fbpx Meno uragani ma più violenti | Page 3 | Scienza in rete

Meno uragani ma più violenti

Primary tabs

Read time: 1 min

Lo dice un modello matematico elaborato dagli esperti del governo statunitense: a causa dei cambiamenti climatici il ventunesimo secolo vedrà sulle coste atlantiche un minor numero di uragani, che però saranno sempre più violenti e distruttivi. La previsione sembra essere più attendibile rispetto a studi precedenti perché utilizza un nuovo metodo, detto "di doppio ridimensionamento". I modelli sui cambiamenti globali del clima hanno infatti un livello di risoluzione troppo basso per dare informazioni precise sugli uragani, soprattutto quelli più distruttivi. Al contrario, quelli ad alta risoluzione utilizzati dal National Weather Service statunitense per seguire la formazione e il movimento di questi eventi non riescono a simulare i cambiamenti dovuti al riscaldamento globale.

Morris Bender e i suoi colleghi del National Oceanic and Atmospheric Administration's Geophysical Fluid Dynamics Laboratory di Princeton, nel New Jersey, sono partiti dalla previsione sulle condizioni atmosferiche e oceaniche che si realizzeranno entro la fine del secolo secondo 18 modelli climatici globali; calandolo nella realtà del nord Atlantico il numero degli uragani che si potrebbero verificare nei prossimi decenni scende del 18 per cento. Ma un secondo approfondimento, che permette di entrare nel dettaglio della loro intensità, mostra che il numero di quelli di categoria 4 e 5 circa raddoppierà e quello degli eventi ancora più violenti potrà più che triplicare.

Science 2010; 327: 454

Autori: 
Sezioni: 
Canali: 
Free tag: 
Clima

prossimo articolo

Il Congresso americano riduce quasi a zero i tagli alle agenzie scientifiche voluti da Trump

Capitol Hill

Le leggi di spesa degli Stati Uniti per il 2026 a cui stanno lavorando insieme democratici e repubblicani al Congresso sembrano garantire un ritorno al budget 2025 delle agenzie scientifiche come NASA, NSF e NOAA. La linea di tagli radicali, anche del 50% proposti da Trump viene quindi sconfessata. Agli appropriation bills manca ora l'approvazione definitiva e la firma del presidente, possibilmente prima del 30 novembre, in modo da scongiurare un nuovo shutdown della pubblica amministrazione.

Nella foto, Capitol Hill, sede del Congresso statunitense.

Tutti noi abbiamo sempre guardato con ammirazione alle istituzioni scientifiche statunitensi. Università e centri di ricerca prestigiosi, poi istituzioni come NASA, NSF (National Science Foundation), DOE  (Department of Energy) solo per citarne alcuni. Tutti impegnati in ricerca scientifica di punta nei settori di loro competenza. Tutte queste istituzioni ricevono finanziamenti federali che, ogni anno, entrano a fare parte del budget proposto dal governo per l’anno successivo.