Il citomegalovirus ha un’arma con cui distrae i linfociti T CD8+ e grazie alla quale riesce a eludere le difese immunitarie, reinfettando più volte lo stesso organismo. Non si era mai capito prima come riuscisse farlo, dal momento che al primo contatto il virus induce in genere una normale risposta immunitaria mediata da cellule e anticorpi. Ora un gruppo di ricercatori del Vaccine and Gene Therapy Institute all’Oregon Health and Science University, ha scoperto su un gruppo di macachi il trucco utilizzato dal virus: si serve di glicoproteine analoghe a quelle che nell’uomo prendono il nome di CMV US2, 3, 6, and 11, con cui inibisce la presentazione dell’antigene da parte del complesso maggiore di istocompatibilità di tipo I. La scoperta, se da un lato spiega le difficoltà nella produzione di un vaccino, potrebbe essere sfruttata per la produzione di un innovativo vettore per la terapia genica.
L'inganno del citomegalovirus
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(Ri)guardare ER nel 2026

Rimesso a disposizione su Netflix, "ER – Medici in prima linea" resta un caposaldo dei medical drama. Rivederla a oltre trent’anni dal debutto non significa solo ritrovare casi clinici e personaggi, ma misurare quanto siano cambiati la medicina e il lavoro sanitario non meno delle rappresentazioni sociali della malattia. E forse anche accorgersi che, più delle pratiche e della realtà, a evolversi rapidamente sono stati i modi di raccontarle.
Nell'immagine di copertina: screenshot dalla sigla di ER - Medici in prima linea
Netflix ha messo a disposizione sulla sua piattaforma la serie ER – Medici in prima linea. Per chi l’aveva appassionatamente seguita ai tempi, odi et amo: da una parte ci toccano 15 anni di puntate da rivedere, dall’altra è l’occasione di immergersi in una serie nota, amata e che ha letteralmente fatto la storia di enorme successo dei medical drama. E, in questo modo, anche di farsi due conti su come è cambiata non solo la medicina sensu strictu, ma anche i suoi rapporti con la società e il modo di raccontarla.