fbpx Cellule staminali per la cura della sclerosi multipla | Page 7 | Scienza in rete

Cellule staminali per la cura della sclerosi multipla

Primary tabs

Read time: 2 mins

Per i pazienti con sclerosi multipla (SM) potrebbero aprirsi nuove strade per la cura della malattia.
Una ricerca, pubblicata su Stem Cell Reports, ha messo in evidenza un potenziale trattamento in grado sia di fermare la progressione della malattia ma anche di riparare i danni esistenti.
I ricercatori dello Scripps Research Institute in California hanno utilizzato topi paralizzati geneticamente per avere una condizione simile alla SM. L’obiettivo iniziale, però degli scienziati americani era cercare di capire i meccanismi alla base del rigetto delle cellule staminali nei topi.
Tuttavia, due settimane dopo l'iniezione di cellule staminali neuronali umane, i ricercatori hanno fatto una scoperta inattesa: i topi avevano ripreso la loro capacità di camminare. “Abbiamo avuto molta fortuna, spiega Jeanne Loring, direttore del Centro di Medicina Rigenerativa dello Scripps Research Institute “ci siamo trovati al posto giusto al momento giusto”.

Ma qual è stato l’effetto delle cellule staminali? In primo luogo, c'è stata una diminuzione dell’infiammazione del sistema nervoso centrale dei topi, con una diminuzione della progressione della malattia. In secondo luogo, le cellule iniettate hanno rilasciato delle proteine ​​che hanno stimolato altre cellule a riparare i danni nella mielina esistente.
Dopo 10 giorni, l’équipe di Loring ha iniettato altre cellule staminali ma sono state rigettate.
I miglioramenti dovuti però alla prima iniezione sono stati evidenti anche a distanza di 6 mesi.
Ora il team sta lavorando per capire come utilizzare le proteine secrete dalle cellule staminali. "Studiare le proteine prodotte dalle cellule staminali ci darà la possibilità di sviluppare nuove strategie farmacologiche", ha sottolineato Loring.

Autori: 
Sezioni: 
Canali: 
Medicina

prossimo articolo

ISPRA: quali sono le minacce principali per gli uccelli

Un uccello vola accanto a un cavo elettrico

Un’analisi condotta da ISPRA su 623 esemplari appartenenti a 21 specie, nell’arco di 17 anni, rivela che le morti dell’avifauna provocate dall’essere umano sono quasi il doppio di quelle dovute a cause naturali. Elettrocuzione, collisioni con infrastrutture energetiche e bracconaggio sono le cause principali. La localizzazione dei singoli individui - e quando possibile la causa delle loro morti - è stata consentita dagli strumenti di tracciamento satellitare, diventati nel tempo più piccoli, leggeri e meno costosi. Crediti immagine: Kaitlan Balsam/Unsplash

Dalla gravina di Matera - un profondo canyon nel Parco della Murgia Materana - a Campobello di Mazara sono circa 700 chilometri, se si va via terra. Tra le due località c'è anche lo stretto di Messina. Tra planate e volteggi, i chilometri diventano molti di più. È più o meno questo il percorso che ha fatto, in appena due settimane, una giovane femmina di capovaccaio, come raccontato dai suoi tracciati di monitoraggio. Rilasciata nell'ambito del progetto LIFE Egyptian vulture, è morta dopo sette mesi di vita in libertà in Sicilia a causa di un'infrastruttura elettrica.