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Quando 5 per mille fa 60 milioni per 5

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A Scienza in rete non ci siamo dimenticati la matematica. La strana equazione del titolo è frutto del bando per il Programma speciale di oncologia molecolare clinica, indetto il 16 settembre scorso da AIRC, grazie ai fondi record raccolti con il 5 per mille. Ieri, con tempi record per gli standard italiani, sono stati resi noti i cinque vincitori, i quali riceveranno un finanziamento superiore a 10 milioni di euro ciascuno, per progetti che, nel giro dei cinque anni del programma, possano fare davvero la differenza nella cura dei malati di cancro, grazie a un collegamento diretto tra laboratorio e corsia.

I group leader assegnatari dei finanziamenti sono, in ordine rigorosamente alfabetico, Federico Caligaris-Cappio, direttore del Dipartimento di oncologia dell’Istituto San Raffaele di Milano; Paolo Comoglio, direttore scientifico dell'Istituto per la ricerca e la cura del cancro di Candiolo, aTorino; Roberto Foà, del Dipartimento di biotecnologie cellulari ed ematologia dell’Università La Sapienza di Roma;  Alessandro Massimo Gianni, responsabile dell’Oncologia medica 3 dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano e Alessandro Vannucchi dell’Università di Firenze.

A sceglierli è stato un panel internazionale costituito da 18 figure di eccellenza dell’oncologia anglosassone, tutti statunitensi tranne uno, dell’Imperial College di Londra, che hanno valutato con i criteri della peer review le 30 richieste pervenute.

Sorprende un po’ che le domande siano state così poche, ma non bisogna dimenticare che il bando prendeva in considerazione solo progetti di grandi dimensioni, che nel giro di cinque anni potessero sperare di cambiare la pratica clinica in un determinato settore dell’oncologia e coinvolgessero ricercatori, clinici e nuove figure professionali, i medici ricercatori, a fare da ponte tra le due realtà. Ognuno dei cinque vincitori infatti guiderà una cordata costituita da diversi gruppi: in tutto saranno coinvolti 464 ricercatori di una ventina tra istituti di ricerca, ospedali e università.

Anche in questo caso, purtroppo, la distribuzione geografica dei centri coinvolti riflette la realtà poco omogenea della ricerca italiana. Con la sola eccezione di un gruppo di Bari, che partecipa al progetto di Caligaris-Cappio, tutto il lavoro si svolgerà da Roma in su.

A far la parte del leone, poi, è stata l’ematologia, su cui si concentrano tutti i progetti tranne quello di Comoglio, che riguarda invece il cancro metastatico del colon-retto. Lo squilibrio si può spiegare con le caratteristiche peculiari di questa specialità, che da sempre fa da apripista nella ricerca sul cancro. Come è accaduto per le terapie mirate, si spera che le acquisizioni ottenute in questo campo possano poi trovare applicazione anche nei confronti di altri tumori.

AIRC, grazie alla firma che 800.000 italiani hanno apposto sulla loro Dichiarazione dei redditi, ha potuto garantire ai cinque gruppi di ricerca un sostegno economico senza precedenti, ma non concederà tutti questi soldi a occhi chiusi: secondo un’altra pratica comune all’estero ma estranea alle abitudini italiane, il programma prevede tra tre anni una site visit. Il panel di esperti visiterà, centro per centro, tutte le sedi dei progetti approvati, per accertarsi che il lavoro proceda come deve. Solo dopo aver superato questo esame intermedio, verranno stanziati i fondi dell’ultimo biennio.

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