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Il Parlamento non boicotti la sperimentazione animale

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Come attestato dal rapporto del Ministero della Salute, le alternative alla sperimentazione animale per la ricerca su xenotrapianti e sostanze di abuso non ci sono. Ciononostante, il Parlamento non ha ancora messo in agenda il rinnovo della proroga agli insensati divieti imposti dagli animalisti, in scadenza il 31 dicembre. Foto: Topo a molla.

Tempi grami per chi si occupa di sperimentazione animale in Italia. È nota la vicenda dei ricercatori italiani delle Università di Torino e Parma vincitori di un prestigioso bando ERC per studiare il modo di curare una rara forma di cecità, per cui è necessario utilizzare primati non umani, minacciati con pallottole recapitate via posta a casa loro. Successivamente la loro ricerca è stata sospesa da una sentenza del Consiglio di Stato.

Difficoltà di ogni sorta riguardano in realtà moltissimi gruppi di ricerca - che si occupino in Italia di vaccini anti Covid, trapianti da animali, sostanze di abuso e altri ambiti - che ormai preferiscono far sviluppare la parte sperimentale all’estero. O trasferirsi direttamente oltre confine per proseguire le loro ricerche salva-vita.

Questo accade perché la Direttiva europea sulla protezione degli animali utilizzati in ricerca, risalente al 2010, è stata recepita nel nostro paese con un decreto del 2014 (D.Lgs n. 26 del 2014) che impone ulteriori restrizioni sia sull’uso di primati non umani che sulla possibilità di effettuare sperimentazioni relative ai meccanismi d’azione delle sostanze d’abuso (droghe, alcol, farmaci e tutto ciò che può indurre dipendenza) e alla messa a punto degli xenotrapianti d’organo. Per quanto sia poco noto, nell’ambito dei trapianto d’organo una delle principali difficoltà è quella del reperimento di organi compatibili; la ricerca sta quindi cercando, con discreto successo, di generare organi da cellule staminali del paziente, farli crescere in ospiti animali (generalmente maiali o primati) dai quali al momento opportuno verrano trapiantati nel paziente originario. Una volta messa a punto questa tecnologia potrà permettere di risolvere il terribile problema della carenza di organi e ridare una vita normale a milioni di pazienti.

Queste restrizioni non solo sono chiaramente ingiustificate perché frenano la ricerca sulla prevenzione e cura di malattie importanti in assenza di metodi alternativi a quelli animali ma sono anche fuori legge per l’Europa, motivando infatti una procedura di infrazione tuttora in corso. Ciò accade perché il partito trasversale degli “animalisti”, capitanato da Loredana De Petris (LEU), Michela Vittoria Brambilla (Movimento Animalista), Doriana Sarli e Paola Taverna (Movimento 5 Stelle), conduce da anni una lotta ideologica contro la sperimentazione animale ben al di là di quanto disposto dalla Direttiva europea, recepita senza fantasiose aggiunte da tutti gli altri Paesi dell’Unione.

Fino ad oggi, alcuni di questi divieti sono stati soggetti a proroghe annuali dal Parlamento attraverso emendamenti nelle leggi di bilancio o nel Milleproroghe. Quest’anno si rischia invece di veder scadere la proroga di tali sperimentazioni al 31 dicembre perché il Parlamento non ha al momento nemmeno accettato di discutere la possibilità di correggere queste storture tramite emendamenti nella legge di bilancio (pur se presentati non sono stati inseriti nella lista degli emendamenti ritenuti essenziali), lasciando ancora come ultima possibilità un ennesimo inserimento nel Decreto Milleproroghe, dando una chiara idea di come questo Governo “decida di non decidere”.

Gli emendamenti, appoggiati con una lettera aperta di Research4Life da moltissime università, centri di ricerca, associazioni e fondazioni come Gruppo 2003, AIRC e Telethon, sarebbero chiaramente una soluzione di compromesso, che non garantirebbe la necessaria stabilità alla ricerca in questi settori. Molto meglio sarebbe cancellare una volta per tutti questi divieti assurdi che non fanno onore alla politica italiana. Lo hanno ribadito con chiarezza negli ultimi mesi diversi documenti, l’Accademia dei Lincei, il Comitato nazionale di bioetica, lo stesso Ministero della salute e più recentemente la Conferenza dei rettori delle università italiane (CRUI). Il messaggio principale di questi documenti è che la ricerca rispetta il benessere animale e che cerca attivamente metodi alternativi, ma che questi non possono al momento sostituire in molti campi della medicina il ricorso a organismi complessi e pertanto più simili all’uomo come gli animali da laboratorio.

Come ha detto nel suo recente discorso al Senato, la farmacologa e Senatrice a vita Elena Cattaneo, «chi si oppone alla sperimentazione animale (il 97% della quale condotta su topi e ratti) dev’essere consapevole che la sua posizione, se avallata dalle istituzioni, condannerebbe il mondo a soccombere di fronte a un virus, rinunciando a poterlo combattere e sconfiggere con vaccini e cure che arriveranno grazie anche alla sperimentazione animale».

 

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