Un gruppo di ricercatori del Dana-Farber Cancer Institute di Boston ha realizzato il sogno di generazioni di scienziati, alchimisti, maghi e guaritori. Con la somministrazione di 4- idrossitestosterone, dalla blanda attività anabolica e androgena, i ricercatori sono riusciti non solo a bloccare il processo di invecchiamento ma addirittura a farlo regredire, un po’ come accadeva ai vecchietti protagonisti del film Cocoon. Certo, il risultato è stato ottenuto su un modello animale creato ad hoc: topi carenti di telomerasi, l’enzima da decenni indicato come possibile candidato al ruolo di elisir di lunga vita, che l’anno scorso ha fatto guadagnare il premio Nobel ai suoi scopritori. A causa di questo deficit gli animali sviluppano i segni di un invecchiamento precoce e muoiono presto. Gli autori sperano che questo approccio possa portare a una cura per le rare malattie che si manifestano con forme di senilità precoce anche negli esseri umani. Non è detto però che l’immediato ritorno della fertilità e la regressione della degenerazione di molti organi, tra cui il cervello si possa verificare anche nell’invecchiamento fisiologico, che dipende da molteplici fattori, e non solo dal progressivo venir meno della funzione della telomerasi. Prima di estendere la sperimentazione all’uomo, occorrerà anche escludere il rischio che la riattivazione di questo enzima diventi un fattore di stimolo per la formazione di tumori. Il suo ruolo, in questo campo, presenta infatti ancora aspetti poco chiari.
L'elisir di lunga vita adesso c'è
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Cosa sappiamo sul crollo del Ponte Morandi, dopo la sentenza di I grado

Si è concluso ieri il processo di primo grado per accertare le responsabilità per il crollo del viadotto Polcevera il 14 agosto 2018. I giudici hanno condannato i vertici di Autostrade per l’Italia, società che gestiva l’opera, e della sua controllata incaricata della manutenzione, oltre che un funzionario del Ministero dei Trasporti. La condanna sembra quindi confermare la tesi dell’accusa secondo cui a causare il disastro fu la mancata manutenzione dell’opera e in particolare dei cavi in calcestruzzo armato che ancoravano il ponte al pilone numero 9. Le armature in acciaio di quei cavi erano gravemente corrose, come già nel 1992 era stato constatato decidendo di intervenire sul pilone numero 11. Una nuova indagine del 2015 confermava lo stato di degrado. Un progetto di risanamento dell’intero ponte era stato concluso nel 2017 e approvato nel 2018, pochi mesi prima del crollo. Nell'immagine di copertina il Ponte Morandi dopo il crollo. Fonte: Alessio Sbarbaro/Wikipedia (CC BY-SA 4.0).
Giovedì 16 luglio, la procura di Genova ha pubblicato la sentenza del processo di primo grado per il crollo del viadotto Polcevera, anche noto come “Ponte Morandi”, un ponte strallato in calcestruzzo armato precompresso inaugurato nel 1967, lungo 1182 metri, che collegava Genova a Savona scavalcano il torrente Polcevera e alcuni quartieri di Genova situati nella valle.