Prima è diventato ufficiale l’addio di Francesco Colotta, direttore ricerca e sviluppo del Nerviano Medical Sciences, che si vociferava da tempo e da luglio lascerà il Centro; poi si è concluso e firmato a Washington l’accordo che libera il centro di ricerca oncologica dell’hinterland milanese dall'accordo con Pfizer. Sebbene infatti il distacco dal colosso farmaceutico statunitense risalga al 2004, l’azienda deteneva un diritto di prelazione nei confronti dei risultati ottenuti a Nerviano (quello che in gergo si chiama right of first refusal). Una clausola che secondo i dirigenti del centro di Nerviano scoraggiava gli investimenti da parte di altri soggetti potenzialmente interessati, istituzionali o industriali che fossero. E’ a questi possibili partner che ora guardano i 530 tecnici e 170 ricercatori che lavorano nel centro, nella speranza di poter uscire finalmente dall’emergenza finanziaria che, indipendentemente dai promettenti risultati scientifici, continua a mantenere i lavoratori col fiato sospeso.
Nerviano: è l'ora dei divorzi
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Cambiamenti climatici: l'adattamento non ostacoli la prevenzione

La retorica dell'adattamento rischia di far coincidere il controllo degli effetti del cambiamento climatico con l'intervento sulle sue cause. La sanità pubblica insegna che protezione e mitigazione non sono strategie alternative: senza la prevenzione primaria, ogni altra misura di tutela resta una rincorsa a un rischio destinato a crescere.
Sylvain Pedneault, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons
Dopo l'intervento su Scienza in rete dedicato ad argomentare che quello che oggi viene spesso definito “adattamento” ai cambiamenti climatici non coincide con l'adattamento biologico della specie umana, ma piuttosto in strategie tecnologiche, urbanistiche e organizzative finalizzate a migliorare la convivenza con un ambiente sempre più ostile, ritengo utile compiere un ulteriore passo sul terreno della sanità pubblica.