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Antineutrini e calore della Terra

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Gli antineutrini catturati dai rilevatori del progetto KamLAND indicano che il calore generato dalla Terra è solamente per metà riconducibile al decadimento degli isotopi radioattivi; la restante metà è imputabile soprattutto al calore residuo delle fasi di formazione del pianeta.

La conclusione alla quale giungono i ricercatori della KamLAND Collaboration – lo studio è stato pubblicato su Nature Geoscience – è frutto dell'analisi di sette anni e mezzo di eventi raccolti dai 1800 fotomoltiplicatori immersi in olio minerale del rilevatore giapponese KamLAND. Gli impulsi luminosi generati per l'occasionale interazione di un antineutrino con l'olio minerale hanno permesso di individuare 841 eventi, 730 dei quali riconducibili a reazioni avvenute in centrali nucleari. I rimanenti 111 sono invece imputabili al decadimento di uranio 238 e torio 232, processi ritenuti all'origine del calore prodotto dal nostro pianeta.

Il confronto con i dati raccolti dall'esperimento Borexino, il rilevatore di neutrini costruito nel cuore del Gran Sasso, ha permesso ai ricercatori di calcolare il contributo di quel decadimento ai 44 Terawatt di calore complessivo generati dalla Terra. Il risultato ottenuto è che il decadimento dell'uranio e del torio contribuisce a generare circa 20 Terawatt di energia termica, dunque solamente la metà del flusso termico complessivo.

La conclusione dei ricercatori della Collaborazione LamLAND è che la riserva di calore primordiale accumulata dal nostro pianeta nei momenti della sua formazione è ancora ben lontana dal suo esaurimento. A meno che non vi sia qualche altra fonte termica al momento

Berkeley Lab

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Geofisica

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