fbpx Morte cellulare? Non nei maratoneti | Page 11 | Scienza in rete

Morte cellulare? Non nei maratoneti

Primary tabs

Read time: 1 min

Un intenso esercizio fisico come correre una maratona è in grado di bloccare il meccanismo che porta la cellula all’apoptosi. Questo processo, chiamato anche suicidio cellulare, risulta notevolmente ridotto dopo la prestazione fisica.

Lo studio, pubblicato su BMC Physiology e realizzato da Gabriella Marfe dell’Università Tor Vergata di Roma, ha preso in esame un gruppo di atleti amatori che regolarmente corrono maratone. Il processo di apoptosi, nelle cellule analizzate dopo la gara, è risultato significativamente ridotto se confrontato con quello di persone che non avevano sostenuto la corsa.

La chiave di questo processo sembra essere la proteina SIRT1, la cui produzione è stimolata dal l’esercizio fisico. Essa è coinvolta nel processo di mantenimento delle cellule muscolari e questo spiegherebbe l’effetto protettivo dello sport nei confronti dell’invecchiamento causato dalla morte cellulare.

BMC Physiology 2010; 10:7

Autori: 
Sezioni: 
GENETICA

prossimo articolo

Un piano per affrontare il caldo nelle scuole e come finanziarlo

Interno di un'aula scolastica con banco e lavagna

Finita la scuola, si smette di parlare del problema, che però permane, pronto a ripresentarsi l’anno successivo. Bisognerebbe partire da una mappatura termica degli edifici, introdurre protocolli comuni e realizzare interventi su schermature, climatizzazione e fotovoltaico. Le coperture possono arrivare dalle aste CO₂, dal Conto Termico e dai fondi europei. Foto di Slow Death su Pixabay.

Aule delle scuole che superano i 35 gradi, studenti affaticati, docenti costretti a lavorare con le finestre spalancate, dirigenti svenuti durante la maturità e piccoli ventilatori portati da casa. Esami affrontati in edifici che assorbono calore durante tutta la giornata e continuano a restituirlo anche quando fuori la temperatura comincia a diminuire.

Ogni estate assistiamo alle stesse immagini; poi termina la scuola, il problema scompare dal dibattito pubblico e tutto viene rinviato all’anno successivo.