Human Technopole: un dibattito che investe il nostro futuro

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Il dibattito sul progetto Human Technopole (HT) per il recupero degli spazi dell’Expo è di grande rilievo, e potrebbe servire a riflettere sul modo in cui il Paese intende utilizzare le sue risorse per investire sul futuro. Temo tuttavia che molti non colgano i motivi di una discussione a volte un po’ tecnica: si tratta di un tema davvero alto, che coinvolge tutti, perché tutti concorriamo al finanziamento della ricerca scientifica.

Come medico e scienziato, sento una grande responsabilità nei confronti dei cittadini italiani ed europei che sostengono la mia ricerca, perché l’attività del mio laboratorio è sostenuta da finanziamenti pubblici. Ho il privilegio di vivere in un Paese abbastanza ricco da poter destinare parte delle sue risorse alla ricerca scientifica: un paese più povero non avrebbe potuto concedermi questa possibilità. La scelta di finanziare la ricerca è infatti propria di Paesi che sentono di poter stanziare risorse per qualcosa che avrà un impatto sulla vita dei loro cittadini in un futuro che potrebbe anche essere lontano. Una scelta coraggiosa quindi, perché scommette sul futuro, e generosa, perché utilizza risorse che, anche in un Paese avanzato, potrebbero essere utilizzate per necessità più immediate.

Ritengo quindi coraggiosa e generosa la scelta di investire su HT. Tuttavia, se lo scienziato deve sentire un obbligo morale verso chi gli offre i mezzi per lavorare, altrettanto forte dovrebbe essere il senso etico del politico, che si assume l’onere della scelta e mette in moto i meccanismi per realizzarla. Per questo non mi è piaciuta l’apparente estemporaneità dell’idea: HT non può essere uno specchio su cui si riflette la vanità o il bisogno di consenso della Politica. Ma ancor meno mi è piaciuta la mancanza di una riflessione forte sulle modalità attraverso cui realizzare HT. Le risorse pubbliche non possono essere affidate senza valutazione e selezione a soggetti decisi politicamente, per quanto qualificati essi siano.

Serve invece una valutazione comparativa: attenta, autorevole, trasparente. La triste constatazione che questo è spesso mancato nel nostro Paese non può servire da scusa: vanno perseguite politiche atte a correggere la situazione e ad allinearci con i Paesi avanzati con cui giustamente vogliamo confrontarci. Ecco perché anche noi ci dobbiamo dotare di un’Agenzia per la Ricerca, di un ente terzo, indipendente dalla politica e dalla comunità scientifica. Un’idea ampiamente condivisa dai più autorevoli scienziati italiani, ma su cui ancora manca la risposta del Governo.

La ricerca scientifica si basa su regole etiche che non investono solo la sua conduzione, ma anche il suo finanziamento. Su queste regole non è ammissibile alcuna deroga, da parte di nessuno: politici, dirigenti di enti di ricerca, ricercatori. Le esternazioni del Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che si dichiara pronto a rinunciarvi, sono del tutto inaccettabili. Non potrà esserci alcuna rinascita della tradizione scientifica del nostro Paese se non su basi etiche certe. Il caso HT potrebbe rappresentare l’occasione per una ridefinizione ed una ripartenza. 

 


 

Lettera aperta dei ricercatori su Human Technopole

(Nel frattempo è arrivata in redazione una lettera aperta dei ricercatori di alcuni istituti CNR sempre sul caso Human Technopole, per la quale è stata avviata una raccolta di firme) 

A: Presidente della Repubblica: Sergio Mattarella        
Presidente del Senato: Pietro Grasso
Presidente della Camera: Laura Boldrini
p.c.  
Presidente del Consiglio: Matteo Renzi
On. Elena Cattaneo


Come ricercatori siamo abituati a competere per finanziare le nostre ricerche: partecipiamo a bandi pubblici, le nostre proposte progettuali sono soggette a valutazione e spesso progetti valutati come eccellenti non sono finanziati, per l'esiguità delle risorse disponibili. Ma accettiamo i risultati se sappiamo che la valutazione risponde a criteri di merito. Per questo motivo la notizia che il governo ha affidato oltre 1 miliardo e mezzo di Euro per la realizzazione dello Human Technopole all'IIT (Istituto Italiano di Tecnologia) senza alcun bando pubblico ci ha profondamente amareggiato e deluso. La senatrice Cattaneo ha invitato i ricercatori a farsi sentire: “Gli atenei, i centri di ricerca e i singoli ricercatori non possono tacere. Se decideranno di farlo, non si potrà fare molto in futuro.” [1]

Concordiamo con la senatrice Cattaneo: "L'IIT dice che non farà tutto da solo. Recluterà, con i soldi pubblici, ricerche (cioè idee) di altre istituzioni. Deciderà a chi e come distribuire i finanziamenti. Quali spazi assegnare e a chi. In altre parole l'IIT riceve e ri-eroga fondi pubblici [….] quando ogni studioso avrebbe il pieno diritto di accedere ai fondi direttamente alla fonte pubblica, con l'idea di cui è depositario, senza pagare pegno al Re Mida di turno" [2]  

Ci si chiede come mai sia stato scelto l'IIT, fondazione di diritto privato sostenuta da risorse pubbliche [3], anche rispetto ai dubbi relativi alla trasparenza nell'uso delle risorse pubbliche, alla governance dell'Istituto, alla procedura per la selezione del direttore scientifico e la durata del suo mandato (12 anni). Risulta che molte altre istituzioni pubbliche svolgono una ricerca di qualità pari o anche superiore a quella dell'IIT, utilizzando i criteri della Valutazione della Qualità della Ricerca dell'ANVUR. [4]

Nell'ultimo bando FET-Open del programma europeo Horizon2020 sono stati finanziati 2 progetti a coordinamento italiano (su un totale di 13 approvati su 822 proposte), entrambi a guida CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche). Su 29 progetti FET-Open con partecipazione italiana finora finanziati, in 14 partecipano Università italiane, in 7 il CNR e in 1 l'IIT. [5] Quindi altri enti di ricerca italiani, non solo l’IIT, hanno titoli scientifici e capacità competitive di alto livello. Ci chiediamo che senso abbia la creazione di un nuovo polo di ricerca con competenze che sono già presenti presso altri enti pubblici di ricerca.  

Questa operazione ci sembra in palese contraddizione con quanto recentemente affermato dal nostro Presidente del Consiglio: “la richiesta di valorizzare il merito e di creare un ambiente competitivo e stimolante per la ricerca, è la nostra”. [6]  
Quindi, vogliamo esprimere pubblicamente il nostro pensiero: la valutazione della ricerca e il suo conseguente finanziamento devono basarsi su procedure aperte, libere, trasparenti, competitive per tutti i ricercatori.    

[1] Elena Cattaneo: “Scienza all’Expo, ecco perché insisto sul no al progetto” (Repubblica, 19 marzo 2016)
[2] Human Technopole, la scienza all'Expo e la favola del pifferaio (Repubblica, 25 febbraio 2016)
[3] Domande sull’Istituto Italiano di Tecnologia (ROARS, 17 dicembre 2015)
[4] IIT? Un’ “eccellenza” da 100.000 € ad articolo, due volte meno efficiente del Politecnico di Bari (ROARS, 16 novembre 2015)
[5] Dati Ufficiali CORDIS al 15-3-2016.
[6] Renzi: "Cari ricercatori, più fondi e cattedre: vi spiego il mio piano per salvare la scienza" (Repubblica, 26 marzo 2016)

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E dai che si fa per ridere. Che cosa? Della serissima divulgazione scientifica. Preferire il sentiero della comicità e della simpatia per spiegare al grande pubblico le ultime scoperte da Nobel o per aiutare gli studenti a fissare le definizioni più ostili suona come un colpo di grazia che metta a tacere ogni discussione sulla questione delle questioni: fino a che punto, ma soprattutto in che modo, si può semplificare o facilitare la comprensione di concetti o teoremi scientifici impegnativi senza sminuirne l’importanza o la complessità?