fbpx La Spagna verso l'istituzione di un ufficio di consulenza scientifica al Parlamento | Scienza in rete
SciRe/

In Spagna al via un ufficio di consulenza scientifica al Parlamento

Tempo di lettura: 8 mins

Il 14 dicembre la Mesa del Congreso, l'organo di rappresentanza della camera dei deputati spagnola, ha deciso che firmerà un accordo per incaricare la fondazione pubblica FECYT di offrire al Parlamento un servizio di consulenza scientifica e tecnologica. È il risultato di un percorso iniziato tre anni fa da un gruppo di ricercatori spagnoli costituitisi nell'associazione 'Ciencia en el Parlamento'. La Spagna, dunque, si appresta a dotarsi di un ufficio che si occuperà di elaborare dei rapporti su temi di natura scientifica e tecnologica di interesse per i deputati e per la cittadinanza, su indicazione di un consiglio interno al Parlamento. Il Paese iberico si unisce così alle altre 23 nazioni che possono contare su un simile meccanismo di consulenza, tra queste purtroppo non figura ancora l'Italia. Abbiamo intervistato Eduardo Oliver, vice presidente di 'Ciencia en el Parlamento', per capire quali siano stati gli elementi determinanti per questo successo.

 

A tre anni dal lancio dell'iniziativa #CienciaenelParlamento il Congresso ha compiuto un passo importante verso la costituzione di un ufficio di consulenza scientifica per il Parlamento. Come funzionerà questo servizio?
L'ufficio di consulenza scientifica sarà esterno al Parlamento. La sua costituzione è stata affidata alla Fundación Española para la Ciencia y la Tecnologia (FECYT), ma la sua attività sarà guidata e supervisionata da un consiglio interno al Parlamento e costituito principalmente da deputati che potranno anche contare su un gruppo di scienziati ed esperti. Sarà compito del consiglio individuare i temi di natura scientifica e tecnologica su cui chiedere la redazione di rapporti e relazioni più o meno approfonditi all'ufficio di consulenza scientifica, raccogliendo sia i suggerimenti dei membri delle Cortes Generales (l'insieme delle due camere del Parlamento spagnolo, ndr) che quelli della cittadinanza. Per il Congresso e per noi di 'Ciencia en el Parlamento' questo è sempre stato un obiettivo fondamentale: coinvolgere tutti i rappresentati eletti dai cittadini per coinvolgere così la maggior parte della società. Gli scienziati di supporto al consiglio dovrebbere avere il compito di chiarire questioni scientifiche e anche di valutare se un certo argomento ha la "maturità" scientifica sufficiente per consentire all'ufficio di preparare un rapporto. Questo modello di funzionamento era stato proposto in un rapporto pubblicato a ottobre (disponibile qui, ndr) dopo aver passato in rassegna i diversi modelli di consulenza scientifica che sono già attivi in 23 Parlamenti in Europa e nel resto del mondo.

I canali attraverso cui la conoscenza scientifica raggiunge i parlamentari sono molti, sia formali che informali. Nel Parlamento spagnolo, in maniera molto simile a quanto accade in Italia, ci sono i centri studi e le audizioni degli esperti convocate dalle commissioni parlamentari. Come interagirà il neonato ufficio con questi meccanismi?
L'attività dell'ufficio di consulenza scientifica sarà prevalentemente di natura prospettica, mentre il lavoro dei centri studi e delle audizioni è esclusivamente reattivo, risponde cioè a questioni che riguardano proposte di legge in discussione alle camere o argomenti all'ordine del giorno nel dibattito parlamentare. Usiamo spesso un'analogia con le competenze necessarie per far fronte a un terremoto. Subito dopo l'evento sismico sono necessari pompieri e medici per salvare le persone e mettere in sicurezza gli edifici. Ma per valutare i danni e costruire strutture antisismiche sono necessari degli architetti, che preparino il territorio al prossimo terremoto. Ecco, l'ufficio che proponiamo ha il ruolo degli architetti, deve preparare il Paese alle sfide del futuro. Un'altra caratteristica che lo differenzia rispetto ai meccanismi già esistenti è un maggiore bilanciamento nei rapporti che verranno prodotti. I tecnici che lavoreranno nell'ufficio intervisteranno un'ampia rappresentanza di esperti nelle università, nelle industrie e nelle organizzazioni non governative e sintetizzeranno la conoscenza scientifica che esiste su un certo tema, utilizzando un linguaggio comprensibile per i politici. Al contrario, soprattutto nelle commissioni parlamentari, i deputati tendono a chiedere il parere di pochi scienziati con cui hanno un rapporto consolidato nel tempo e di cui si fidano e questo può causare una certa distorsione nell'analisi e nella comprensione dei problemi.

Cosa ha spinto il Congresso a scegliere di affidare a una fondazione esterna al Parlamento la costituzione e gestione dell'ufficio?
La prima ragione è di natura pratica. FECYT può assumere persone in maniera molto più dinamica rispetto a quanto può fare il Parlamento. Allo stesso tempo è relativamente semplice per il Parlamento stabilire un accordo con FECYT e destinargli dei fondi, visto che si tratta di una fondazione pubblica. In secondo luogo, il fatto che l'ufficio sarà esterno, renderà più facile la valutazione periodica del suo operato per capire se le cose stanno andando bene ed eventualmente modificarle o anche aumentare il budget per ampliare la sua attività. La decisione del Congresso è stata anche ispirata dal percorso del Parliamentary Office of Science and Technology (POST), l'ufficio di consulenza scientifica del Parlamento britannico, che è nato come associazione esterna e pian piano è stato allargato e integrato. L'ultima ragione che ha portato alla scelta di FECYT, la più importante, è che la fondazione ha una tradizione ben riconosciuta di comunicazione della scienza e della tecnologia al grande pubblico e ha esperienza e contatti internazionali nel campo della consulenza e della diplomazia scientifica.

La vostra iniziativa è nata esattamente tre anni fa, il 31 dicembre 2017. Nel frattempo il panorama politico in Spagna è cambiato, prima un cambio di governo, poi la convocazione di nuove elezioni e l'inizio di una nuova legislatura e di un terzo governo. Come si è evoluta l'attitudine verso la vostra proposta?
Devo dire che non è mai cambiata, è stata sempre estremamente positiva e collaborativa fin dall'inizio. I cambi di governo e le elezioni, oltre alla pandemia, hanno forse rallentato il processo, ma noi di 'Ciencia en el Parlamento' abbiamo sempre sentito forte la convinzione, da parte dei deputati, che un ufficio di consulenza scientifica fosse uno strumento estremamente utile al loro lavoro oltre a essere un'occasione per aprire l'istituzione alla cittadinanza. Quando abbiamo cominciato questo percorso il Congresso era presieduto da Ana Pastor, del partito popolare, che ci ha appoggiato dal primo momento ed è stata entusiasta dell'evento pilota organizzato a novembre del 2018 in occasione dei 40 anni della Costituzione Spagnola. E abbiamo ricevuto lo stesso sentimento positivo e solidale dall'attuale presidente, Meritxell Batet, dal partito socialista, così come da altri gruppi parlamentari.

Ci può dire qualcosa di più sull'evento del novembre 2018 e sul suo ruolo per l'intero progetto?
Abbiamo organizzato un incontro tra consulenti scientifici e parlamentari per permettere ai deputati di provare in prima persona l'utilità di questo tipo di servizio. Durante i lavori durati due giorni abbiamo affrontato 12 problemi relativi a quattro aree tematiche (scienze biologiche e salute, matematica fisica e ingegneria, ambiente ed energia, scienze sociali e umanistiche). I 12 problemi sono stati selezionati attraverso un bando pubblico aperto alla cittadinanza. Le oltre 150 proposte ricevute sono state poi analizzate dai parlamentari che hanno avuto voce in capitolo sulla scelta finale. Sempre grazie a un bando pubblico abbiamo scelto 25 candidati al ruolo di consulenti scientifici e gli abbiamo offerto due giornate di formazione dopo le quali hanno redatto dei rapporti sugli argomenti selezionati e li hanno presentati ai deputati. È stato un grande successo perché i parlamentari hanno potuto sperimentare il funzionamento dell'intero meccanismo, dalla selezione dei temi alla lettura dei rapporti e si sono convinti della sua utilità.

Che tipo di profilo avevano i consulenti scientifici che avete selezionato?
Abbiamo preferito persone con un forte background scientifico e con delle esperienze nel campo della comunicazione della scienza. È necessario avere competenze scientifiche, ma non essere degli specialisti. In altre parole è importante avere familiarità con il metodo scientifico per capire che una singola pubblicazione non esaurisce la conoscenza scientifica su un dato argomento, ma allo stesso tempo è importante essere consapevoli del funzionamento delle istituzioni democratiche e saper scegliere il linguaggio giusto.

Quali sono stati gli elementi fondamentali per il successo della vostra iniziativa? E cosa ha reso la vostra associazione un soggetto credibile e meritevole di attenzione per i politici?
Abbiamo sempre parlato a tutti i gruppi parlamentari presenti nelle Cortes, senza avere alcun pregiudizio ideologico. Di ritorno abbiamo sempre ottenuto grande interesse. Tutte le forze politiche hanno riconosciuto che lo strumento che proponevamo avrebbe facilitato il loro lavoro. È stato chiaro durante l'intero percorso che non volevamo sostituire la scienza alla politica. Le decisioni restano politiche, ma i legislatori possono basarle sulla migliore conoscenza scientifica disponibile. Credo che abbiamo colto un bisogno sempre più urgente visto il contenuto crescente di aspetti scientifici e tecnologici nei problemi che i Parlamenti si trovano ad affrontare. Inoltre la scienza è sempre più al centro del dibattito pubblico e l'istituzione di un ufficio di consulenza scientifica è stata riconosciuta come un'occasione importante per stabilire un dialogo con la cittadinanza. Per quanto riguarda il nostro accreditamento, ritengo sia stato il risultato dello studio che abbiamo condotto sul tema della consulenza scientifica che abbiamo potuto mettere in pratica durante l'evento organizzato a novembre del 2018. Abbiamo approfondito i diversi meccanismi esistenti e li abbiamo riassunti e descritti per cercare di individuare la forma più adatta al Parlamento spagnolo. Altro elemento fondamentale è stato quello di studiare e comprendere le ragioni per cui iniziative simili alla nostra avevano fallito in passato. Ma forse la cosa più importante è stato il riconoscimento sociale e il sostegno di molte persone e istituzioni che hanno anche compreso la necessità di avvicinare la conoscenza scientifica al processo di decisione dei politici.

Quanto è stato importante il ruolo della Fundación Española por la Cienca Y la Tecnologia?
Sicuramente ha accelerato il processo di decisione. FECYT è una fondazione nata nel 2001 all'interno del Ministero della Scienza e dell'Innovazione e ha come compito quella di favorire e rafforzare il legame tra scienza e società alimentando così l'ecosistema dell'innovazione spagnolo. Per sua missione non produce nuova conoscenza ma ne favorisce la diffusione presso la cittadinanza e le imprese ed è coinvolto nelle reti della consulenza e della diplomazia scientifica internazionale. Questo suo posizionamento, insieme all'aiuto degli altri collaboratori di 'Ciencia en el Parlamento', ci ha permesso di invitare in Spagna i membri di altri uffici di consulenza scientifica parlamentari in Europa per formare, informare e incontrare i nostri deputati. Tuttavia, il successo della nostra iniziativa è stato possibile solo grazie al supporto di molte istituzioni e persone. Siamo solo all'inizio di un processo di inclusione della scienza come fonte di informazione. Dobbiamo costruire un ecosistema in cui l'ufficio, così come altri meccanismi che già esistono, lavorino in modo che la scienza sia utile per i politici e per la società.

Aiuta Scienza in Rete a crescere. Il lavoro della redazione, soprattutto in questi momenti di emergenza, è enorme. Attualmente il giornale è interamente sostenuto dall'Editore Zadig, che non ricava alcun utile da questa attività, se non il piacere di fare giornalismo scientifico rigoroso, tempestivo e indipendente. Con il tuo contributo possiamo garantire un futuro a Scienza in Rete.

E' possibile inviare i contributi attraverso Paypal cliccando sul pulsante qui sopra. Questa forma di pagamento è garantita da Paypal.

Oppure attraverso bonifico bancario (IBAN: IT78X0311101614000000002939 intestato a Zadig srl - UBI SCPA - Agenzia di Milano, Piazzale Susa 2)

altri articoli

Agamben e Cacciari sul green pass. Tu chiamale se vuoi "argomentazioni"

Il filosofo Giovanni Boniolo si diverte a scrivere una "nota" all'ormai famosa "nota" che Massimo Cacciari e Giorgio Agamben (a sinistra e a destra nella foto) hanno scritto a proposito del Green Pass, in cui si adombra l'avanzare di una pericolosissima dittatura sanitaria. Ma lo stesso allora si potrebbe dire per la patente, e per l'infinità di altri documenti. che ci portiamo appresso per accedere a un serie di servizi. 

Ho letto, con atteggiamento poco atarassico – devo ammetterlo –, nel sito dell’Istituto italiano per gli Studi Filosofici la nota del 26 luglio sul decreto “green pass” scritta da due noti intellettuali italiani: uno, Giorgio Agamben, con un seguito anche internazionale; l’altro, Massimo Cacciari, molto più italico. Li apprezzo entrambi.