PRIN 2015: spiccioli alla ricerca pubblica

Read time: 4 mins
denaro per idee

Finalmente ecco i Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale (PRIN) 2015

Il 20 settembre scorso il Ministero dell'Università e della Ricerca (MIUR) ha reso pubblico l'elenco dei vincitori dei bandi PRIN (Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale), i finanziamenti pubblici per la ricerca assegnati su base competitiva. La somma messa a disposizione dal MIUR è di 91.244.801 euro, di cui  79.947.832 sono assegnati sulla base della valutazione del progetto e della richiesta di budget del principal investigator (PI, colui o colei che propone il progetto), mentre  11.296.969 rappresentano la quota premiale, ovvero la somma conferita dal MIUR in base allo stipendio del PI (precisamente il 50% dello stipendio del PI). Si tratta del primo finanziamento competitivo erogato dal MIUR dopo tre anni di silenzio, l'ultimo bando PRIN risale al 2012 e ammonta a circa 38 milioni di euro. L'attesa era dunque tanta da parte dei ricercatori italiani, soprattuto i giovani, a cui era destinata una somma di circa 6 milioni di euro (quota per ricercatori under 40). È interessante analizzare i risultati (vedi anche il file dell'analisi), limitando l'attenzione alla quota assegnata sulla base del contenuto e delle necessità dei progetti. I finanziamenti sono stati ripartiti fra tre aree: al settore Life Sciences sono stati assegnati il 35.3% dei fondi (28.241.379 euro), all'area Physical and Engineering il 34,9% ( 27.939.411 euro) e ai progetti del settore Social Sciences and Humanities il 29,7% ( 23.767.042 euro). I tre settori coincidono con quelli identificati dallo European Research Council, l'organo della Commissione Europea che finanzia la ricerca degli stati membri. All'interno di ciascuna area di ricerca si individuano alcuni sotto-settori, che aiutano a capire meglio la natura dei progetti finanziati. Per le scienze della vita le due aree che hanno ricevuto più finanziamenti sono Physiology, Pathophysiology and EndocrinologyDiagnostic tools, therapies and public health.  Per il settore Physical and Engineering, oltre il 25% del finanziamento è andato all'area  Products and process engineering, il 15% a  Systems and communication engineering, solo il 9,6%, poco più di 2,5 milioni di euro al settore Computer science and informatics. Per il settore Social Sciences and Humanities, più di un quarto dei finanziamenti (oltre 6 milioni di euro) è stato destinato a progetti dell'area  Cultures and cultural production, che comprende letteratura, storia dell'arte, arti performative e musicali. Di area economica e finanziaria solo l'11,52% dei progetti vincitori. Studiando i dati anagrafici dei PI titolati dei progetti finanziati, si osserva uno spaventoso sbilanciamento tra i sessi: le femmine rappresentano poco più del 16% nel settore delle scienze naturali e dell'ingegneria il 24%  in quello umanistico e socio-economico, e raggiungono un modesto 28% nell'area delle scienze della vita. Inoltre, guardando al ruolo che i PI hanno nell'Università, si vede che la maggior parte dei fondi sono stati affidati a Professori Ordinari, i più alti in grado e di età più avanzata. Dal punto di vista geografico si riscontra un forte divario Nord-Sud, e un notevole accentramento dei fondi in pochi poli universitari che si confermano competitivi in tutte le aree (sono 84 gli atenei che hanno ricevuto finanziamenti). Questi risultati sembrano dimostrare che un'organizzazione meno decentrata permetterebbe un'amministrazione dei fondi più razionale, oltre a garantire una più alta e omogenea qualità della didattica e della ricerca. Senza contare il risparmio in termini amministrativi che questo comporterebbe.

PRIN non finanzia tutto quanto richiesto dai vincitori

Una riflessione è infine suggerita osservando la distribuzione del numero di atenei coinvolti nei progetti finanziati. I progetti proposti hanno infatti una Host Institution, ovvero un nodo centrale che corrisponde all'ateneo del PI, e tante unità locali, ovvero gli atenei degli altri ricercatori coinvolti nel progetto. Nei settore Life Sciences e Physical and Engineering più del 50% dei progetti coinvolge almeno 4 atenei, mentre nell'area Social Sciences and Humanities circa il 44% dei finanziamenti è andato a progetti con almeno 4 nodi. Si raggiungono anche casi di 18 atenei coinvolti in un unico progetto. Non è possibile dedurre, dai soli dati messi a disposizione dal MIUR, la ripartizione dei fondi tra le Università partecipanti a ciascun progetto. Tuttavia, dato che i  finanziamenti assegnati superano i 900 mila euro solo per tre progetti, dei 300 finanziati, è difficile pensare che saranno sufficienti a creare nuove posizioni per giovani ricercatori. Molti dei vincitori lamentano poi un sostanziale ridimensionamento del budget richiesto, che di fatto comprometterà la buona riuscita del progetto. Si tratta dunque veramente di finanziamenti assegnati su base competitiva, per sostenere progetti di alto impatto sulla società? O piuttosto è un piccolo aiuto per pagare missioni, dotazioni tecnologiche e materiale sperimentale?

Articoli correlati

altri articoli

Le notizie di scienza della settimana #100

Mauro Ferrari, pioniere nel campo delle nanotecnologie per la cura dei tumori metastatici, è stato nominato direttore dello European Research Council (ERC). Succederà al matematico francese Jean-Pierre Bourguignon a partire dal 1° gennaio 2020 e per quattro anni sarà alla guida dell'agenzia di finanziamento della ricerca di base dell'Unione Europea che dal 2007 a oggi ha assegnato circa 9 000 grant per un totale di 17 miliardi di euro. Una laurea in matematica a Padova e un dottorato in ingegneria meccanica a Berkeley, Ferrari, negli Stati Uniti da oltre trent'anni, promette di promuovere la "superdisciplinarità", quell'attitudine verso la ricerca che costruisce nuova conoscenza al confine tra diversi campi pur rispettandoli. In Italia la sua nomina ha fatto scalpore. Nel 2014, nominato membro del comitato di valutazione del metodo Stamina dall'allora Ministra della salute Beatrice Lorenzin, dichiarò: «È il primo caso importante di medicina rigenerativa in Italia». Seguì un'ondata di proteste del mondo scientifico che raggiunse addirittura le pagine di Nature e costrinse Lorenzin a escluderlo dal comitato. Nel 2015 entrò a far parte del comitato di selezione degli enti di ricerca italiana e quando, nel dicembre scorso, Roberto Battiston non venne rinnovato a capo dell'Agenzia Spaziale Italiana e tutti i membri del comitato si dimisero, Ferrari rimase al suo posto. Nell'immagine: Mauro Ferrari durante il suo discorso di saluto dopo la nomina a prossimo direttore dell'ERC. Credit: European Research Council / Youtube.

Negazionismo climatico 

Negli Stati Uniti una tra le più alte percentuali di negazionisti climatici. È quanto emerge da un sondaggio, condotto tra febbraio e marzo dalla società YouGov in collaborazione con l'Università di Cambridge e il Guardian, che sta esplorando temi come populismo e globalizzazione in 23 Paesi del mondo e raccogliendo le posizioni dei cittadini su temi come cibo, tecnologia, immigrazione e ambiente.