Numeri, uomini e universi

Read time: 5 mins
Pagine: 
280
Prezzo: 
17,00 euro
Titolo: 
Lo scienziato e l'infinito
2014
Autore: 
Trinh Xuan Thuan
Edizioni Dedalo
Anteprima: 
Trinh Xuan Thuan ripercorre le tappe della relazione multiforme tra l’uomo e l’infinito, seguendo il filo conduttore che lega i motivi geometrici dell’Alhambra di Granada, le simmetrie di Escher, i racconti fantastici di Borges e le geometrie non euclidee.
Miniatura: 

«C’è un concetto che corrompe e altera tutti gli altri. Non parlo del Male, il cui limitato impero è l’etica; parlo dell’Infinito.» A scriverlo è Jorge Luis Borges, lo scrittore che forse più di ogni altro ha ricreato nella propria opera il senso di inquietudine e di angoscia che la mente umana prova di fronte al concetto di infinito.
Ma l’infinito non è soltanto quello spettrale e claustrofobico raccontato dal celebre scrittore argentino.
Gli infiniti sono tanti: c’è quello religioso e spirituale (pensiamo a Sant’Agostino), quello dell’universo (vedi alla voce Giordano Bruno), quello della filosofia (Nietzsche e il suo eterno ritorno), quello evocato dall’arte (indimenticabili le opere di Escher), quello matematico (disvelato da Georg Cantor)... e potremmo andare avanti ancora.

Ci sono, insomma, tanti “tagli” con cui ci si può inoltrare nel concetto al tempo stesso affascinante e spaventoso di infinito. E tutti sono presenti in Lo scienziato e l’infinito, l’ultimo libro dell’astrofisico americano di origini vietnamite Trinh Xuan Thuan. Come suggerisce il sottotitolo (Numeri, uomini e universi), Thuan sceglie di raccontarci l’infinito attraverso le persone che hanno provato a dominarlo, nella matematica come nella fisica, nell’arte come nella filosofia.
Questo è probabilmente il pregio più grande del libro: dalla prima all’ultima pagina, Thuan ci racconta non tanto l’infinito, ma il suo rapporto con gli uomini e l’umanità. Un rapporto che, soprattutto nel passato, non è stato facile né sereno. Se inserito in ragionamenti “logici” e “sensati”, il concetto di infinito è in grado di produrre una tale quantità di paradossi e incongruenze che già Aristotele lo evitò come un abominio.
Giordano Bruno fu messo al rogo per aver proposto l’esistenza di «infiniti mondi»; nel Novecento, il geniale matematico Georg Cantor terminò la sua vita nella depressione e nella follia, respinto e isolato dal mondo accademico per i suoi studi sull’infinito.

Thuan fa un ottimo lavoro nello “sdoganare” l’infinito, dandogli la dignità di un argomento affascinante e piacevole, ma soprattutto un argomento prettamente scientifico, che è possibile indagare senza necessariamente circondarlo di un’aura mistica e trascendentale. L'autore ci racconta la storia di come, a partire dai Greci, l’umanità abbia provato ad addomesticare l’infinito, riuscendoci in buona parte. L’antipasto vede come protagonisti l’infinito nell’arte e nella matematica, ma la portata principale (che occupa circa i due terzi del volume) è la lunga dissertazione sull’oggetto che più di ogni altro ci rimanda all’idea di infinito: l’universo.
«È finito o infinito? E se è finito, possiede dei limiti? Se li possiede cosa c’è al di là? Se lancio una pietra oltre i limiti dell’Universo, questa tornerà indietro o si perderà in una regione sconosciuta?»: alzi la mano chi non si è mai fatto queste domande, magari in tenera età, fermandosi ad ammirare l’immensità della volta stellata...

Thuan ci accompagna per mano lungo la strada, a volte tortuosa, necessaria per arrivare alle risposte che la scienza può dare attualmente. Risposte che, come si può immaginare, possono essere soltanto parziali.
Ma il discorso non è fatto solo di ipotesi più o meno fantasiose: è molto più ricco e strutturato di quanto si possa credere in un primo memento. Nel dare le basi scientifiche per una trattazione rigorosa della possibile infinità spaziale e temporale dell’universo, Thuan tirerà in ballo la relatività generale, la meccanica quantistica, la radiazione cosmica di fondo, l’inflazione, il problema della materia oscura e dell’energia oscura, la teoria delle stringhe, il principio olografico: insomma, un riassunto di tutta la fisica e la cosmologia più notevoli del Novecento.

Rivolgendosi a un pubblico di digiuni della materia, l’autore racconta tutto questo come farebbe un vecchio zio, con tono educato e formale, preoccupato forse più di calibrare chirurgicamente il rigore del linguaggio e la precisione dei contenuti (entrambi inappuntabili) che di stimolare l’interesse: cosa che gli riesce comunque benissimo, grazie a una scelta del filo logico ideale per mantenere la curiosità sempre alta per tutta la durata del testo.
Terminata la lettura si sarà venuti a conoscenza di argomenti a prima vista bizzarri, come gli universi paralleli e il multiverso, che conferiscono al termine «infinito» nuove sfumature di significato.
Da un punto di vista prettamente divulgativo, vista la quantità di argomenti toccati il testo non può aspirare a fornire più che una panoramica svelta e generale. Se da un lato questo appare abbastanza inevitabile, dall’altro qualcuno potrebbe avvertire una lieve frustrazione nel non vedere mai l’autore inoltrarsi nei perché profondi delle questioni trattate. In questo passare rapidamente da un argomento all’altro qualche lettore potrebbe trovarsi lievemente stordito di fronte ai tanti numeri enormemente piccoli e grandi che l’autore sente il bisogno di snocciolare.

L’ultima parte del volume si dedica a riflettere sulle implicazioni di quanto appreso nel corso dei capitoli precedenti. Nonostante Thuan, da buon astrofisico, non sia altrettanto a suo agio nei temi filosofici come in quelli cosmologici, le sue considerazioni sono tutt’altro che banali: si pensi per esempio alle questioni etiche e morali legati alla possibile presenza di infinite copie di noi stessi, giustificata dall’eterno ritorno nietzschiano; oppure all’impatto che tutto questo potrebbe avere per alcune religioni o tradizioni spirituali; ma anche a questioni più “leggere” come l’ipotetica sociologia di un’umanità fatta di persone immortali...

Con garbo e discrezione, l’autore manifesta le sue personali preferenze metafisiche riguardo all’idea di infinito. Essendo buddista, sostiene per esempio la sua predilezione per un universo finito nello spazio e nel tempo, creato da un’entità trascendente e finalizzato allo sviluppo della vita cosciente.
Com’è naturale, queste idee possono trovare in accordo alcuni e in disaccordo altri, ma è lodevole che l’autore si sbilanci e fornisca degli spunti interessanti per riflettere criticamente attorno alle complesse idee legate al vasto tema dell’infinito.

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