fbpx H5N1: sicurezza batte trasparenza | Page 4 | Scienza in rete

H5N1: sicurezza batte trasparenza

Primary tabs

Read time: 2 mins

Un po’ malvolentieri, e sottolineando la loro contrarietà, ma sia Albert Osterhaus, dell’Erasmus Medical Center di Rotterdam, sia Yoshihiro Kawaoka, dell’Università del Wisconsin, a Madison, si sono piegati alle richieste del National Science Advisory Board for Biosecurity, l’organismo governativo statunitense: entrambi i gruppi di ricerca stanno apportando tagli e modifiche ai loro lavori, sottoposti rispettivamente a Science e Nature, per evitare che  qualche malintenzionato li possa riprodurre, scatenando la pandemia del secolo.

Negli studi che terrorizzano le autorità USA, e di cui Scienzainrete ha già parlato, si sono infatti riusciti a creare in laboratorio ceppi di virus A/H5N1 (quello dell’influenza aviaria) potenzialmente in grado di trasmettersi da uomo a uomo. Una capacità che renderebbe davvero minacciosa l'altissima letalità di questo virus, che per ora si può prendere solo da uccelli infetti.

Secondo quanto riportato dai giornali stamattina, i direttori di Science e Nature avevano ricevuto dalle autorità statunitensi l’invito senza precedenti a non pubblicare i dati salienti degli esperimenti. Questa sera si è saputo che i ricercatori, pur recalcitrando, hanno accettato di censurare i loro paper.

Il direttore di Science, Bruce Alberts, ha dichiarato che non pubblicherà nulla senza il placet delle autorità, ma ha anche ribadito la necessità di mettere i dati oscurati a disposizione degli esperti qualificati che li richiederanno. Per questo sta discutendo con le autorità stesse un meccanismo di controllo: bisognerà capire però quali saranno i criteri per decidere chi potrà avere accesso a queste informazioni.

 Science, 22 dicembre 2011

 

Autori: 
Sezioni: 
Virus

prossimo articolo

La multa non basta: Meta patteggia, ma gli algoritmi restano intatti

adulto e bambini che guardano lo smartphone

Il maxi patteggiamento di Meta con gli Stati americani introduce limiti d'uso per la popolazione adolescente, ma lascia intatti gli algoritmi che catturano l’attenzione e riguarda solo gli Stati Uniti. Vietare non basta: servono regole più ampie, un'informazione libera e indipendente e una comunità educante (famiglie, scuola, pediatri) capace di accompagnare ragazzi e ragazze nell'uso dei device. Da qui l'idea di un bugiardino digitale, come per i farmaci.

Foto di Vitaly Gariev su Unsplash

La società Meta, che controlla Facebook, Instagram e WhatsApp, è stata chiamata in giudizio da 29 Stati americani con l'accusa di aver progettato le proprie piattaforme in modo da favorire un uso compulsivo da parte di bambini e adolescenti, con possibili conseguenze sulla loro salute. Sono 47, in realtà, gli Stati americani (più il distretto di Columbia) che hanno intrapreso azioni legali contro Meta, ma il nucleo principale dell'azione legale è stato portato avanti da 29 Stati.