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2009 quinto anno più caldo

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Il 2009 è stato uno degli anni più caldi della serie storica che risale al 1850. Parola della Organizzazione meteorologica mondiale che raccoglie le misure dei 189 stati aderenti e che ha calcolato, da gennaio a ottobre 2009, una temperatura (della superficie della terra e degli oceani) superiore di 0,44 °C (+/- 0,11 °C) alla media degli anni 1961-1999. Il 2009 sarebbe quindi il quinto anno più caldo, ma dati più sicuri saranno comunicati in gennaio 2010. Il periodo 2000-2009 è stato più caldo dei decenni precedenti.

Se questa è la media planetaria, va registrato un anno più fresco del solito negli USA e in Canada, e molto caldo invece in Asia e Africa centrale, con intendi fenomeni di siccità. Eventi estremi, come cicloni, ondate di ferddo e di calore, siccità e alluvioni, si sono registrate soprattutto in Sud America, Asia meridionale e Australia.

Fonte: WMO

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Negli ultimi decenni il consumo globale di farmaci è cresciuto rapidamente, trainato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle malattie croniche e dallo sviluppo di terapie sempre più sofisticate. Ma dietro queste evidenze si nasconde anche un lato meno visibile della medicina del nostro tempo: residui di principi attivi sono ormai rilevabili in fiumi, laghi e acque costiere di tutto il mondo, con effetti reali e potenziali sugli ecosistemi. Ne abbiamo parlato con Giovanna Paolone, coordinatrice del Gruppo di lavoro sull’impatto ambientale dei farmaci della Società Italiana di Farmacologia (SIF), Raffaella Sorrentino, membro del gruppo di lavoro, ed Emanuela Testai, ex dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità e membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Tossicologia (SITOX).

Sono il pilastro della medicina moderna, molecole in grado di debellare malattie un tempo incurabili. Stiamo parlando dei farmaci, eredi dei rimedi naturali utilizzati fin dall’Antico Egitto e oggi prodotti su larga scala grazie all’industrializzazione, che ha reso possibile trattare un numero crescente di pazienti e sviluppare nuove molecole in laboratorio. Ma dopo aver svolto la loro funzione, queste sostanze non scompaiono: vengono eliminate dall’organismo e possono continuare a circolare nell’ambiente, con effetti che vanno ben oltre quelli terapeutici.