Per lasciare campo libero al cancro, il fattore di crescita epiteliale, in sigla EGF, mette fuori uso 23 piccole sequenze di RNA a catena singola. A identificare questi microRNA con tecniche genome-wide è stato un gruppo internazionale coordinato da Roi Avraham, dell’Istituto di Scienze Weizmann di Rehovot, in Israele, a cui hanno partecipato scienziati di tutto il mondo tra cui Giovanni Blandino e i suoi collaboratori dell’Istituto Nazionale dei Tumori Regina Elena di Roma. I microRNA sono oggi al centro dell’attenzione di chi studia i meccanismi di crescita delle cellule tumorali con l’intento di bloccarle perché è ormai chiaro che queste piccole molecole hanno la capacità di ridurre l’espressione di un gene interferendo con gli RNA messaggeri che questo produce. Si tratta quindi di un meccanismo che potrebbe potenzialmente aprire la strada a nuovi approcci terapeutici per frenare selettivamente la crescita delle cellule tumorali. Nel caso del lavoro appena pubblicato su Science Signaling, la riduzione del numero dei micro RNA indotta dall’EGF toglie il freno alla produzione di vari fattori oncogeni. La controprova è venuta dall’analisi di cellule tumorali provenienti da neoplasie della mammella e del cervello caratterizzate da un’eccessiva attività del recettore per il fattore di crescita epiteliale (EGFR) o di HER2, che gli è strettamente apparentato: in entrambi i casi la quantità dei 23 microRNA appena individuati è risultata ridotta.
Come EGF toglie il freno al cancro
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Cosa sappiamo sul crollo del Ponte Morandi, dopo la sentenza di I grado

Si è concluso ieri il processo di primo grado per accertare le responsabilità per il crollo del viadotto Polcevera il 14 agosto 2018. I giudici hanno condannato i vertici di Autostrade per l’Italia, società che gestiva l’opera, e della sua controllata incaricata della manutenzione, oltre che un funzionario del Ministero dei Trasporti. La condanna sembra quindi confermare la tesi dell’accusa secondo cui a causare il disastro fu la mancata manutenzione dell’opera e in particolare dei cavi in calcestruzzo armato che ancoravano il ponte al pilone numero 9. Le armature in acciaio di quei cavi erano gravemente corrose, come già nel 1992 era stato constatato decidendo di intervenire sul pilone numero 11. Una nuova indagine del 2015 confermava lo stato di degrado. Un progetto di risanamento dell’intero ponte era stato concluso nel 2017 e approvato nel 2018, pochi mesi prima del crollo. Nell'immagine di copertina il Ponte Morandi dopo il crollo. Fonte: Alessio Sbarbaro/Wikipedia (CC BY-SA 4.0).
Giovedì 16 luglio, la procura di Genova ha pubblicato la sentenza del processo di primo grado per il crollo del viadotto Polcevera, anche noto come “Ponte Morandi”, un ponte strallato in calcestruzzo armato precompresso inaugurato nel 1967, lungo 1182 metri, che collegava Genova a Savona scavalcano il torrente Polcevera e alcuni quartieri di Genova situati nella valle.