fbpx Il primo artificiale in pediatria | Page 6 | Scienza in rete

Il primo artificiale in pediatria

Primary tabs

Read time: 1 min

Batte dal 30 settembre scorso nel petto di un ragazzo di 15 anni un vero e proprio cuore artificiale permanente, della lunghezza di 4 cm, impiantato nel ventricolo sinistro e collegato con l’aorta ascendente: l’apparecchio, già sperimentato in pazienti adulti, è stato per la prima volta al mondo impiantato in un ragazzo di 15 anni, il 30 settembre scorso, dall’équipe cardiochirurgia dell’Ospedale Bambin Gesù di Roma, con un intervento durato dieci ore. Si tratta di una pompa idraulica attivata elettricamente e alimentata attraverso uno spinotto collocato dietro l’orecchio sinistro, al quale è collegata la batteria che il paziente porta alla cintura. Non si tratta di una soluzione ponte in attesa di un trapianto, ma di un supporto fisso alla circolazione, senza collegamenti esterni che aprano la strada a infezioni-

La soluzione è stata tentata in assenza di alternativa, dal momento che le condizioni del giovane malato non permettevano di inserirlo nelle liste di attesa per il trapianto, ma, se funzionerà, offrirà nuove speranze a molti malati come lui.

Comunicato stampa Ospedale Bambin Gesù, Roma

Autori: 
Sezioni: 
Cuore

prossimo articolo

La medicina di precisione non può fare a meno degli small data

I big data promettono di rivoluzionare la medicina, ma rischiano di nascondere più di quanto rivelino quando si tratta di curare il singolo paziente. Lorenzo Farina argomenta che gli small data - i dati «piccoli» abbastanza da essere compresi direttamente dal clinico - non sono un residuo del passato ma un elemento irrinunciabile della medicina di precisione. La vera sfida non è scegliere tra i due paradigmi, ma abbandonare l'approccio data-driven e tornare a ragionare per domande: prima la questione clinica, poi i dati necessari a rispondervi.

Gli small data sono definiti come quei dati di dimensione abbastanza «piccola» da poter essere immediatamente compresi da un essere umano, non tanto nella loro interpretazione che ovviamente ha sempre e necessariamente bisogno della analisi, ma nel loro significato biologico generale. Tipicamente, sono il risultato di esperimenti di laboratorio che non utilizzano macchine per l'analisi dei dati omici, bensì altre biotecnologie in grado di misurare relativamente «pochi» dati per provare a rispondere alla domanda che interessa.