Paolo Giubellino, dirigente di ricerca dell’Istituto Nazionale di Fisica Nazionale, è stato nominato ieri quasi all’unanimità spokeperson (cioè coordinatore internazionale) dell’esperimento ALICE dell’acceleratore di particelle LHC di Ginevra. Giubellino è il terzo italiano chiamato a dirigere gli esperimenti alla macchina del CERN: gli altri due sono Fabiola Gianotti (spokeperson di ATLAS) e Guido Tonelli (spokeperson di CMS). “L’Italia ha fatto l’en plein" ha commentato il presidente dell’INFN, Roberto Petronzio". Siamo molto felici di questo nomina. Ormai non è più un fatto statistico. Con tre coordinatori internazionali sui tre esperimenti più grandi, è significativo che la leadership della comunità scientifica italiana si affermi in LHC in questo momento in cui si va verso il Nuovo Mondo della fisica con le collisioni a 7 TeV”. Paolo Giubellino, 50 anni, si è laureato in fisica a Torino e ha perfezionato i suoi studi in California e a Dubna in Russia. Collabora con Università francesi,cubane, messicane e ucraine.
Giubelllino ai vertici dell'LHC
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Si fa quasi fatica a parlarne ancora, perché troppo è stato il clamore mediatico, a tratti scomposto. Così non si è ottenuta la sola cosa davvero importante: individuare quello che non ha funzionato e correggerlo. Si è rotto, invece, il rapporto di fiducia tra i sanitari e le persone, mettendo in crisi una struttura di riferimento per la Campania. Non è così che si rende giustizia a Domenico.
La morte di un paziente è sempre una sconfitta. Quando avviene per un errore, segna profondamente la coscienza del medico, dell’équipe e dell’intero sistema sanitario. Quando il paziente è un bambino, la sconfitta diventa ancora più dolorosa.
La medicina ha il dovere di analizzare ciò che accade, riconoscere eventuali errori e fare in modo che non si ripetano, e lo fa ogni volta che si verifica un qualsiasi evento avverso. La giustizia ha il compito di accertare i fatti, individuare le responsabilità e punire se necessario.