fbpx Nuclear Security Summit 2016: nulla di nuovo contro l'"inverno nucleare" | Scienza in rete

Nuclear Security Summit 2016: nulla di nuovo contro l'"inverno nucleare"

Primary tabs

Tempo di lettura: 3 mins

Venerdì 1 Aprile si è concluso a Washington il quarto Nuclear Security Summit, certamente ultimo con questo formato e ultimo della Presidenza Obama, che aveva proposto questa serie di incontri ad alto livello nel suo discorso a Praga nel 2009. I precedenti si erano tenuti nel 2010 a Washington, nel 2012 a Seoul e nel 2014 a L’Aia. Obiettivo principale di ognuno di questi Summit era la creazione di un sistema globale di controlli e garanzie che impedisse a gruppi terroristici di impadronirsi di materiale nucleare (Uranio arricchito e/o Plutonio) per la costruzione di “bombe sporche” (in grado di rilasciare grandi quantità di materiale radioattivo) o addirittura di un ordigno a fissione. 

Come prevedibile, ancor più che nel passato, i lavori del Nuclear Security Summit 2016 si sono concentrati sul pericolo del terrorismo nucleare, e gli “Action Plans” approvati alla conclusione dei lavori riguardano sostanzialmente il supporto alle Nazioni Unite, all’Interpol, al Global Initiative to Combat Nuclear Terrorism, all’IAEA di Vienna per la lotta al terrorismo nucleare (qui).

Ben poca attenzione è stata però dedicata al problema degli arsenali nucleari dei P5 (Stati Uniti, Federazione Russa, Regno Unito, Francia, Cina) nonché di India, Pakistan e Israele, e ai pericoli della proliferazione orizzontale delle armi nucleari, con l’eccezione della reiterata preoccupazione per i programmi nucleari e di sviluppo missilistico della Corea del Nord. E mi sembra chiaro che fino a che resteranno installate circa 15.000 armi nucleari, di “Sicurezza Nucleare” non ce ne sarà.

L'assenza di Vladimir Putin tra i più di cinquanta Capi di Stato riunitisi a Washington è un segno quanto mai significativo e preoccupante del cammino che ancora deve essere fatto per arrivare a quel mondo libero da armi nucleari che lo stesso presidente Obama auspicava nel suo discorso di Praga del 2009, per il quale ricevette poi il Premio Nobel per la Pace, e che è da sempre l’obiettivo delle Conferenze Pugwash e dell’Unione Scienziati Per Il Disarmo.

I Parlamentari per la Non-Proliferazione e il Disarmo Nucleare, alla vigilia dell’apertura del NSS, hanno inviato ai Capi di Stato e ai delegati una lettera aperta “Sustainable nuclear security requires universal non-proliferation controls and nuclear disarmament measures” nella quale ribadiscono che solo eliminando tutte le armi nucleari si potrà eliminare il rischio che queste siano usate da un gruppo terroristico o da uno Stato per errore o per follia.

Penso che per avviare il cammino verso un mondo libero da armi nucleare sia necessario anche il contributo della società civile, forse oggi drammaticamente disattenta nei confronti di questi problemi e pericoli e magari, in parte, anche ottusamente impegnata a fomentare razzismo e a creare nuove e mantenere vecchie ingiustizie.

Francesco Lenci, già Dirigente Ricerca CNR Membro del Council delle Pugwash Conferences e del Consiglio Scientifico dell’USPID. Le idee e le opinioni riportate in questo articolo sono personali dell'autore e non rappresentano le posizioni delle Istituzioni.

Il nuovo video di New York Times sull'Inverno nucleare.


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

(Ri)guardare ER nel 2026

screenshot dalla sigla di ER Medici in prima linea

Rimesso a disposizione su Netflix, "ER – Medici in prima linea" resta un caposaldo dei medical drama. Rivederla a oltre trent’anni dal debutto non significa solo ritrovare casi clinici e personaggi, ma misurare quanto siano cambiati la medicina e il lavoro sanitario non meno delle rappresentazioni sociali della malattia. E forse anche accorgersi che, più delle pratiche e della realtà, a evolversi rapidamente sono stati i modi di raccontarle.

Nell'immagine di copertina: screenshot dalla sigla di ER - Medici in prima linea

Netflix ha messo a disposizione sulla sua piattaforma la serie ER – Medici in prima linea. Per chi l’aveva appassionatamente seguita ai tempi, odi et amo: da una parte ci toccano 15 anni di puntate da rivedere, dall’altra è l’occasione di immergersi in una serie nota, amata e che ha letteralmente fatto la storia di enorme successo dei medical drama. E, in questo modo, anche di farsi due conti su come è cambiata non solo la medicina sensu strictu, ma anche i suoi rapporti con la società e il modo di raccontarla.