fbpx L’antimalarico solleva i CD4 | Scienza in rete

L’antimalarico solleva i CD4

Primary tabs

Read time: 1 min

Dopo la scoperta dell’efficacia di un trattamento precoce per bloccare la trasmissione dell’HIV, arriva un’altra buona notizia dal fronte, ormai un po’ troppo trascurato, della lotta all’AIDS. Anche in questo caso non si tratta di nuovi costosi farmaci o interventi inapplicabili nella parte del mondo più colpita dal flagello, ma, al contrario, di un rimedio familiare e già a portata di mano degli africani e degli altri abitanti dei paesi in via di sviluppo. L’idrossiclorochina, da sempre utilizzata per la cura della malaria, riesce infatti a modulare l’attivazione del sistema immunitario e far risalire i livelli dei linfociti CD4+ anche in quei pazienti (uno su cinque, secondo le statistiche) in cui questo importante parametro non risponde alla terapia antivirale. Lo ha dimostrato su Blood Mario Clerici con la sua èquipe dell’Università di Milano, in uno studio che ha coinvolto 20 pazienti nei quali i farmaci non erano riusciti a ristabilire la conta linfocitaria, da cui più di tutto dipende la prognosi. Dopo un trattamento durato sei mesi con 400 mg al giorno di idrossiclorochina, i ricercatori hanno registrato diversi segnali di un nuovo equilibrio ristabilito al livello del sistema immunitario e percentuali più alte di linfociti CD4+ circolanti, che tendevano a durare dopo due mesi dall’interruzione della cura.  

Blood published online before print May 16, 2011, doi: 10.1182/blood-2011-01-329060

Autori: 
Sezioni: 
AIDS

prossimo articolo

Disforia a esordio rapido: contagio sociale o panico morale?

simbolo e colori persone trans

La disforia di genere a esordio rapido è un presunto fenomeno che alcuni ritengono sia alimentato da influenze sociali e mediatiche. Gruppi come GenerAzioneD, composti da genitori che rifiutano l’affermazione di genere dei propri figli, denunciano un’improvvisa insoddisfazione riguardo l’identità di genere nei giovani, spesso legata a dinamiche di gruppo o ai social media. Ma gli esperti sottolineano la complessità del percorso di riconoscimento del proprio genere, diversa per ogni persona.

Decine di ragazzi e ragazze che «hanno vissuto un’infanzia e un’adolescenza serene, senza sentimenti di incongruenza di genere», bambine «tutte fiocchi e lustrini», che «amavano le gonnelline, i vestitini, i capelli lunghi, giocavano con le bambole», bambini «intelligentissimi, creativi, vivaci, mai preso un trucco o una bambola in mano», improvvisamente hanno comunicato ai genitori di non riconoscersi nel genere assegnato alla nascita, dopo avere seguito online «giovani influencer trans con migliaia di follower», oppure dopo avere legato con «un gruppo di ragazze che si definivano tutte no