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Il razzo allarga il buco

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A quanto pare anche la corsa allo spazio può seriamente minacciare il prezioso guscio di ozono che protegge gli abitanti della Terra dalla nociva radiazione ultravioletta proveniente dal Sole. Una recente analisi compiuta da ricercatori dell'Università del Colorado e della Embry-Riddle Aeronautic University ha infatti indicato come la mancanza di una rigida regolamentazione dei lanci spaziali nel prossimo futuro potrebbe arrecare danni ancora più gravi di quelli attribuiti ai famigerati clorofluorocarburi (CFC). Ricordiamo che fu proprio la scoperta del ruolo dei CFC che nel 1987 indusse le nazioni a sottoscrivere il Protocollo di Montreal che decretava la messa al bando di quei diffusissimi composti chimici.

"Una manciata di lanci degli space shuttle della NASA - sottolinea Darin Toohey (University of Colorado), uno degli autori dello studio - libera nella stratosfera una quantità di sostanze dannose per l'ozono superiore a quella proveniente da un anno di impiego negli Stati Uniti di CFC negli inalatori per la cura dell'asma e attualmente messi al bando".

Con il notevole incremento dell'industria spaziale previsto per i prossimi anni dalle analisi di mercato, insomma, non è certo il caso di far finta di nulla

Fonte: University of Colorado

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Ozono

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Ricostruire la musica perduta con l'analisi digitale: il caso Giovanni Battista Riccio

Uno spartito musicale immerso in acqua profonda

Un gruppo di ricerca dell’Università di Padova ha realizzato un progetto volto a ricostruire le parti perdute di alcuni brani dell’organista e compositore barocco Giovanni Battista Riccio. La ricostruzione segue tecniche basate sullo studio analitico delle partiture rimaste, e ha consentito di disseppellire dall’oblio musica perduta che nessuno poteva più eseguire. Così, grazie anche all’aiuto dell’analisi digitale della musica, è stata studiata, ricostruita e valorizzata l’opera completa del musicista, aggiungendo un tassello importante alle nostre conoscenze del primo periodo musicale barocco veneziano. Nell'immagine, un frame del video realizzato nel contesto del progetto.

Marina Toffetti è docente di Teorie musicali e di Analisi delle forme musicali e delle tecniche compositive all’Università di Padova, dove dirige da diversi anni un gruppo di ricerca che si dedica alla ricostruzione di partiture barocche: il gruppo ha fatto risorgere la musica di Giovanni Battista Riccio, compositore del primo Barocco veneziano.