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L’antimalarico solleva i CD4

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Dopo la scoperta dell’efficacia di un trattamento precoce per bloccare la trasmissione dell’HIV, arriva un’altra buona notizia dal fronte, ormai un po’ troppo trascurato, della lotta all’AIDS. Anche in questo caso non si tratta di nuovi costosi farmaci o interventi inapplicabili nella parte del mondo più colpita dal flagello, ma, al contrario, di un rimedio familiare e già a portata di mano degli africani e degli altri abitanti dei paesi in via di sviluppo. L’idrossiclorochina, da sempre utilizzata per la cura della malaria, riesce infatti a modulare l’attivazione del sistema immunitario e far risalire i livelli dei linfociti CD4+ anche in quei pazienti (uno su cinque, secondo le statistiche) in cui questo importante parametro non risponde alla terapia antivirale. Lo ha dimostrato su Blood Mario Clerici con la sua èquipe dell’Università di Milano, in uno studio che ha coinvolto 20 pazienti nei quali i farmaci non erano riusciti a ristabilire la conta linfocitaria, da cui più di tutto dipende la prognosi. Dopo un trattamento durato sei mesi con 400 mg al giorno di idrossiclorochina, i ricercatori hanno registrato diversi segnali di un nuovo equilibrio ristabilito al livello del sistema immunitario e percentuali più alte di linfociti CD4+ circolanti, che tendevano a durare dopo due mesi dall’interruzione della cura.  

Blood published online before print May 16, 2011, doi: 10.1182/blood-2011-01-329060

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AIDS

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edifici crollati nella provincia turca di Hatay

I sistemi di allerta sismica precoce puntano ad avvertire con secondi o decine di secondi di anticipo che è in arrivo un terremoto pericoloso. Si basano sul fatto che quando la crosta terrestre si frattura, si generano due tipi di onde. Le prime, longitudinali, solitamente non causano danni e viaggiano più velocemente delle seconde, trasversali che invece possono causare danni anche significativi agli edifici e quindi alle persone. I sistemi di allerta precoce processano il segnale delle prime onde e prevedono se e dove, nell’area circostante l’epicentro, è probabile che le seconde siano distruttive. Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo alla prova un approccio innovativo all’allerta precoce sfruttando i dati relativi alla prima delle due scosse che hanno colpito la regione tra Turchia e Siria a febbraio del 2023. Quella sequenza sismica ha causato quasi sessantamila morti, lasciando un milione e mezzo di persone senza casa. Nell’immagine: edifici crollati nella provincia turca di Hatay il 7 febbraio 2023. Credit: Hilmi Hacaloğlu/Voice of America.

Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo a punto un sistema per l’allerta sismica precoce e lo ha testato retrospettivamente sulla prima delle due scosse che hanno colpito la regione al confine tra Turchia e Siria il 6 febbraio del 2023. Considerando una soglia di intensità sismica (l’effetto del terremoto su persone e cose) moderata, il sistema si è dimostrato in grado di prevedere la zona da allertare con un anticipo che varia da 10 a 60 secondi allontanandosi dall’epicentro da 20 a 300 chilometri, con una percentuale molto contenuta di falsi allarmi.