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2009 quinto anno più caldo

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Il 2009 è stato uno degli anni più caldi della serie storica che risale al 1850. Parola della Organizzazione meteorologica mondiale che raccoglie le misure dei 189 stati aderenti e che ha calcolato, da gennaio a ottobre 2009, una temperatura (della superficie della terra e degli oceani) superiore di 0,44 °C (+/- 0,11 °C) alla media degli anni 1961-1999. Il 2009 sarebbe quindi il quinto anno più caldo, ma dati più sicuri saranno comunicati in gennaio 2010. Il periodo 2000-2009 è stato più caldo dei decenni precedenti.

Se questa è la media planetaria, va registrato un anno più fresco del solito negli USA e in Canada, e molto caldo invece in Asia e Africa centrale, con intendi fenomeni di siccità. Eventi estremi, come cicloni, ondate di ferddo e di calore, siccità e alluvioni, si sono registrate soprattutto in Sud America, Asia meridionale e Australia.

Fonte: WMO

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edifici crollati nella provincia turca di Hatay

I sistemi di allerta sismica precoce puntano ad avvertire con secondi o decine di secondi di anticipo che è in arrivo un terremoto pericoloso. Si basano sul fatto che quando la crosta terrestre si frattura, si generano due tipi di onde. Le prime, longitudinali, solitamente non causano danni e viaggiano più velocemente delle seconde, trasversali che invece possono causare danni anche significativi agli edifici e quindi alle persone. I sistemi di allerta precoce processano il segnale delle prime onde e prevedono se e dove, nell’area circostante l’epicentro, è probabile che le seconde siano distruttive. Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo alla prova un approccio innovativo all’allerta precoce sfruttando i dati relativi alla prima delle due scosse che hanno colpito la regione tra Turchia e Siria a febbraio del 2023. Quella sequenza sismica ha causato quasi sessantamila morti, lasciando un milione e mezzo di persone senza casa. Nell’immagine: edifici crollati nella provincia turca di Hatay il 7 febbraio 2023. Credit: Hilmi Hacaloğlu/Voice of America.

Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo a punto un sistema per l’allerta sismica precoce e lo ha testato retrospettivamente sulla prima delle due scosse che hanno colpito la regione al confine tra Turchia e Siria il 6 febbraio del 2023. Considerando una soglia di intensità sismica (l’effetto del terremoto su persone e cose) moderata, il sistema si è dimostrato in grado di prevedere la zona da allertare con un anticipo che varia da 10 a 60 secondi allontanandosi dall’epicentro da 20 a 300 chilometri, con una percentuale molto contenuta di falsi allarmi.