Da Mantova al Bosco della Fontana

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La prima tappa di “Terramare - il racconto del cambiamento tra foreste, laghi e mare” parte da Mantova, capitale Italiana della cultura 2016, e subito la nostra strada, a colpi di pedali e sulla ciclabile del Mincio, inizia a scorrere lungo le rive di questo fiume ei laghi che esso forma nei pressi della città “c'un si muova mille miglia per vederla”, come affermava Torquato Tasso cinquecento anni fa. I laghi inferiore e superiore ospitano una ricca varietà di piante acquatiche, come il Ceratophyllum demersum, la Trapa natans (più conosciuta come castagna d’acqua) o le Nymphaea, che con le loro ampie foglie sono le preferite dalle folaghe (Fulica Linnaeus) per passeggiare sulle acque. Ci accoglie ed accompagna Alessandro Campanaro, responsabile del sito LTER Bosco della Fontana.

Percorrendo la ciclabile del Mincio attraversiamo estese aree coltivate a grano, canali di irrigazione artificiali e pochissimi alberi: nulla nel paesaggio fa sospettare che lì vicino c’è una foresta. Invece, un muro di alberi fitti e antichi si staglia all'improvviso al di là dei campi di grano, senza nessuna zona di transizione tra Riserva e agricoltura intensiva. Andare a Bosco della Fontana (comune di Marmirolo, Mantova) è come fare un viaggio indietro nel tempo. Questa piccola oasi di  pochi ettari è infatti tutto ciò che rimane delle antiche foreste di latifoglie che un tempo ricoprivano tutta la Pianura Padana. La conservazione di quest’area è stata favorita dal fatto che essa era parte della riserva di caccia dei Gonzaga, con annesso casino di caccia, ovvero la Palazzina Gonzaghesca, tuttora in perfetto stato. L’habitat forestale di Bosco delle Fontane rappresenta un “relitto” di quell’ecosistema forestale tipico delle zone temperate dell’Europa occidentale che è stato fortemente degradato e frammentato a causa di molteplici attività umane, come l’estensione delle zone urbane, l’intensificazione dell’agricoltura e la gestione intensiva delle foreste.

«L’isolamento e la conseguente mancanza di connettività con altre aree forestali», ci spiega Alessandro, «è uno dei maggiori problemi per la conservazione delle specie di Bosco della Fontana. Infatti la mancanza di una zona di compensazione tra la riserva e i campi coltivati, così come la (quasi) completa scomparsa degli alberi al di fuori del Bosco rendono  impossibile agli animali che vivono qui di spostarsi in altri luoghi, isolandoli dagli altri individui della stessa specie». Lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali comporta gravi conseguenze per la conservazione della biodiversità e l’esistenza stessa di molte specie animali e vegetali, nonché gravi danni economici dovuti alla perdita dei “servizi ecosistemici” che gli ambienti degradati non riescono più ad assicurare, come ad esempio la protezione dalle esondazioni dei fiumi. «Una possibilità» dice ancora Alessandro Campanaro «è creare corridoi di connessione lungo gli argini dei canali, piantando e conservando gli alberi che ci sono, così da ripristinare piccole porzioni di habitat di foresta anche nelle zone coltivate, che permetterebbero alle specie di spostarsi tra le aree boschive, impedendo l’isolamento delle popolazioni e la perdita di biodiversità».

Il sito LTER Bosco della Fontana è una Riserva Statale gestito dal Corpo Forestale dello Stato, al suo interno  vi opera anche il Centro Nazionale per lo Studio e la Conservazione della Biodiversità Forestale (CNBF). Bosco della Fontana è cosi importante per la conservazione della biodiversità Italiana che è stata inclusa tra le  “riserve biogenetiche”, ovvero quelle aree istituite allo scopo di conservare particolari caratteristiche genetiche delle specie che vivono al loro interno, o perché queste sono in pericolo di estinzione o per riprodurle e reintrodurle nelle originarie aree di distribuzione. Sono le ricercatrici del centro a mostrarci alcune delle attività di ricerca che si svolgono qui. Il monitoraggio dello stato di salute delle foreste si realizza attraverso analisi di: deposizioni atmosferiche, ozono, stato di salute delle chiome, accrescimento, chimica delle foglie, vegetazione erbacea, dinamica forestale.

«Farnia (quercia) e carpino bianco, queste due sole specie rappresentano più del 90% della flora ad alto fusto del Bosco» ci spiega una ricercatrice del CNBF, «esse si integrano bene poiché sono caratterizzate da una diversa esigenza di illuminazione: la farnia ha bisogno di molta luce mentre i carpini preferiscono l’ombra. All’interno dell’area del Bosco la distribuzione e l’abbondanza relativa delle differenti specie è determinata soprattutto dalla disponibilità di acqua: le querce sono più abbondanti a sud, mentre nelle zone di nord-est dove la disponibilità di acqua è maggiore, le querce sono parzialmente sostituite da frassini sibilli».

Per monitorare lo stato di salute e la dinamica  delle foreste i ricercatori compiono dei monitoraggi che sono effettuati attraverso la stima di alcuni parametri morfologici delle piante che si trovano lungo transetti fissati nel bosco. Tra le misure che sono raccolte con  regolarità ci sono diametro, altezza e stima della dimensione della chioma. Tali analisi hanno permesso di evidenziare un problema di rinnovazione delle farnie: mentre ci sono gli alberi vecchi e le giovani plantule, mancano gli individui giovani. I ricercatori imputano questo problema a più fattori, tra i quali il proliferare del fungo oidio, che sviluppandosi sopra le foglie limita la fotosintesi.

Inoltre, Bosco della Fontana è un sito della Rete Natura 2000 e per questo si effettuano monitoraggi a lungo termine di alcune specie di insetti di interesse comunitario (coleotteri, libellule, farfalle). Questo sito partecipa al progetto MIPP (Monitoring of insects with public participation), che è un progetto del Corpo Forestale dello Stato, cofinanziato dalla Commissione Europea nell'ambito del programma LIFE+ (LIFE11 NAT/IT/000252). L'obiettivo principale del progetto MIPP è quello di sviluppare e testare metodi per il monitoraggio dello stato di conservazione di alcuni coleotteri presenti negli allegati II e IV della Direttiva Habitat (come per esempio, Cerambyx cerdo, il cerambice della quercia). MIPP è realizzato anche attravrerso il coinvolgimento diretto dei cittadini nelle ricerche, attraverso una azione di citizen science, o scienza del cittadino.

A Bosco Fontana i ricercatori sono infatti impegnati nel monitoraggio periodico delle popolazioni di insetti saproxilici, cioè quelle specie legate, almeno in uno stadio del proprio ciclo vitale, al legno marcescente o morto di tronchi e rami caduti. Il legno morto costituisce un elemento fondamentale dell’ecosistema forestale, fornendo substrato, nutrimento e rifugio per innumerevoli specie, tanto che si stima che circa il 30% della biodiversità complessiva di un ecosistema forestale sia dipendente da esso. Per monitorare le popolazioni di questi insetti i ricercatori hanno distribuito nel bosco ben 54 trappole odorose sospese a dieci-quindici metri di altezza su rami sporgenti. Ciascuna trappola è costituita da due contenitori-barattoli sovrapposti separati da un retino. Nella parte inferiore della trappola c’è del vino, che grazie al processo di fermentazione richiama gli insetti che cadono nella trappola e restano bloccati nel contenitore superiore. Giornalmente da maggio a luglio, i ricercatori controllano tutte le trappole e marcano con specifici codici di colorazione gli insetti per poi liberarli di nuovo nell’ambiente. Tale metodo di campionamento denominato CATTURA-MARCATURA-RICATTURA permette di monitorare le popolazioni e fornisce stime di densità delle specie.

Ancora, i le ricercatrici del centro ci mostrano una seconda attività di monitoraggio che consiste nel raccogliere, lungo transetti definiti, tutti i resti del corpo, generati dalla predazione da parte degli uccelli: in questa maniera è possibile stimare la pressione della predazione sulle popolazioni. Ma la caccia agli insetti non è ancora finita: l’entomologo Daniele Birtele ci insegna ad usare un retino per la cattura tramite appostamento o a “sfalciamento”, che ci ha permesso di catturare e osservare da vicino la morfologia di una bellissima libellula. Lo stesso Daniele ci mostra poi al microscopio l’incredibile varietà di forma e colorazione delle mosche… perché se credete che le mosche sono “solo” nerucce e pelose, beh! Vi siete persi un mondo!!

Per finire Daniele & Daniele, ornitologi del GRAM (Gruppo Ricerche Avifauna Mantovano), ci hanno zittiti mettendoci all’ascolto dei canti e vocalizzi degli uccelli del bosco. E' questo uno dei metodi di monitoraggio di animali che sono difficili da individuare nel folto delle chiome. Abbiamo dunque potuto così scorgere la presenza degli scriccioli, che amano nidificare nella parte più umida della foresta, il picchio rosso, che mangia gli insetti saproxilici, e il picchio verde  che invece preferisce mangiare a terra formiche, la capinera ed il fringuello, l’allocco e il nibbio.

Che dire, se questo è l’inizio non vediamo l’ora di pedalare verso la prossima tappa, nella natura nascosta del nord est Italiano...

Foto di Antonio Bergamino

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