Il più grande ragno mai avvistato in Medio Oriente è stato individuato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Haifa: il suo diametro a zampe distese arriva infatti fino a 14 centimetri. E’ stato chiamato Cerbalus aravensis, dalla valle di Arava, dove conduce una vita prevalentemente notturna tra le dune di sabbia di Samar. «Un ecosistema unico e ad altissimo rischio» ha dichiarato Uri Shanas, il ricercatore che sta conducendo gli studi in quell’area. «In passato la zona si estendeva fino a 7 chilometri quadrati ma ora si è ridotta a meno di 3, per l’avanzare dei terreni coltivati e delle cave di sabbia». Già sono scomparsi esemplari come il gatto della sabbia (Felis margarita) o la volpe di Rüppell (Vulpes rueppelli); ora si teme che anche il ragno gigante, dopo una fugace apparizione, faccia la stessa fine.
Appena scoperto già rischia la vita
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"Silent Spring", di Rachel Carson, è diventato nel 1962 il simbolo della nascita dell’ambientalismo moderno. Ma già prima una serie di esperienze aveva cominciato a mettere in discussione la fiducia illimitata nella crescita economica e nel progresso tecnologico. Le ripercorre Stefano Nespor: dal movimento antinucleare alla nascita della IUCN e del WWF, dall’Anno geofisico internazionale al primo romanzo ecologista. Esperienze in cui scienziati, intellettuali e associazioni contribuirono (spesso indipendentemente gli uni dagli altri) a costruire una nuova consapevolezza: la natura non era soltanto una risorsa da sfruttare, ma un patrimonio da conoscere e proteggere.
Negli anni immediatamente successivi alla fine della seconda guerra mondiale, entrambi i blocchi dei Paesi vincitori, i Paesi a economia di mercato e i Paesi socialisti, hanno posto in primo piano, anche se per diverse finalità, il medesimo obiettivo: la crescita economica e lo sviluppo. L’obiettivo per i primi era la realizzazione di un ordine economico internazionale basato sul libero mercato. Per i Paesi del blocco socialista era la realizzazione della futura società socialista.