fbpx Meno nascite negli USA | Page 28 | Scienza in rete

Meno nascite negli USA

Primary tabs

Read time: 2 mins

Per il terzo anno consecutivo si registra un calo nelle nascite negli Stati Uniti, in particolare tra le giovani madri. Il più basso valore riscontrato dagli anni ‘40. Gli esperti sostengono che le preoccupazioni economiche siano la causa principale. “Non ci sono dubbi in tempo di recessione”, dichiara il demografo Carl Haub con l’organizzazione Population Reference Bureau di Washington D.C.

Le nascite avevano raggiunto un picco di 4,3 milioni nel 2007, per poi diminuire nei due anni successivi, passando a un numero di circa 4,2 milioni e successivamente 4,1 milioni. Nel 2010 si toccano di 4 milioni. Sono le adolescenti (- 9%) e le ventenni (- 6%) le più spaventate dalla situazione economica del paese.Tra le donne ispaniche il tasso di fertilità è passato a 2,4 partendo da un valore pari a 3 solo pochi anni fa.

Altro dato interessante è la diminuzione dei parti cesarei prematuri registrata nel 2010, per la prima volta dal 1996. E’ troppo presto per affermare un cambiamento di tendenza dell’andamento, ma è comunque un dato positivo, perché spesso il cesareo prematuro viene eseguito senza ragione e non con le dovute precauzioni. Carol Houge, docente di epidemiologia e della salute materna e del bambino all’Università Emory di Atlanta, è soddisfatta del dato relativo ai parti cesarei e benché sia d’accordo a ritenere l’incertezza economica la causa principale della diminuzione delle nascite, fa notare che oggi avere meno figli è accettato più facilmente dalla società. 

Fonte: http://www.adn.com/2011/11/17/2175839/lower-birth-rates-for-young-women....

Autori: 
Sezioni: 
Demografia

prossimo articolo

Carcere: come la crisi climatica aggrava la pena delle persone detenute

sbarre con sfumature arancione e azzurra

Per chi vive in carcere, la crisi climatica non è solo una condizione ambientale ma una pena aggiuntiva. Celle gelide d’inverno e soffocanti d’estate espongono le persone detenute a rischi fisici e psichici che la crisi climatica sta aggravando. In Italia, tra edifici obsoleti, sovraffollamento e assenza di monitoraggi sistematici, il microclima penitenziario resta un’emergenza invisibile, ai margini delle politiche di adattamento e del dibattito pubblico sui diritti e sulla salute.

Per vent’anni Michael Saavedra ha vissuto in isolamento, trasferito da un carcere all’altro. La sua storia è stata raccontata qualche anno fa su Al Jazeera dal giornalista Brian Osgood. Nel carcere statale di Pelican Bay il freddo era così penetrante che Saavedra partecipò a uno sciopero della fame per ottenere giacche e berretti. Anni dopo, nella prigione di Corcoran, il problema era l’opposto: il caldo diventò così estremo da fargli perdere conoscenza.