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Giardini dimesso per burocrazia

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Domenico Giardini, geofisico, si è dimesso da presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). Era stato nominato appena qualche mese fa, in estate, succedendo a Enzo Boschi, che aveva mantenuto la presidenza dell’INGV per 16 anni consecutivi.

La fulminea uscita di scena del nuovo presidente – molto apprezzato dalla comunità scientifica – pare sia causata da motivi burocratici. Le nuove normative in essere nella pubblica amministrazione impongono anche al Presidente di un Ente Pubblico di Ricerca, che ha un contratto a termine, l’esclusiva. Il che per Domenico Giardini significa lasciare l’insegnamento e la posizione che ha presso l’ Eidgenössische Technische Hochschule (ETH), il celebre Politecnico di Zurigo.

Costretto a scegliere tra l’incarico in Italia a termine e l’incarico in Svizzera a tempo indeterminato, Giardini avrebbe scelto il secondo. È evidente che c’è qualcosa che non funziona nelle leggi che regolano la materia. Molti sostengono che è un vantaggio e non uno svantaggio per il nostro paese avere un ricercatore che lavora sia in Italia sia all’estero in uno degli atenei più prestigiosi del mondo.

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Negli ultimi decenni il consumo globale di farmaci è cresciuto rapidamente, trainato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle malattie croniche e dallo sviluppo di terapie sempre più sofisticate. Ma dietro queste evidenze si nasconde anche un lato meno visibile della medicina del nostro tempo: residui di principi attivi sono ormai rilevabili in fiumi, laghi e acque costiere di tutto il mondo, con effetti reali e potenziali sugli ecosistemi. Ne abbiamo parlato con Giovanna Paolone, coordinatrice del Gruppo di lavoro sull’impatto ambientale dei farmaci della Società Italiana di Farmacologia (SIF), Raffaella Sorrentino, membro del gruppo di lavoro, ed Emanuela Testai, ex dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità e membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Tossicologia (SITOX).

Sono il pilastro della medicina moderna, molecole in grado di debellare malattie un tempo incurabili. Stiamo parlando dei farmaci, eredi dei rimedi naturali utilizzati fin dall’Antico Egitto e oggi prodotti su larga scala grazie all’industrializzazione, che ha reso possibile trattare un numero crescente di pazienti e sviluppare nuove molecole in laboratorio. Ma dopo aver svolto la loro funzione, queste sostanze non scompaiono: vengono eliminate dall’organismo e possono continuare a circolare nell’ambiente, con effetti che vanno ben oltre quelli terapeutici.