fbpx L'identikit traspare dal DNA | Scienza in rete

L'identikit traspare dal DNA

Primary tabs

Read time: 1 min

Da un mozzicone di sigaretta o da una macchia di sangue sarà possibile risalire al colore dei capelli della persona da cui provengono. A leggere queste cruciali informazioni nel DNA sono stati per primi i ricercatori dell’Università Erasmus di Rotterdam, gli stessi che recentemente avevano annunciato di poter riconoscere con un alto grado di probabilità nel materiale genetico anche il colore degli occhi e l’età dell’individuo.

A rischiare di essere individuati dalle loro tracce finora erano solo i colpevoli dai capelli rossi, per la loro rarità. I 13 marcatori su 11 geni descritti su Human Genetics dagli studiosi olandesi permettono invece di distinguere non solo tra biondi e mori, ma anche tra sfumature di colore, per esempio tra biondo chiaro e scuro oppure rossiccio, con un’accuratezza superiore all’80 per cento.  Perché la scoperta, ottenuta analizzando il DNA di centinaia di europei, possa rivoluzionare la medicina forense, ci vorrà però ancora qualche anno: il tempo necessario per mettere a punto un kit e validarne i risultati.

Human Genetics; DOI 10.1007/s00439-010-0939-8

Autori: 
Sezioni: 
Genetica

prossimo articolo

Cosa si impara smontando un viadotto vecchio cinquant’anni

vista del sito sperimentale del progetto BRIDGE|50 nei pressi del quartiere di Mirafiori a Torino

Il crollo del Ponte Morandi ha portato all'attenzione dei legislatori il problema della durabilità delle strutture in calcestruzzo armato. Una delle principali cause di degrado di questo materiale è la corrosione, che però finora non veniva considerata nella progettazione delle opere e nel pianificare la loro manutenzione. Esistono modelli computazionali che possono prevedere come il degrado dei materiali incide sulla tenuta strutturale dei ponti o dei viadotti ma finora non era stato possibile testarli a scala reale. Il progetto di ricerca BRIDGE|50 colma questa lacuna. Alcune delle travi di un viadotto che doveva essere demolito a Torino per fare posto a un collegamento ferroviario sono state smontate e portate in un sito sperimentale allestito allo scopo. I ricercatori ne hanno prima misurato il livello di degrado e poi le hanno sottoposte a prove di carico fino a rottura. Quello che hanno imparato potrebbe essere applicato ad altre strutture già esistenti e aiutare a pianificarne meglio la manutenzione.

Nell'immagine una vista del sito sperimentale del progetto BRIDGE|50 nei pressi del quartiere di Mirafiori a Torino. Credit: Mattia Anghileri/BRIDGE|50.

Il 14 agosto 2018 la pila 9 del Viadotto del Polcevera a Genova, anche noto come Ponte Morandi, cedette portando con sé un tratto di 250 metri di ponte e la vita di 43 persone. Le pile sono gli elementi verticali che sostengono l’impalcato di un ponte, la striscia orizzontale dove transitano i veicoli. Le cause del crollo del Ponte Morandi, tuttora oggetto di accertamento, sono state ricercate anche nella corrosione dei cavi metallici degli stralli in calcestruzzo armato collegati alla sommità della pila 9.