Un gruppo di ricercatori del Dana-Farber Cancer Institute di Boston ha realizzato il sogno di generazioni di scienziati, alchimisti, maghi e guaritori. Con la somministrazione di 4- idrossitestosterone, dalla blanda attività anabolica e androgena, i ricercatori sono riusciti non solo a bloccare il processo di invecchiamento ma addirittura a farlo regredire, un po’ come accadeva ai vecchietti protagonisti del film Cocoon. Certo, il risultato è stato ottenuto su un modello animale creato ad hoc: topi carenti di telomerasi, l’enzima da decenni indicato come possibile candidato al ruolo di elisir di lunga vita, che l’anno scorso ha fatto guadagnare il premio Nobel ai suoi scopritori. A causa di questo deficit gli animali sviluppano i segni di un invecchiamento precoce e muoiono presto. Gli autori sperano che questo approccio possa portare a una cura per le rare malattie che si manifestano con forme di senilità precoce anche negli esseri umani. Non è detto però che l’immediato ritorno della fertilità e la regressione della degenerazione di molti organi, tra cui il cervello si possa verificare anche nell’invecchiamento fisiologico, che dipende da molteplici fattori, e non solo dal progressivo venir meno della funzione della telomerasi. Prima di estendere la sperimentazione all’uomo, occorrerà anche escludere il rischio che la riattivazione di questo enzima diventi un fattore di stimolo per la formazione di tumori. Il suo ruolo, in questo campo, presenta infatti ancora aspetti poco chiari.
L'elisir di lunga vita adesso c'è
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Cosa si impara smontando un viadotto vecchio cinquant’anni

Il crollo del Ponte Morandi ha portato all'attenzione dei legislatori il problema della durabilità delle strutture in calcestruzzo armato. Una delle principali cause di degrado di questo materiale è la corrosione, che però finora non veniva considerata adeguatamente nella progettazione delle opere e nel pianificare la loro manutenzione. Esistono modelli computazionali che possono prevedere come il degrado dei materiali incide sulla tenuta strutturale dei ponti o dei viadotti ma finora non era stato possibile testarli a scala reale. Il progetto di ricerca BRIDGE|50 colma questa lacuna. Alcune delle travi di un viadotto che doveva essere demolito a Torino per fare posto a un collegamento ferroviario sono state smontate e portate in un sito sperimentale allestito allo scopo. I ricercatori ne hanno prima misurato il livello di degrado e poi le hanno sottoposte a prove di carico fino a rottura. Quello che hanno imparato potrebbe essere applicato ad altre strutture già esistenti e aiutare a pianificarne meglio la manutenzione.
Nell'immagine le operazioni di demolizione del viadotto di Corso Grosseto a Torino. Credit: Mattia Anghileri/BRIDGE|50.
Il 14 agosto 2018 la pila 9 del Viadotto del Polcevera a Genova, anche noto come Ponte Morandi, cedette portando con sé un tratto di 250 metri di ponte e la vita di 43 persone. Le pile sono gli elementi verticali che sostengono l’impalcato di un ponte, la striscia orizzontale dove transitano i veicoli. Le cause del crollo del Ponte Morandi, tuttora oggetto di accertamento, sono state ricercate anche nella corrosione dei cavi metallici degli stralli in calcestruzzo armato collegati alla sommità della pila 9.