fbpx L'opinione, la scienza, i termometri | Scienza in rete

L'opinione, la scienza, i termometri

Primary tabs

Read time: 2 mins

Basta un freddo inverno per dubitare della validità scientifica dei cambiamenti climatici? La risposta è sì. Almeno per quanto riguarda gli Stati Uniti, ricerche scientifiche lo dimostrano. Due ricercatori canadesi dell'università della British Columbia hanno confrontato le temperature medie, i sondaggi d'opinione e gli articoli apparsi sui principali quotidiani statunitensi dal 1990 al 2010.

Secondo i risultati dello studio, pubblicato su Climatic Science, nei periodi in cui le temperature sono più alte della media, aumentano le persone convinte dell'esistenza dei cambiamenti climatici e della necessità di intervenire, i giornali tendono a parlare di clima più spesso e ad esprimere posizioni più vicine a quelle della comunità scientifica. Al contrario, nei periodi con temperature più rigide, la presenza di temi legati al riscaldamento globale sui mezzi di informazione si riduce e aumentano le opinioni contrarie. Nei sondaggi, la porzione di persone che affermano di “credere in” e di “essere preoccupate per” i cambiamenti climatici è strettamente correlata alle temperature dei precedenti 3-12 mesi. Anche la percentuale di articoli e di editoriali in accordo con le tesi del mondo scientifico segue lo stesso andamento.

In sostanza, un'ondata di freddo può lasciare una scia di scetticismo mentre un periodo di caldo eccezionale fa crescere l’interesse, la preoccupazione e, di conseguenza, il sostegno a politiche per il clima.

L’orientamento dell’opinione pubblica rispetto ai cambiamenti climatici, negli Stati Uniti come in altre parti del mondo, è spesso fluttuante e dipende da diversi fattori: livello di scolarizzazione, ideologie politiche, ambiente mediatico, esperienze personali. “I risultati del nostro lavoro – ha spiegato uno degli autori, Simon Donner – aiutano a spiegare alcune significative contraddizioni e dimostrano quanto il meteo locale possa realmente influenzare l’opinione pubblica. Abbiamo constatato che, sfortunatamente, un inverno freddo è abbastanza per far sì che la gente, compresi giornalisti e personalità influenti del mondo dell’informazione, metta in discussione un tema su cui il consenso scientifico è ormai unanime”.

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Clima

prossimo articolo

Medicina aerospaziale: cosa ci insegna la vita in orbita sulla biologia umana

astronauta nello spazio

Perché continuiamo a investire miliardi per tornare sulla Luna e prepararci a raggiungere Marte? Non è soltanto una questione di esplorazione o prestigio tecnologico. Nello spazio, infatti, il corpo umano è sottoposto a condizioni impossibili da replicare sulla Terra: microgravità, radiazioni cosmiche e isolamento accelerano processi biologici che qui richiederebbero anni per manifestarsi. E così, dalle cellule coltivate su organ-on-chip agli studi sull'invecchiamento e sulla medicina di precisione, la ricerca aerospaziale sta trasformando le missioni spaziali in laboratori unici per comprendere meglio malattie, sviluppare nuove terapie e migliorare la salute di tutti noi.

Al racconto dell’umanità nello spazio a volte manca qualcosa. Spesso le missioni spaziali vengono raccontate come eventi grandiosi, emotivi, momenti nei quali i limiti dell’essere umano sono messi alla prova – e a volte superati. Una narrazione che tiene le persone col naso all’insù ma che a volte manca di rispondere a una domanda: dopotutto, a cosa serve andare nello spazio?