fbpx Stamina, levata di scudi della Stem Cell Research | Scienza in rete

Stamina, levata di scudi della Stem Cell Research

Primary tabs

Tempo di lettura: 3 mins

Tutto fa pensare a un nuovo “caso di Bella”. Guidata dalla Stem Cell Research Italy (Scr Italy) è la comunità scientifica internazionale delle “cellule bambine” ad alzare gli scudi contro il cosiddetto decreto Stamina. “Usano i pazienti come cavie”, afferma senza mezzi termini Umberto Galderisi, docente di Biologia molecolare alla Seconda Università di Napoli e presidente di Scr. “È la politica che decide cosa è scienza e cosa non lo è, cose del genere" - aggiunge Antonio Giordano, direttore dello Sbarro Institute of cancer and molecular medicine di Philadelphia – "In America non sarebbero mai accaduto, tanto è vero che qui si sta mobilitando tutta la comunità scientifica in sostegno del nostro appello”.
Giordano è il presidente onorario di Scr Italy, l’associazione che alla vigilia dell’approvazione del decreto aveva messo in guardia i politici dall’“esporre i malati dai rischi notevoli di sfruttamento e facile manipolazione mediatica”. Un appello condiviso dalla Iplass International Placenta Stem Cell Society e da un gruppo di 13 specialisti internazionali del settore in un articolo pubblicato su Embo Journal. Oggi, all’indomani dell’approvazione del testo le cose non cambiano. Anzi cresce l’amarezza.
Nonostante alcuni “ragionevoli accorgimenti”, per esempio l’obbligo di utilizzo dei medicinali solo in strutture pubbliche, il giudizio rimane fortemente negativo. “È un fallimento della scienza. Dovrebbero essere i medici a dare indicazioni sulla salute dei pazienti e non i legislatori, siamo nel bel mezzo di un cortocircuito - osserva Galderisi - che ci porta fuori dal mondo occidentale. Finiremo coi pazienti che andranno dal medico accompagnati dai carabinieri per farsi prescrivere la cura che credono più efficace”.

Cosa prevede la legge

Approvato dal Senato con 259 sì, 2 no e 6 astenuti, il provvedimento “Stamina” ora è legge. Con l'ok al testo si consente a chi ha già iniziato le terapie con il metodo brevettato Davide Vannoni,  psicologo all'Università di Verona e presidente della Stamina Foundation, che da mesi sta conducendo su alcuni bambini affetti da tumore una cura sperimentale presso gli “Spedali Civili” di Brescia. I dubbi nutriti dagli scienziati negli ultimi mesi, tra cui anche gli editorialisti di Nature, riguardano il carattere eminentemente empirico del trattamento clinico, totalmente privo finora di verifiche rigorose basate su protocolli scientifici. Intanto la legge appena approvata prevede che chi ha iniziato le terapie con il metodo Stamina potrà continuare, avviando una sperimentazione promossa dal ministero della Salute per la quale vengono stanziati fino a 3 milioni di euro. Le cellule staminali mesenchimali – al centro del discusso metodo – verranno trattate come farmaci e non secondo le regole dei trapianti, considerate meno rigide.

Si specula sulla speranza

“Stanno solo provando a limitare i danni – spiega Galderisi – perché di fatto si è dato il placet a un utilizzo dei pazienti come cavie. Siccome sono pazienti terminali, dicono, tanto vale provare. Ma in questo modo si specula sulla speranza, si compie un'azione scorretta, i malati terminali hanno bisogno di più tutela, non di meno tutela. Quando si va in una trasmissione televisiva con dei bambini malati, siamo di fronte a una specie di sconfitta”. Se una terapia manca di razionale scientifico, spiegano gli scienziati di Scr Italy, non può in alcun modo essere utilizzata in fase sperimentale sui pazienti. Ammesso e non concesso che ci siano dei primi esiti positivi, si tratta comunque di risultati ottenuti sperimentando un metodo di cui non si possiede adeguata nozione su degli esseri umani. “Che in questo modo diventano cavie”, ribadisce Giordano.   


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

La multa non basta: Meta patteggia, ma gli algoritmi restano intatti

adulto e bambini che guardano lo smartphone

Il maxi patteggiamento di Meta con gli Stati americani introduce limiti d'uso per la popolazione adolescente, ma lascia intatti gli algoritmi che catturano l’attenzione e riguarda solo gli Stati Uniti. Vietare non basta: servono regole più ampie, un'informazione libera e indipendente e una comunità educante (famiglie, scuola, pediatri) capace di accompagnare ragazzi e ragazze nell'uso dei device. Da qui l'idea di un bugiardino digitale, come per i farmaci.

Foto di Vitaly Gariev su Unsplash

La società Meta, che controlla Facebook, Instagram e WhatsApp, è stata chiamata in giudizio da 29 Stati americani con l'accusa di aver progettato le proprie piattaforme in modo da favorire un uso compulsivo da parte di bambini e adolescenti, con possibili conseguenze sulla loro salute. Sono 47, in realtà, gli Stati americani (più il distretto di Columbia) che hanno intrapreso azioni legali contro Meta, ma il nucleo principale dell'azione legale è stato portato avanti da 29 Stati.