fbpx Neanderthal Britannici | Scienza in rete

Neanderthal Britannici

Primary tabs

Read time: 2 mins

Un paio di utensili di selce attribuibili ai Neanderthal obbligano a riscrivere le tappe degli insediamenti umani in Gran Bretagna. La loro datazione, infatti, suggerirebbe che i Neanderthal popolavano quelle regioni 40 mila anni prima di quanto supposto finora.
I due piccoli frammenti di selce sono stati scoperti dal team di Francis Wenban-Smith, archeologo dell'Università di Southampton, nel corso di uno scavo presso Dartford nel Kent. La regione è nota come centro di fiorente attività durante l'Età del Bronzo e nel periodo romano, ma sono gli scavi più profondi che hanno riservato le maggiori sorprese.

Le popolazioni pre-Neanderthal abitavano già in passato la Gran Bretagna, ma la penultima glaciazione (circa 200 mila anni fa) le aveva sospinte verso sud. Il riscaldamento tra le due glaciazioni aveva successivamente causato l'innalzamento delle acque del canale della Manica impedendo loro di ritornare verso nord almeno fino a quando le coltri ghiacciate della nuova glaciazione non permisero nuovamente il passaggio intorno a 60 mila anni fa.

Questo almeno era il quadro più probabile prima della scoperta di quei piccoli utensili di pietra, la cui datazione indica che i Neanderthal operavano sul suolo inglese intorno a 100 mila anni fa. L'ultima glaciazione si verificò tra 110 mila e 10 mila anni fa, ma non fu assolutamente uniforme. La spiegazione di quella presenza in epoca così remota, dunque, potrebbe risiedere nelle fluttuazioni climatiche che accompagnarono la glaciazione stessa.

University of Southampton

Autori: 
Sezioni: 
Luoghi: 
Antropologia

prossimo articolo

Estinzioni lente come l'oblio: il tempo che non vediamo

steppa con mammut semitrasparente in primo piano

Le estinzioni non sono mai state ciò che immaginiamo: non catastrofi improvvise confinate nel passato, né processi lenti e gestibili nel presente. La storia della megafauna del Pleistocene e la crisi della biodiversità contemporanea rivelano una stessa trama, deformata dalla nostra percezione del tempo. Tra eventi compressi e urgenze diluite, perdiamo la capacità di riconoscere la reale velocità del cambiamento e le sue conseguenze ecologiche. Dalla megafauna del Pleistocene alle estinzioni moderne, Alice Mosconi riporta la cronaca di una doppia distorsione temporale, mentre il mondo svanisce davvero.

Siamo soliti raccontare le estinzioni del passato, dai dinosauri a quelle della megafauna del Pleistocene, come eventi rapidi e traumatici. Quando ci riferiamo alle estinzioni in corso oggi, invece, tendiamo a vederle come processi lenti, gestibili e, quindi, ancora reversibili. 

In entrambi i casi, la nostra percezione è distorta e la scala temporale non è quella corretta. Questo errore non è neutro, ma ha delle conseguenze.