fbpx Appunti per una storia degli intellettuali italiani nel '900 | Scienza in rete

Appunti per una storia degli intellettuali italiani nel '900

Primary tabs

Read time: 2 mins

Il Centro PRISTEM ha organizzato il 16–18 giugno 2011 presso l’Università “Bocconi” di Milano un workshop dal titolo “Appunti per una storia degli intellettuali italiani nel Novecento”. Come ha ricordato Angelo Guerraggio, direttore del Centro, la questione degli intellettuali appare in Italia particolarmente importante, a partire dai problemi di una definizione univoca, o almeno convergente, del concetto stesso di “intellettuale” e di una sua descrizione storica nei, pur ampi, limiti del Novecento.

Il workshop ha voluto indicare alcuni percorsi per meglio comprendere la presenza degli intellettuali di matrice scientifica nella storia della nostra cultura, confrontando i punti forti e deboli della loro presenza nella politica italiana e i loro rapporti con altri settori disciplinari e con altre culture, e tentando anche qualche comparazione con analoghe storie della figura dell’intellettuale in altri Paesi. Sono state presentate e discusse relazioni su diversi personaggi della cultura scientifica e non del ventesimo secolo: da "Una doppia coppia di scienziati-filosofi nella cultura francese del primo Novecento: Poincaré – Duhem e Bergson-Valery" (Polizzi), a  "Federigo Enriques in “marcia” con il Circolo di Vienna [1929-1937]" (Simili), alla figura di Adriano Buzzati-Traverso (Cassata). Fra le relazioni, anche quelle di Carlo Bernardini (L’insegnamento come nobile arte), Walter Tega (La teoria gramsciana degli intellettuali), Giuseppe Vacca (Un nuovo inizio. I filosofi e la politica in Italia nel secondo dopoguerra), Mario Quaranta (Intellettuali, ideologie e programmi di ricerca nelle riviste italiane del decennio 1945-1955), Gian Italo Bischi - Pietro Nastasi (Leonardo Sinisgalli, un hub della cultura italiana del Novecento), Massimo Bucciantini (La letteratura come animale nomade. Primo Levi e Italo Calvino), Gianni Paoloni (Scienze dello spirito, ingegni minuti e utili animaletti. Gerarchie disciplinari nel Novecento italiano) ed Emilio Renzi (Adriano Olivetti. Imprenditore, comunitario, pensatore politico).

Il workshop ha infine chiarito – grazie anche a un ricco dibattito – come si possa intendere il termine “intellettuale”, coniugando case studies, analisi storico-filosofiche e riflessioni di metodo. Idealità e concretezza convergono in figure che uniscono alla competenza del savant l'apertura ragionata alla dimensione pubblica, che esplica nella politica e nell'intrapresa la sua doppia prassi, sempre abbinata a una forte vocazione pedagogica. È questo, in fondo, l'intellettuale organico nella forma genuinamente gramsciana. Possiamo soltanto aggiungere che non se ne vedono oggi in Italia tanti esempi, forse per la carenza di quel valore della centralità della trasmissione educativa, senza il quale non si danno le condizioni perché i giovani possano divenire colti e in qualche caso intellettuali completi e “organici”.


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Quando nasce davvero l’ambientalismo?

manifestazione ambientalista

"Silent Spring", di Rachel Carson, è diventato nel 1962 il simbolo della nascita dell’ambientalismo moderno. Ma già prima una serie di esperienze aveva cominciato a mettere in discussione la fiducia illimitata nella crescita economica e nel progresso tecnologico. Le ripercorre Stefano Nespor: dal movimento antinucleare alla nascita della IUCN e del WWF, dall’Anno geofisico internazionale al primo romanzo ecologista. Esperienze in cui scienziati, intellettuali e associazioni contribuirono (spesso indipendentemente gli uni dagli altri) a costruire una nuova consapevolezza: la natura non era soltanto una risorsa da sfruttare, ma un patrimonio da conoscere e proteggere.

Negli anni immediatamente successivi alla fine della seconda guerra mondiale, entrambi i blocchi dei Paesi vincitori, i Paesi a economia di mercato e i Paesi socialisti, hanno posto in primo piano, anche se per diverse finalità, il medesimo obiettivo: la crescita economica e lo sviluppo. L’obiettivo per i primi era la realizzazione di un ordine economico internazionale basato sul libero mercato. Per i Paesi del blocco socialista era la realizzazione della futura società socialista.