Un gruppo di ricercatori del Dana-Farber Cancer Institute di Boston ha realizzato il sogno di generazioni di scienziati, alchimisti, maghi e guaritori. Con la somministrazione di 4- idrossitestosterone, dalla blanda attività anabolica e androgena, i ricercatori sono riusciti non solo a bloccare il processo di invecchiamento ma addirittura a farlo regredire, un po’ come accadeva ai vecchietti protagonisti del film Cocoon. Certo, il risultato è stato ottenuto su un modello animale creato ad hoc: topi carenti di telomerasi, l’enzima da decenni indicato come possibile candidato al ruolo di elisir di lunga vita, che l’anno scorso ha fatto guadagnare il premio Nobel ai suoi scopritori. A causa di questo deficit gli animali sviluppano i segni di un invecchiamento precoce e muoiono presto. Gli autori sperano che questo approccio possa portare a una cura per le rare malattie che si manifestano con forme di senilità precoce anche negli esseri umani. Non è detto però che l’immediato ritorno della fertilità e la regressione della degenerazione di molti organi, tra cui il cervello si possa verificare anche nell’invecchiamento fisiologico, che dipende da molteplici fattori, e non solo dal progressivo venir meno della funzione della telomerasi. Prima di estendere la sperimentazione all’uomo, occorrerà anche escludere il rischio che la riattivazione di questo enzima diventi un fattore di stimolo per la formazione di tumori. Il suo ruolo, in questo campo, presenta infatti ancora aspetti poco chiari.
L'elisir di lunga vita adesso c'è
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I social network sul banco degli imputati

I social network possono essere paragonati alle sigarette per la loro capacità di indurre sofferenze e dipendenza in chi, soprattutto tra le persone più giovani ne fa un uso incontrollato? Su queste basi ha preso il via il primo di una serie di processi intentati alle grandi aziende tecnologiche. Sul modello di quelli che misero sotto accusa le aziende del tabacco.
Crediti immagine: Robin Worrall/Unsplash
Il 28 gennaio scorso ha preso il via il primo di una serie di processi contro i colossi dei social network, accusati di aver progettato piattaforme finalizzate a creare dipendenza, specie nei più giovani. L’impostazione del processo richiama quello contro le industrie del tabacco, avvenuto negli anni 90, sia nelle strategie dell’accusa che nell’oggetto imputato: i social sono come le sigarette? Le aziende sapevano dei danni delle loro piattaforme sulla salute mentale?