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Ricerca: la buona greppia fa la buona bestia

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THE VERNON GALLERY, THE SCANTY MEAL., J.F. Herring, Painter. E Hacker, Engraver. Size of the Picture, 2 ft 5¼ in by 1 ft 9½ in.

Tre cavalli aveva il fattore: Giacinto, Asclepio e Aristide. Passarono gli anni e nella greppia c’era sempre meno biada perché i tempi erano grami. A un certo punto il fattore decise che era venuto il momento di premiare il cavallo migliore, che avrebbe partecipato alla corsa dell’anno. Così cominciò a dare più biada a Giacinto togliendone un po’ ad Asclepio e Aristide. Anno dopo anno la biada diminuiva, e quel poco che c’era passava dai due cavalli sempre più magri a quello più in forze. Venne il giorno della gara. Il fattore mise i finimenti al cavallo prediletto e si avviò all’ippodromo. Verso sera la moglie lo vide tornare. "Com’è andata?". "Giacinto ha vinto", rispose baldanzoso il fattore. La moglie abbracciandolo gli disse: "Ho però due brutte notizie da darti: Asclepio è morto di fame e Aristide è scappato dalla stalla".

Il rapporto RIO sullo stato della ricerca italiana 2017, che ogni anno viene compilato per la Commissione Europea, richiama questa parabola. Per premiare Giacinto non bisognava sottrarre la biada ad Asclepio e Aristide, ma aggiungerla.

Le cose come sappiamo sono andate diversamente, come spiega il rapporto. Dal 2008 al 2016 i soldi per la ricerca in Italia sono diminuiti. In particolare il finanziamento pubblico alla ricerca è sceso di 2 miliardi rispetto ai 9 miliardi del 2007. Una perdita secca del 23%, che ha messo a stecchetto università e centri di ricerca. A causa dei tagli, professori e ricercatori universitari sono scesi del 17% dal 2009 al 2015, da 60.000 a 50.000.

Il numero dei laureati stagna intorno al 25% contro il 38% della media europea. E dopo laurea e dottorato, vista l’aria che tira, si va sempre di più all’estero: dal 6% dei dottori di ricerca nel 2009 al 13% nel 2014. 

Faremmo un torto al rapporto RIO se riportassimo solo le cattive notizie. In realtà la ricerca italiana continua ad avere ottimi risultati nel mondo: lo share delle pubblicazioni è passato dal 3,3% al 3,9%, le citazioni dal 4,1 al 5,9%, il numero medio di citazioni per articolo è di 9,7 rispetto alla media europea di 8,1. Risultati che non vengono replicati purtroppo nei progetti europei, dove il nostro tasso di successo è molto inferiore a quello degli altri paesi (si veda in particolare l'ultima riga riassuntiva nella tabella che segue).

“Considerando la mancanza di nuove leve nel mondo della ricerca e l’invecchiamento dei ricercatori che man mano andranno in pensione, è probabile un peggioramento progressivo delle performance” spiega uno dei tre autori del rapporto, Mario Pianta, dell’Università Roma Tre.

Nell’ultimo anno e mezzo alcune misure sono state messe in campo per contrastare il declino della ricerca italiana, che il rapporto RIO non manca di elencare: dopo vari anni di ristagno dei bandi competitivi, per esempio, l’ultimo PRIN ha portato la bella sorpresa di 391 milioni di euro per il prossimo triennio, una cifra mai raggiunta prima. La legge di stabilità 2018 ha anche avviato un finanziamento alla ricerca di base di 45 milioni di euro, peraltro non assegnato per un terzo a causa di criteri troppo selettivi. Un finanziamento di 271 milioni di euro (dal 2018 al 2022) è stato riservato a 180 dipartimenti universitari di eccellenza in base a una selezione di merito. Sul fronte della ricerca e innovazione industriale le misure contenute in Impresa 4.0 e il credito d’imposta per le aziende che investono in ricerca e nuovi macchinari hanno dato qualche segnale di resipiscenza. Il Programma nazionale per la ricerca 2015-2020 (qui un nostro commento) con il suo tentativo di ridisegnare la strategia di “specializzazione intelligente” ha cercato di definire le aree prioritarie in cui investire con una particolare attenzione al Sud del Paese.

Il rapporto si sofferma su queste misure con valutazioni non sempre positive, laddove, per esempio, anziché iniettare nuove risorse in un settore ormai asfittico ricorre a strumenti indiretti (come il credito d'imposta) che non sembrano in grado di diversificare e ridare brio alla ricerca & sviluppo delle imprese.

Come hanno affermato le Accademie delle scienze dei G7 nel 2017, bisogna tornare a far crescere gli investimenti netti in ricerca per far ripartire la crescita, puntando su ricerca di base, infrastrutture, prodotti ad alto valore aggiunto di conoscenza e open access.

Se affami la bestia l'ammazzi. La buona greppia fa la buona bestia.

 

Note
L. Nascia, M. Pianta, G. La Placa, RIO Country Report 2017: Italy, JRC Science Hub, 2018.
Grafici e tabelle sono tratti da: Rapporto biennale sullo stato del sistema universitario e della ricerca, ANVUR 2016.

 


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