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La genetica si impara online

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Hanno vinto il premio istituito da Science per i migliori strumenti educativi a disposizione sul web per studenti e insegnanti. E in effetti Learn.Genetics  e Teach.Genetics forniscono materiale per spalancare ai ragazzi le porte della genetica spaziando in 15 campi, dalla struttura del DNA all’epigenetica. Il progetto è nato per i ragazzi della scuola media inferiore e superiore, anche se è molto più ampia la platea di coloro che vi attingono informazioni e chiarimenti.

«Il successo della nostra iniziativa» spiega Louisa Stark, direttore del Genetic Science Learning Center (GSLC) dell’Università dello Utah, «sta nella semplicità e nell’interattività delle presentazioni, ma anche nella modalità con cui le produciamo, grazie alla collaborazione interdisciplinare di insegnanti e scienziati, divulgatori scientifici ed esperti della rete».

Ci vogliono tre o quattro mesi per produrre un modulo, che viene poi messo alla prova in una classe. Un modello che funziona, tanto che si sta allargando al di là della genetica: i primi passi sono stati compiuti nel campo della biologia cellulare e dell’ecologia.

Science 2010; 327: 538

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La quotidianità dell’endometriosi

disegno di donna stesa su sfondo viola

Per anni è stato liquidato tutto come “normale”: il dolore mestruale, la stanchezza, il disagio. Ma per chi vive con l’endometriosi, quella normalità è una gabbia fatta di sintomi ignorati e diagnosi che arrivano troppo tardi. Tra invalidazione medica, auto-diagnosi e percorsi a ostacoli, le testimonianze raccolte raccontano una realtà ancora poco ascoltata — ma che oggi, finalmente, inizia a emergere.

In copertina: illustrazione di Chiara Simeone (@xenophilius)

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«Crampi così forti da non andare a scuola, spossatezza cronica, trascinavo il mio corpo da un luogo all’altro, annebbiamento mentale, rapporti sessuali dolorosi, eppure tutti intorno a me dicevano che in realtà stavo bene». È così che C., 24 anni, racconta la sua esperienza con l’endometriosi prima della diagnosi. «Se i medici ti dicono che non hai nulla, inizi a pensarlo anche tu: prima della diagnosi, non ho mai pensato che quei sintomi fossero ‘anormali’».