Oro dagli asteroidi e asparagi da Marte

Tempo di lettura: 3 mins
Pagine: 
170
Prezzo: 
16,00 euro
Titolo: 
Oro dagli asteroidi e asparagi da Marte
2015
Autore: 
Giovanni F. Bignami e Andrea Sommariva
Mondadori Università
Anteprima: 
Credete che solo sulla Terra ci siano miniere di metalli preziosi? Se pensate questo, vi state sbagliando. Parola di Giovanni Bignami, accademico dei Lincei e presidente dell’INAF.
Miniatura: 
Lingua: 
italiano

Credete che solo sulla Terra ci siano miniere di metalli preziosi? Se pensate questo, vi state sbagliando. Parola di Giovanni Bignami, accademico dei Lincei e presidente dell’INAF.
Le promesse di Bignami sono immortalate nel suo ultimo saggio, edito da Mondadori Università, Oro dagli asteroidi e asparagi da Marte”, scritto a quattro mani con un economista internazionale, Andrea Sommariva, che sostiene, dal punto di vista strategico e di impatto sul mercato, le ardite, ma possibili, idee del poliedrico astrofisico.
Che Bignami ci abbia meravigliato più di una volta con le sue teorie è ben noto. Ma questa volta, oltre a sorprenderci, ci mostra una serie di dati e di previsioni in cui tutto appare molto concreto e fattibile.
Spazio, ultima frontiera. Eccovi i viaggi dell’astronave Enterprise durante la sua missione…” Citando l’incipit dei film della serie Star Trek, se fossimo giunti a questo punto della storia, l’astrofisico russo Nicolai Kardashev avrebbe dichiarato che il nostro tipo di civilizzazione sarebbe di tipo III, ossia di tipo Galattico. A oggi, però, non abbiamo nemmeno raggiunto il tipo I, ovvero una civilizzazione di tipo planetario, in grado di utilizzare tutte le risorse disponibili di un pianeta, sfruttando abilmente la potenza di un intero mondo.

L’homo sapiens non è nato per rimanere sulla Terra. In soli 140 mila anni, uscendo dall’Africa, si è disperso su tutto il pianeta. In altri 140 mila anni, o forse molto meno, si disperderà tra le stelle. Da qui ad allora, i primi tentativi di uscire dal “girello” del mondo li abbiamo già fatti e, adesso, è il momento per spingerci più in là. Il nostro non è un salto nel buio, ma grazie al progredire della conoscenza astronomica, al supporto di telescopi di nuova tecnologia e lo studio di motori a propulsione nucleare, sappiamo dove mettere i piedi.
La prima tappa saranno gli asteroidi vicini a noi, perché contengono molti metalli, come quelli del gruppo del platino (MGP), il cobalto, il ferro, il nikel, l’oro e il germanio, in concentrazioni altamente superiori rispetto al mantello terrestre. Chissà se l’asteroide “6852Nannibignami”, che dall’autore prende il nome, è fatto tutto d’oro. Lo scopriremo presto.

L’idea di estrarre metalli dagli asteroidi, che sembra rasentare la fantascienza, ora è oggetto della prossima missione della NASA e - qui sta la novità – dei progetti di alcune società private, in particolare negli Stati Uniti. Parliamo di nomi famosi, come Erich Schmidt e Charles Simonyi (Planetary Resources-Google).
Nel saggio è già tutto stimato: prezzo del minerale, vendite annuali, costi operativi, costo dell’investimento, tasso di sconto e tempo intercorso tra inizio del progetto e vendita dei metalli. Un vademecum del perfetto astro-imprenditore.
Arrivati a metà libro, ci sembra di aver imparato molto, ma Bignami e Sommariva ci spiegano che è solo l’inizio. Il bello deve ancora venire. Lo sfruttamento degli asteroidi aiuterà a raggiungere l’obiettivo di più lungo termine: l’esplorazione e la colonizzazione di Marte. E qui ce n’è per tutti, perché, per arrivare su Marte e costruire una base permanente, sono necessari:  ingegneri nucleari e civili, meccanici, architetti, informatici, botanici, giardinieri e cuochi che sappiano cucinare gli asparagi, grossi e saporiti, grazie al ferro contenuto nella sabbia marziana.

I candidati ideali per vivere su Marte saranno tutti quegli individui che attribuiscono un alto valore alla libertà individuale e all’autorealizzazione, che sono alla ricerca di nuove opportunità e sono spinti dal desiderio di esplorare: la versione moderna degli uomini e delle donne di frontiera. Forse questa sarà la nuova specie del genere Homo. 

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L'annientamento della popolazione ebraica sul posto, al di fuori dei campi di sterminio, che i nazisti perpetrarono nella loro avanzata verso est dal mar Baltico al mar Nero, copre numericamente quasi la metà della Shoah. Babij Jar è un burrone non lontano da Kiev che, quando i tedeschi occuparono la città ucraina nel settembre del 1941, divenne la tomba della popolazione ebraica residente. E di intellettuali, partigiani ucraini, soldati prigionieri, addirittura calciatori della Dinamo che non si erano voluti far battere dalla squadra delle Forze Armate tedesche, ladri comuni, decine di migliaia di rom. A questo luogo, o meglio a ciò che rappresenta, Evgenij A. Evtušenko dedicò un poema, i cui versi sono stati immortalati dalla loro inclusione nella sinfonia n° 13 di Dmitrij D. Šostakovič. Poiché la sua intenzione era di rendere omaggio alle vittime innocenti non solo del nazismo, ma anche dello stalinismo, Šostakovič chiese poi a Evtušenko altri testi da introdurre nella sinfonia, che furono poi modificati su pressione di Nikita Chruščëv: “Vorrei scrivere una sinfonia per ciascuna delle vittime, ma è impossibile ed è per questo che dedico a tutte loro la mia musica”.
L'articolo di Simonetta Pagliani in occasione del Giorno della Memoria.
Crediti immagine: armenanno/Pixabay. Licenza: Pixabay License

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