fbpx Le difese reclutate | Scienza in rete

Le difese reclutate

Primary tabs

Read time: 2 mins

Per la prima volta un gruppo di ricercatori statunitensi di Philadelphia è riuscito a modificare geneticamente i linfociti T di malati di cancro tanto da renderli finalmente efficaci nel combattere la malattia. Il tentativo può dirsi riuscito in due pazienti con leucemia linfoide cronica in fase avanzata e ormai refrattaria alla chemioterapia, che a un anno dal trattamento sono ancora in totale remissione, e parzialmente anche nel terzo caso sottoposto alla cura sperimentale, che comunque è ancora vivo ed è migliorato, sebbene senza un effetto così clamoroso. Gli scienziati hanno utilizzato un innovativo vettore lentivirale capace di portare ed esprimere, nei linfociti T prelevati ai pazienti, un recettore antigenico chimerico (CAR) costituito da tre componenti: CD137 e CD3-zeta che stimolano la risposta dei linfociti T nei confronti di quelli B – la cui proliferazione abnorme è alla base di questa forma di leucemia – e un recettore specifico per la proteina CD 19, che si trova solo su linfociti B e plasmacellule. La piccola dose di questi linfociti T così modificati infusa nell’organismo dei pazienti si è espansa più di 1000 volte, provocando a distanza di un paio di settimane un fenomeno di lisi massiccia delle cellule tumorali, con nausea, brividi e febbre. Oltre a questo effetto collaterale passeggero, va segnalato che la cura non distingue tra i linfociti B malati e quelli sani, provocando un’importante e persistente linfopenia con conseguente ipogammaglobulinemia. Infine, anche il piccolissimo numero di casi trattati deve spingere alla prudenza. «Stiamo però studiando di estendere la sperimentazione ad altre forme di leucemia e di tumori solidi» spiega Carl June, tra gli autori del lavoro, la cui importanza è comunque sottolineata anche dalla contemporanea pubblicazione sul New England Journal of Medicine e su Science Translational Medicine.  

New Engl J of Med 10 agosto 2011
Sci Transl Med 10 agosto 2011

Autori: 
Sezioni: 
Leucemia

prossimo articolo

Quando nasce davvero l’ambientalismo?

manifestazione ambientalista

"Silent Spring", di Rachel Carson, è diventato nel 1962 il simbolo della nascita dell’ambientalismo moderno. Ma già prima una serie di esperienze aveva cominciato a mettere in discussione la fiducia illimitata nella crescita economica e nel progresso tecnologico. Le ripercorre Stefano Nespor: dal movimento antinucleare alla nascita della IUCN e del WWF, dall’Anno geofisico internazionale al primo romanzo ecologista. Esperienze in cui scienziati, intellettuali e associazioni contribuirono (spesso indipendentemente gli uni dagli altri) a costruire una nuova consapevolezza: la natura non era soltanto una risorsa da sfruttare, ma un patrimonio da conoscere e proteggere.

Negli anni immediatamente successivi alla fine della seconda guerra mondiale, entrambi i blocchi dei Paesi vincitori, i Paesi a economia di mercato e i Paesi socialisti, hanno posto in primo piano, anche se per diverse finalità, il medesimo obiettivo: la crescita economica e lo sviluppo. L’obiettivo per i primi era la realizzazione di un ordine economico internazionale basato sul libero mercato. Per i Paesi del blocco socialista era la realizzazione della futura società socialista.