fbpx Il ruolo degli iceberg | Page 2 | Scienza in rete

Il ruolo degli iceberg

Primary tabs

Read time: 1 min

Una ricerca mostra che gli iceberg non sono semplici (e pericolosi) elementi inerti del panorama antartico, ma giocano un ruolo importante per gli ecosistemi marini e perfino per l'intero globo.

John J. Helly (University of California) e il suo team hanno esaminato la situazione nel Mare di Weddell, il bacino tra la punta dell'America Meridionale e l'Antartide, analizzando le conseguenze derivanti dalla cospicua presenza di iceberg che lo caratterizza.
Nello studio, pubblicato su Deep-Sea Research Part II, si mostra come i cambiamenti fisici associati al transito e al graduale scioglimento di un iceberg comportino anche importanti cambiamenti biologici.
Confrontando infatti la situazione dopo il transito di un iceberg con quella di aree prive di iceberg, i ricercatori hanno rilevato non solo un aumento nella concentrazione della clorofilla, ma anche una riduzione dei livelli di anidride carbonica, effetti entrambi riconducibili a un deciso incremento dell'attività del fitoplancton.

Tra il dominio biologico e quello geofisico, dunque, esiste una connessione ben più grande di quanto sospettato finora e tra gli effetti di questa connessione, almeno in quella gelida porzione di oceano, vi è una influenza diretta sul delicato ciclo del carbonio.

National Science Foundation

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Oceanografia

prossimo articolo

Vedere le faglie in 3D grazie al machine learning

prefettura dell aquila dopo il terremoto del 2019

Un sistema di algoritmi di machine learning permette di ricostruire la geometria tridimensionale delle faglie sismiche a partire solo dalla posizione degli ipocentri, rivelando la loro struttura gerarchica e segmentata. L’approccio, sviluppato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Napoli Federico II e testato su diverse sequenze sismiche, potrebbe migliorare i modelli di previsione probabilistica operativa dei terremoti. Nell'immagine il palazzo della prefettura a L'Aquila dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Credit: TheWiz83/Wikipedia (CC BY-SA 3.0). 

Siamo abituati a immaginare le faglie come piani, a separazione di blocchi di roccia che muovendosi l’uno rispetto all’altro generano i terremoti. In realtà, le faglie hanno geometrie molto più complicate. Più che come piani, dovremmo immaginarle come sottili parallelepipedi, strati di roccia con un certo spessore, all’interno dei quali si trovano altre faglie più piccole, e così via in un meccanismo di segmentazione gerarchico.