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"Opening Science to Society": educare alla condivisione

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La rivoluzione digitale ha trasformato radicalmente i processi di produzione e diffusione dei risultati scientifici. Società scientifiche, comitati editoriali delle riviste ed enti di finanziamento sembrano oramai consapevoli del fatto che una condivisione robusta ed efficace dei dati sia indispensabile per sfruttare appieno le nuove acquisizioni, ottimizzare l’uso delle risorse e contribuire ad una scienza rigorosa e riproducibile. Sembrerebbe, quindi, che il processo sia ormai ben avviato e basti semplicemente attendere che il tempo produca i risultati attesi.

Ad uno sguardo più attento, risulta tuttavia evidente come alcuni aspetti in grado di dare un maggiore impatto alle iniziative per incrementare il data sharing siano rimasti in secondo piano. La loro valorizzazione necessita però di un sostanziale cambio di prospettiva: guardare al tema della condivisione senza limitarsi a considerare gli aspetti strettamente scientifici.

Muovendo proprio in questa direzione, abbiamo deciso di lanciare Opening Science to Society, un’iniziativa che vuole affrontare in maniera integrata gli aspetti scientifici, formativi e divulgativi del data sharing. Tre sono le linee d’azione:

You can’t manage what you don’t measure

Vogliamo contribuire a superare un evidente limite degli approcci attuali, la sostanziale mancanza di conoscenze quantitative sulla modalità e il grado di condivisione dei dati per la grande maggioranza dei campi di ricerca. La raccolta di una base ampia di dati che riguardi settori diversi è un passaggio fondamentale per identificarne eventuali necessità e/o opportunità in comune, definire linee guida condivise ed elaborare strategie complessive che abbiano lo scopo di facilitare le interazioni interdisciplinari.

Educating for the future

Portare tra gli studenti la discussione sul data sharing rappresenta anche una notevole (e sottoutilizzata) opportunità dal punto di vista formativo. Vogliamo sviluppare nuovi strumenti educativi al fine di promuovere nei giovani ricercatori una maggiore consapevolezza dell’importanza di una piena condivisione dei dati e delle conoscenze nella comunità scientifica.

Bridging Science and Society

Discutere le ricadute di una più ampia condivisione dei prodotti della ricerca per la società può essere un veicolo per mettere a punto modelli di partecipazione attiva e consapevole da parte della cittadinanza, in modo da realizzare una sintesi tra finalità scientifiche e aspettative pubbliche.

Per raggiungere questi ambiziosi scopi, vogliamo aprire grazie a Opening Science to Society uno spazio di ulteriore condivisione di competenze ed esperienze, di idee e opinioni. Questa è, infatti, la prima sfida che dobbiamo affrontare: sviluppare una collaborazione fra esperti e studiosi di discipline diverse, accomunati dall’esigenza di sviluppare una scienza trasparente, che guardi al futuro e sia aperta alla società.

Al progetto hanno aderito ricercatori di Università italiane (Sapienza di Roma, Cagliari, L’Aquila) e Istituti di ricerca (Istituto Italiano di Antropologia e Istituto Italiano di Paleontologia umana). 

Sul nostro sito web è possibile avere accesso a :
- una breve sintesi dell'iniziativa
- informazioni sulle attività in corso
- un forum per la discussione di aspetti scientifici, educativi ed etici
- un elenco aggiornato di articoli riguardanti la condivisione dei dati
- link a risorse scientifiche e didattiche sul tema

Eventuali idee e suggerimenti non possono che arricchire il progetto. Inviando il proprio feedback si può contribuire al dibattito già attivo sui forum online.


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Cosa si impara smontando un viadotto vecchio cinquant’anni

vista del sito sperimentale del progetto BRIDGE|50 nei pressi del quartiere di Mirafiori a Torino

Il crollo del Ponte Morandi ha portato all'attenzione dei legislatori il problema della durabilità delle strutture in calcestruzzo armato. Una delle principali cause di degrado di questo materiale è la corrosione, che però finora non veniva considerata adeguatamente nella progettazione delle opere e nel pianificare la loro manutenzione. Esistono modelli computazionali che possono prevedere come il degrado dei materiali incide sulla tenuta strutturale dei ponti o dei viadotti ma finora non era stato possibile testarli a scala reale. Il progetto di ricerca BRIDGE|50 colma questa lacuna. Alcune delle travi di un viadotto che doveva essere demolito a Torino per fare posto a un collegamento ferroviario sono state smontate e portate in un sito sperimentale allestito allo scopo. I ricercatori ne hanno prima misurato il livello di degrado e poi le hanno sottoposte a prove di carico fino a rottura. Quello che hanno imparato potrebbe essere applicato ad altre strutture già esistenti e aiutare a pianificarne meglio la manutenzione.

Nell'immagine le operazioni di demolizione del viadotto di Corso Grosseto a Torino. Credit: Mattia Anghileri/BRIDGE|50.

Il 14 agosto 2018 la pila 9 del Viadotto del Polcevera a Genova, anche noto come Ponte Morandi, cedette portando con sé un tratto di 250 metri di ponte e la vita di 43 persone. Le pile sono gli elementi verticali che sostengono l’impalcato di un ponte, la striscia orizzontale dove transitano i veicoli. Le cause del crollo del Ponte Morandi, tuttora oggetto di accertamento, sono state ricercate anche nella corrosione dei cavi metallici degli stralli in calcestruzzo armato collegati alla sommità della pila 9.