i cambiamenti futuri?  

Un livello influenzato da molti fattori

Su scala globale, intanto, il livello medio del mare cambia in risposta all’accumulo di calore, alla fusione di ghiacci terrestri (calotte polari e ghiacciai montani), e alle modifiche al ciclo idrologico. Nel corso del terzo di secolo da quando esiste l’altimetria satellitare, il livello medio dell’oceano globale è aumentato di 11 cm e il suo tasso di crescita è più che raddoppiato, passando da 2,1 mm all’anno a 4,5 mm all’anno. Le proiezioni climatiche forniscono una stima della crescita del livello al 2050 per valori compresi tra 15 e 40 cm oltre quello medio del periodo 1993-2023. La forbice è dovuta alle incertezze sui meccanismi di fusione del ghiaccio ma anche agli scenari emissivi, che riflettono scelte socio-economiche dell’umanità nei prossimi decenni.

Soprattutto per le coste, il livello del mare conta: è lì infatti che vive un decimo della popolazione mondiale. Molte coste sono basse e caratterizzate da deboli pendenze. Porti, strade, ferrovie, lidi, ecosistemi naturali, terreni agricoli e milioni di persone sono potenzialmente esposte ad allagamenti di origine costiera. Il pericolo riguarda in particolare gli eventi estremi, quando il livello medio si combina con l’alta marea, con l’innalzamento dovuto al frangimento delle onde, e con il sovralzo da tempesta per determinare un livello marino che, episodicamente, può sollevarsi per valori tra mezzo e oltre cinque metri nelle aree più esposte del mondo. 

Bisogna prestare molta attenzione quando si confronta il livello del mare a quello del terreno. Un recentissimo studio ha mostrato che persino articoli scientifici non hanno sempre tenuto conto del fatto che la superficie del mare, anche in condizioni di calma, non è piatta: risente della diversa densità della colonna d'acqua e dell'azione dei venti persistenti. Questo ha determinato errori medi di 30 cm e più, specie nelle regioni del Sud del mondo.

Verso la scala locale

Il livello del mare relativo alla costa dipende anche dai movimenti verticali del terreno, come il rimbalzo della crosta terrestre dopo l'ultima glaciazione o i cedimenti causati dall'estrazione di fluidi sotterranei, quali acqua o idrocarburi. Ma anche da processi meteorologici e oceanografici su scala regionale. L'apporto fluviale e le correnti costiere, per esempio, possono modificare la densità e quindi il volume delle acque in un determinato tratto di costa. Allo stesso modo, la pressione atmosferica può deformare la superficie marina, sollevandola o abbassandola rispetto al valore medio.

Questi fattori poi possono incidere su scale temporali dalle ore ai decenni, creando localmente tendenze del livello del mare assai diverse da quelle medie globali. Laddove esiste un ciclo stagionale, per esempio, il livello del mare cresce nei mesi caldi e scende in quelli freddi per via della variazione di densità del fluido. Nel Mediterraneo parliamo di ben 16 cm. Per questo l’esperienza e la memoria soggettiva dell’individuo, non solo per la loro natura qualitativa, ma anche per il legame a pochi luoghi spesso ravvicinati tra loro, possono risultare in stridente contrasto con l’informazione strumentale sull'innalzamento del livello medio mare annuale su scala globale.    

Il caso dei mari attorno al Salento è emblematico in tal senso. La penisola è turisticamente ben nota a scala almeno nazionale e negli ultimi anni spesso menzionata nelle cronache per via degli impatti di mareggiate e piogge sul crollo di costoni rocciosi, perdita di attrattori paesaggistici, danneggiamenti di litorali. Eppure, la situazione è estremamente variegata e cambia da una stagione balneare alla successiva senza una tendenza chiara. Come farsi un’idea più precisa basata sulle evidenze scientifiche?  

Peculiarità del Mediterraneo...

Bisogna prima di tutto osservare il Mediterraneo. Con circa mezzo grado Celsius ogni decennio, è uno dei mari in più rapido riscaldamento, a un tasso circa triplo rispetto all’oceano globale extrapolare. Tuttavia, il suo livello medio cresce un po’ meno della media (3,3 contro 3,6 mm/anno). Questo perché il Mediterraneo è un bacino semichiuso dove, su scala annuale, l’espansione di volume dovuta al riscaldamento delle sue acque è compensata quasi perfettamente dalla contrazione dovuta all’aumento di salinità. Infatti, un mare più caldo evapora di più, generando un’acqua più salata, quindi più densa e meno voluminosa.

Stilando un bilancio completo della massa d’acqua del mare nostrum, si scopre inoltre che, in media annuale, la quantità di acqua che evapora supera quella apportata dalle precipitazioni e dai fiumi di circa 60 cm. È solo grazie al trasporto di acqua dallo stretto di Gibilterra e, in misura minore, dai Dardanelli, che il Mediterraneo non si prosciuga. In effetti, circa 5,6 milioni di anni fa, durante il periodo geologico del Messiniano, una chiusura dello stretto determinò la trasformazione di questo mare in una distesa di sale.

È proprio la dipendenza dal trasporto da Gibilterra che rende il Mediterraneo sensibile alle dinamiche oceanografiche dell’Atlantico Settentrionale. Lì, il contrasto di temperatura e salinità delle masse d’acqua e i venti su scala emisferica guidano un vasto circuito di acqua che dai Caraibi risale lungo le coste dell’America orientale per poi deviare verso il Nord-Europa ed inabissarsi (costituendo parte della circolazione atlantica meridionale di rovesciamento AMOC, di cui Scienza in rete ha parlato qui). L’orchestratore della circolazione atmosferica nell’area euro-atlantica è il contrasto di pressione fra le isole Azzorre e l’Islanda. Quando si riduce o si inverte, il livello del Mediterraneo può crescere rapidamente, come è avvenuto in modo eclatante nell'inverno 2009/10. Corrispondentemente, il livello medio del bacino si è innalzato in pochi mesi di 10 centimetri. Un valore enorme, se confrontato alla crescita in trent’anni anni per via del riscaldamento globale.     

... e del Salento

Ma non è tutto. Nel cuore del Mediterraneo, nel mar Ionio, le acque di provenienza Atlantica che hanno superato lo stretto di Gibilterra e superato il canale di Sicilia, si trovano di fronte a un bivio: proseguire verso il mare a sud di Creta e poi l'estremità orientale del bacino (il cosiddetto mar Levantino), oppure deviare prima verso Nord-est e puntare al canale d’Otranto, per poi ridiscendere lungo la costa ionica greca e proseguire verso il Levantino?

Sembra che questa risposta cambi grosso modo una volta al decennio, influenzando quindi il verso della circolazione marina nello Ionio. Quando le acque prendono la rotta più diretta per Creta, un loro ramo risale lungo le isole ioniche della Grecia e determina una circolazione antioraria nello Ionio, che riceve acque levantine. Queste sono mediamente più dense di quelle atlantiche e dunque contribuiscono a ridurre l’altezza della colonna d’acqua. Quando invece le acque atlantiche, non appena passata la Calabria, fluiscono direttamente verso il canale d’Otranto, il livello del mare nello Ionio settentrionale e nell’Adriatico meridionale cresce di più. È proprio qui che si trova la penisola salentina. 

I dati dell’altimetria satellitare e il mareografo di Otranto confermano una tendenza alla crescita del livello annuale medio ad un tasso di 2-3 mm/anno, in linea con il tasso medio del Mediterraneo. Il fenomeno atlantico del 2010 si vede bene anche nel Salento. Qui però, a differenza del Mediterraneo nel suo complesso, si vedono anche importanti variazioni di altezza del mare dovute alla dinamica dello Ionio. Stiamo parlando di almeno un paio di cm in più o in meno in un solo anno, qualcosa che equivale al riscaldamento globale di sette anni circa. Da tenere presente quando si maneggiano queste cifre: per la pendenza della battigia di una tipica spiaggia del Salento, ogni cm in verticale significa circa 30 cm di estensione orizzontale.

Cosa conta per chi

Quindi per ora non c'è da sorprendersi troppo se si torna in Salento per due anni consecutivi e non si riscontra una scomparsa di file di ombrelloni. Ma ci sarebbe da chiedersi se una mareggiata autunnale avverrà in un anno di circolazione oraria nel mare Ionio. E cosa avverrà se questo sarà in concomitanza con un eccesso barico alle Azzorre rispetto all’Islanda. E, soprattutto, quale scenario emissivo l'umanità sceglierà e quanto rapidamente i ghiacci fonderanno. Da tutto ciò dipenderà non solo la qualità di una vacanza, ma anche la stabilità e sicurezza della costa per chi ci vive tutto l’anno. 
 


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