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Un convegno in Senato per discutere di Ogm

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Qualche settimana fa, si è tenuto in Senato un convegno intitolato “L’impatto degli OGM in agricoltura: aspetti scientifici, agricoli ed economici”, organizzato dalla Senatrice del Movimento 5 Stelle Elena Fattori, nota per essere contraria agli Ogm.
L’argomento è sempre al centro di dibattiti, anche in politica, ed è recente la notizia di una procedura d’infrazione appena aperta contro l’Italia per non aver ancora recepito la Direttiva Europea in materia di OGM: l’Italia, infatti, ha vietato la coltivazione e la commercializzazione degli organismi geneticamente modificati, andando contro alle leggi europee secondo cui un Paese membro non può vietare la coltivazione di colture Ogm autorizzate, a meno di studi che mostrino comprovati effetti dannosi dal punto di vista sanitario e ambientale. Il nostro Paese si pone peraltro in maniera contraddittoria nei confronti degli Ogm: da un lato ostile alle biotecnologie in agricoltura e al tempo stesso dipendente dai mangimi OGM prodotti all’estero. Per questo motivo l’incontro in Senato è stato di grande attualità.

Manuela Giovannetti ad esempio, professore di Microbiologia Agraria all’Università di Pisa, dopo aver fatto una panoramica degli Ogm attualmente utilizzati a livello mondiale, ha descritto l’annosa questione della coesistenza con le colture non ingegnerizzate: la contaminazione tra colture è un fenomeno naturale che può essere limitato da opportuni protocolli, ma mai cancellato del tutto. Altri relatori hanno portato tutte le proprie perplessità sull’utilizzo degli Ogm come Federico Infascelli dell’Università di Napoli che ha descritto i suoi studi scientifici, secondo i quali i transgeni sono rilevabili non solo nel latte di capre alimentate con mangime contenente soia transgenica, ma anche nei capretti alimentati con quel latte. Studi che non sono sentenze definitive e che vanno comunque confrontati con la letteratura scientifica disponibile.
Piero Morandini, docente di Biotecnologie Ambientali presso l’Università degli Studi di Milano e unico relatore a favore degli OGM, ha spiegato invece come l’uomo nel corso dei secoli abbia profondamente modificato le piante e quindi i loro geni, senza alcun controllo su cosa si stava modificando, né potendo prevedere gli effetti di quelle modifiche. Oggi è possibile fare tutto questo in maniera più controllata e precisa con grandi opportunità per risolvere i problemi della nostra agricoltura e non solo.

Sono state anche fatte considerazioni di carattere economico: come Simone Vieri, docente di Politica Agricola Internazionale all’Università La Sapienza di Roma, che ha descritto i guadagni degli Ogm per produttori e agricoltori. Dai suoi dati emergono benefici evidenti sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo (come Cina e India), ma con un visibile problema di accessibilità alla tecnologia: solo una piccola fetta degli agricoltori, infatti, sono quelli che veramente han potuto godere dei vantaggi degli Ogm finora commercializzati.
Secondo il professore è proprio il sistema produttiva agro-alimentare a presentare criticità non ignorabili. Bloccare la coltivazione e commercializzazione di Ogm in Italia, al contrario, è ipocrita dal momento che importiamo milioni di tonnellate di soia e mais Ogm l’anno.
Mariano Bizzarri, medico oncologo e Presidente del Consiglio Scientifico dell’Agenzia Spaziale (ASI), si è invece scagliato contro il Golden Rice, riso ingegnerizzato per contenere un’alta quantità del precursore della vitamina A. Il medico l’ha definito inutile in quanto sarebbero necessari ben 9 Kg di riso “d’oro” per prevenire l’ipovitaminosi. Si tratta, però, di un dato ormai sconfessato, dal momento che fa riferimento alle dosi raccomandate e non alle dosi minime per prevenire gli effetti clinici (specie quelli più debilitanti).
Il medico ha poi presentato tra gli effetti dannosi comprovati degli Ogm le allergie e il caso della soia OGM con inserito il gene di noce brasiliana: a differenza di quanto detto, però, i casi di allergia son stati osservati durante i test clinici prima della commercializzazione e proprio grazie a questi risultati il prodotto non è mai comparso sul mercato.
Bizzarri ha anche difeso l’articolo di Séralini: lo studio che, pubblicato nell’autunno 2012, ha ricevuto ampie critiche da tutta la comunità scientifica e che è stato, tra le polemiche, ritrattato. Le motivazioni di questo ritiro non rientrano in quelle che la comunità scientifica aveva segnalato, ma l’articolo rimane di scarsissimo valore scientifico per il gran numero di errori e vizi molto gravi. Questo studio è stato anche utilizzato l’estate scorsa come pubblicazione scientifica di riferimento per adottare in Italia la clausola di salvaguardia, nonostante il parere della Commissione Europea.
E a questo proposito, anche le regioni sono recentemente tornate sul piede di guerra, chiedendo l’adozione di misure penali per chi dovesse seminare Ogm nel 2014.
Una situazione delicata e tesa che ha suscitato la pronta risposta di numerose associazioni scientifiche italiane che in una nota scritta hanno chiesto di “non cedere a derive dottrinali e assurde ideologie e di accettare di ascoltare anche la voce della Scienza del nostro Paese prima di adottare decisioni di così grande responsabilità”.
Una richiesta assolutamente necessaria che va di pari passo col dialogo tra le parti, come prontamente fatto dalla Senatrice Elena Fattori. Un dialogo che necessita, però, anche della correttezza (specie a livello scientifico) delle fonti utilizzate.


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