fbpx Morte cellulare? Non nei maratoneti | Scienza in rete

Morte cellulare? Non nei maratoneti

Primary tabs

Read time: 1 min

Un intenso esercizio fisico come correre una maratona è in grado di bloccare il meccanismo che porta la cellula all’apoptosi. Questo processo, chiamato anche suicidio cellulare, risulta notevolmente ridotto dopo la prestazione fisica.

Lo studio, pubblicato su BMC Physiology e realizzato da Gabriella Marfe dell’Università Tor Vergata di Roma, ha preso in esame un gruppo di atleti amatori che regolarmente corrono maratone. Il processo di apoptosi, nelle cellule analizzate dopo la gara, è risultato significativamente ridotto se confrontato con quello di persone che non avevano sostenuto la corsa.

La chiave di questo processo sembra essere la proteina SIRT1, la cui produzione è stimolata dal l’esercizio fisico. Essa è coinvolta nel processo di mantenimento delle cellule muscolari e questo spiegherebbe l’effetto protettivo dello sport nei confronti dell’invecchiamento causato dalla morte cellulare.

BMC Physiology 2010; 10:7

Autori: 
Sezioni: 
GENETICA

prossimo articolo

Padri assenti per legge: cosa perdiamo senza congedi più lunghi

mano paterna e piede di neonato

Congedi sbilanciati tra madri e padri producono effetti che vanno oltre il singolo individuo: incidono sullo sviluppo di bambini e bambine, sull’occupazione femminile e sulla natalità. Il coinvolgimento dei padri, ancora tenuti in disparte, in Italia, dalla cura quotidiana dei figli, genera benefici a cascata che non possiamo continuare a ignorare.

«Miglior sviluppo cognitivo, ma soprattutto socio-relazionale: aumentano le competenze sociali, la capacità di stare con gli altri, di interagire, di costruire relazioni». Ecco quali sono i vantaggi per bambini e bambine che, fin dalla nascita, hanno la possibilità di costruire una solida relazione anche con il loro papà, racconta Alessandro Volta, pediatra neonatologo e membro dell’Associazione Culturale Pediatri (ACP).