fbpx Englaro e la scienza | Scienza in rete

Englaro e la scienza

Primary tabs

Read time: 2 mins

L'opinione non si travesta da scienza: è questo l'appello sottoscritto da un centinaio di medici, rianimatori e neurologi, a proposito del caso Englaro. Dopo la sentenza della corte di Cassazione che consente l'interruzione della nutrizione artificiale a Eluana Englaro, in stato vegetativo permanente da 17 anni, il ministro Sacconi è intervenuto di fatto vietando agli ospedali italiani di eseguire la sentenza. Gli autori della lettera aperta sottolineano come, a dispetto del vasto consenso internazionale sul carattere medico della nutrizione artificiale, le autorità italiane continuano a sostenere il contrario, rivestendo opinioni e credenze religiose con i panni (impropri) della scienza. Il difetto si ripete con il documento dell'Istituto superiore di sanità sul parto pretermine, in cui contro decine di linee guida internazionali si afferma che l'età gestazionale non è parametro di riferimento per valutare il grado di prematurità fetale, e da cui discende un invito alla rianimazione anche prima della 22esima settimana, quando non vi sono probabilità di sopravvivenza o questa è accompagnata dalla certezza di disabilità multiple e gravissime.

«L’uso strumentale della scienza è inaccettabile e genera una pericolosa confusione fra i piani scientifico, bioetico, religioso e politico seminando nella coscienza dei cittadini incertezza e sfiducia nei confronti del Sistema Sanitario Nazionale», scrivono i medici. «Svolga la politica il suo ruolo assumendo su di sé la responsabilità delle proprie scelte senza distorcere l’evidenza scientifica al fine di giustificarle».

http://eticapoliticalibertadellascienza.wordpress.com

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Petizione

prossimo articolo

L’incredibile e triste storia dei nuovi studi sul vaccino contro l’epatite B

fiala di vaccino con siringa

Con il pretesto della Gold Standard Science, il Dipartimento per la Salute diretto da Robert Kennedy intende finanziare con 1,6 milioni di dollari uno studio in Guinea Bissau sulla vaccinazione alla nascita contro il virus dell’epatite B. Procedura in uso negli Stati Uniti dal 1991. L’intento non è quello di aumentare la copertura vaccinale nel Paese africano, ma mettere a confronto un vaccino già noto con l’assenza di vaccino. Con sommo sprezzo dell’etica della ricerca

Partiamo da qui per raccontare una storia lunga, che ancora non si è conclusa.
È il 1991, la commissione per i vaccini dei Centers for Diseases Control (ACIP, Immunization Practices Advisory Committee) consiglia per la popolazione degli Stati Uniti la prima dose di vaccino per il virus dell'epatite B (HBV) alla nascita (che vuol dire entro 24 ore dalla nascita). Le successive due dosi dopo uno e sei mesi.