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Meno scienza a scuola

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I nuovi regolamenti della scuola superiore, approvati in prima lettura dal governo, tagliano le ore di scienza nel biennio. Lo sottolinea il Coordinamento docenti di discipline scientifiche e tecnologiche. I tagli vanno contro quanto stabilito dall'OCSE, secondo il quale "la riduzione delle ore di insegnamento deve evitare le ore relative alle discipline delle aree matematico-scientifico-tecnologiche". Le decisioni italiane sembrano quindi scontrarsi con la valorizzazione della cultura scientifica. Nel dettaglio, secondo la ricostruzione del regolamento fatto da Rosario Saccà, del Coordinamento docenti di discipline scientifiche e tecnologiche: "In tutti gli Istituti tecnici e professionali, si ha un taglio di oltre il 20% delle ore delle discipline scientifiche e tecnologiche di indirizzo, con l’incomprensibile aumento delle ore di Italiano del 15%". Nei licei, oltre a un biennio iniziale nel quale le discipline scientifiche sono deboli o assenti, si insiste con l'accorpare discipline diverse (es. chimica con scienze della terra e biologia, sotto il cappelllo di scienze naturali). Commenta il Coordinamento degli insegnanti di scienze: "Questo accorpamento andrebbe invece scisso nei diversi e distinti insegnamenti 'Chimica', da affidare ai laureati in Chimica e 'Scienze della terra e biologia' da affidare ai laureati in scienze naturali o biologiche. E lo stesso dicasi della matematica e della fisica, assegnate, anche qui per una incomprensibile tradizione, a un unico docente".
La critica riguarda anche le nuove classi di concorso, "che prevedono accorpamenti disciplinari che vanno smaccatamente contro la qualità dell'insegnamento e che non tengono conto della valorizzazione delle risorse umane: si dimentica infatti che gli attuali docenti italiani di discipline scientifiche e tecnologiche hanno una formazione universitaria monodisciplinare".

Fonte: sito dei docenti di discipline scientifche e tecnologiche

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Radiati per l’antiscienza, la politica vuole riaprire loro l’Ordine

sedia con camice e porta aperta

Un emendamento approvato dalla Commissione Affari Sociali della Camera consentirebbe ai sanitari radiati per fatti legati alla pandemia di chiedere la reiscrizione all’Ordine. Non riguarda i medici sospesi perché non vaccinati, ma professionisti colpiti da sanzioni disciplinari anche per aver promosso pratiche e terapie prive di basi scientifiche. La Fnomceo protesta: per il presidente Filippo Anelli è una delegittimazione degli Ordini e un affronto a chi ha curato e perso la vita durante il Covid. La questione va anche oltre i singoli casi: in gioco c’è l’autonomia della professione nel tutelare i pazienti.

Immagine di copertina realizzata con ChatGPT

Radiati dall’Ordine, riammessi dalla politica. E l’Ordine, giustamente, protesta. Ieri, 14 luglio, la Commissione Affari Sociali della Camera ha infatti approvato un emendamento che, se diventasse legge, riaprirebbe la porta dell’Ordine dei medici ai sanitari che erano stati radiati per fatti legati alla pandemia di Covid. La norma ha la prima firma della deputata di Fratelli d'Italia Alice Buonguerrieri ed è stata inserita all'interno della legge delega di riforma delle professioni sanitarie.