fbpx Il mistero dei pozzi avvelenati | Page 4 | Scienza in rete

Il mistero dei pozzi avvelenati

Primary tabs

Read time: 1 min

Non c'entrano merletti, né vecchie signore: a contaminare con l'arsenico centinaia di migliaia di pozzi d'acqua nel Bangladesh sono batteri che ossidano il carbonio proveniente dal liquame sedimentato sul fondo degli stagni. Per avere materiale di riempimento che consentisse loro di costruire abitazioni sul delta del Gange, gli abitanti di questa regione scavano infatti pozze dove finisce col ristagnare materiale organico. Rebecca Neumann e i suoi colleghi del Massachusetts Institute of Technology, dopo aver studiato per sette anni la composizione delle acque e dei terreni nei pressi di Dhaka, sono giunti alla conclusione che il fenomeno si verifica solo nel fondo degli stagni, da dove l'arsenico passa nelle falde acquifere e nei pozzi; al contrario, nelle risaie, il veleno resta in superficie e viene portato via dai monsoni. Ecco perché gli avvelenamenti, che si calcola abbiano colpito finora almeno due milioni di persone, si registrano solo da quando, con i pozzi, si attinge in profondità, mentre non accadevano quando gli abitanti del delta utilizzavano solo l'acqua di superficie.

Nature Geoscience
pubblicato online il 15 novembre 2009  
doi:10.1038/ngeo685

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Geologia

prossimo articolo

Cosa sappiamo sul crollo del Ponte Morandi, dopo la sentenza di I grado

Si è concluso ieri il processo di primo grado per accertare le responsabilità per il crollo del viadotto Polcevera il 14 agosto 2018. I giudici hanno condannato i vertici di Autostrade per l’Italia, società che gestiva l’opera, e della sua controllata incaricata della manutenzione, oltre che un funzionario del Ministero dei Trasporti. La condanna sembra quindi confermare la tesi dell’accusa secondo cui a causare il disastro fu la mancata manutenzione dell’opera e in particolare dei cavi in calcestruzzo armato che ancoravano il ponte al pilone numero 9. Le armature in acciaio di quei cavi erano gravemente corrose, come già nel 1992 era stato constatato decidendo di intervenire sul pilone numero 11. Una nuova indagine del 2015 confermava lo stato di degrado. Un progetto di risanamento dell’intero ponte era stato concluso nel 2017 e approvato nel 2018, pochi mesi prima del crollo. Nell'immagine di copertina il Ponte Morandi dopo il crollo. Fonte: Alessio Sbarbaro/Wikipedia (CC BY-SA 4.0).

 

Giovedì 16 luglio, la procura di Genova ha pubblicato la sentenza del processo di primo grado per il crollo del viadotto Polcevera, anche noto come “Ponte Morandi”, un ponte strallato in calcestruzzo armato precompresso inaugurato nel 1967, lungo 1182 metri, che collegava Genova a Savona scavalcano il torrente Polcevera e alcuni quartieri di Genova situati nella valle.