Attivisti e visionari, i fisici per la pace

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Einstein. Credit: Janeb13 / Pixabay. Licenza: CC 0 1.0.

A metà ottobre del 1914, il fisico Albert Einstein, 36 anni, e il fisiologo Georg Friedrich Nicolai, 40 anni, scrivono un appello agli europei. La Prima guerra mondiale è cominciata da poco più di due mesi e l’Europa è spaccata in due.

Einstein-Nicolai: l’appello del 1914

Novantatré intellettuali tedeschi, tra cui Max Planck, il fisico tedesco che ha portato Einstein a Berlino come membro dell’Accademia delle scienze di Prussia, hanno appena firmato un manifesto che giustifica l’operato delle forze armate della Germania. Einstein e Nicolai rispondono con il loro appello agli “europei colti e benintenzionati” perché si sveglino e chiedano la pace, ma anche l’unità politica dell’Europa: “E’ questa unione che dovrebbe poi parlare e decidere”.

Comincia raccontando questo episodio il libro Fisica per la pace. Tra scienza e impegno civile, una raccolta di contributi di voci diverse curata da Pietro Greco (Carocci editore, pp. 209, € 21,00) che ricostruisce attraverso nove esempi la storia dell’attivismo di alcuni scienziati contro la guerra. E’ giusto così, perché, anche se Einstein non fu il primo scienziato a battersi per la pace, è l’uomo che ha influenzato probabilmente più di qualsiasi altro la storia del pacifismo mondiale. L’appello del 1914 è la sua prima uscita politica pubblica su questo tema ed è anche il primo documento pubblico a favore dell’unità europea, poco importa che ebbe poca visibilità e ottenne l’adesione solamente di altri due scienziati.

Il Manifesto Russell-Einstein

Oltre quarant’anni dopo le cose andarono diversamente: il 9 luglio del 1955 la sala della conferenza stampa in cui venne presentato quello che passò alla storia come Manifesto Russell-Einstein era piena di rappresentanti di giornali, radio e televisioni di tutto il mondo e i concetti che vi venivano espressi ebbero una larga risonanza, racconta Alessandro Pascolini. Tutto nasceva da una trasmissione radiofonica della BBC andata in onda l’anno precedente nella quale il filosofo e matematico Bertrand Russell lanciò un messaggio “per far comprendere al mondo i pericoli verso cui stava correndo ciecamente a testa bassa”, come ricordò successivamente lui stesso. Il messaggio era stato sollecitato dall’avvento della bomba H e dalle informazioni sul suo potere altamente distruttivo che non erano ancora di dominio pubblico. Il testo venne spedito dallo stesso Russell a Einstein insieme a una lettera perché partecipasse a un’iniziativa di più ampio respiro per produrre una dichiarazione “sull’imperativa necessità di evitare una guerra”. Einstein aderì con entusiasmo e passò all’azione suggerendo come muoversi per dare risalto all’iniziativa e fornendo alcuni nomi di scienziati da contattare. Il 5 aprile del 1955 Russell mandò a Einstein la bozza finale del manifesto, l’11 aprile Einstein rispose con una breve lettera che approvava il testo. Una settimana dopo il fisico morì. Il manifesto, che conteneva un appello universale perché non si scegliesse la guerra e quindi la morte (“Ci appelliamo da esseri umani a esseri umani: ricordate la vostra umanità e dimenticate il resto”), proponeva anche una conferenza di scienziati per valutare i pericoli dello sviluppo delle armi di distruzione di massa.

La Conferenza di Pugwash

La conferenza si svolse nel 1957 a Pugwash, un villaggio di pescatori della Nuova Scozia che aveva dato i natali a Cyrus Eaton, l’industriale che si offrì di finanziarla. Da allora la Pugwash Conferences on Science and World Affairs ha proseguito il suo lavoro organizzando conferenze per ridurre il pericolo di conflitti armati. Dal 1957 al 1973 il segretario generale dell’organizzazione fu il fisico Joseph Rotblat. Nel 1995 Rotblat e Pugwash Conferences on Science and World Affairs hanno vinto il premio Nobel per la pace “Per i loro sforzi volti a diminuire il ruolo svolto dalle armi nucleari nella politica internazionale e, sul lungo periodo, per eliminare queste armi”.

Amaldi e la nascita del CERN e dell’ESA

Ma c’è anche un altro modo in cui i fisici si sono adoperati per la pace. Un esempio è quello del fisico Edoardo Amaldi e del suo ruolo nella creazione del CERN, il Consiglio Europeo per la Ricerca Nucleare di Ginevra, negli anni Cinquanta. L’idea che anima Amaldi è quella di una collaborazione scientifica transnazionale, ma che, come spiega Gianni Battimelli nel libro, “stava ben dentro ad un’idea più generale di Europa e dei rapporti tra scienza e società”. Insomma, anche qui le aspirazioni a un processo di pacificazione e di ricostruzione dell’Europa basata sulla collaborazione, almeno nel campo scientifico. La stessa idea guidò Amaldi nel tentativo di creare una collaborazione europea per la ricerca spaziale. I pilastri su cui si fondava questa idea erano ancora una volta la distanza da ogni interesse militare, la centralità della ricerca di base, progetti basati su internazionalismo e cooperazione scientifica. Lucia Orlando racconta il sogno dell’Euroluna e l’avventura che si concluderà con la creazione dell’ESA.

L’ICTP di Abdus Salam e Paolo Budinich a Trieste

Pietro Greco racconta un altro esempio di costruzione di un ponte di pace. Questa volta la città è Trieste e i due visionari che contribuiscono alla sua creazione sono fisici teorici: il pakistano Abdus Salam e l’italiano Paolo Budinich. Sono loro che immaginano e mettono la prima pietra del Centro Internazionale di Fisica Teorica (ICTP), un Centro di ricerca e studio sotto l’egida delle Nazioni Unite in cui i giovani dei Paesi poveri del mondo possano formarsi per poi tornare nei loro Paesi.

L’Unione Scienziati Per Il Disarmo

Il libro racconta ancora la storia dell’USPID, l’Unione Scienziati Per Il Disarmo fondata all’inizio del 1982, attraverso le parole di quattro suoi membri eccellenti: Carlo Bernardini, Giordano Colombetti, Diego Latella e Francesco Lenci. E poi la storia delle Conferenze Amaldi, nate in seguito alla formazione del Gruppo di lavoro per la sicurezza internazionale e il controllo degli armamenti dell’Accademia Nazionale dei Lincei, e che ancora oggi continuano come forum in cui scienziati, diplomatici e politici possano confrontare le prospettive nazionali e “sviluppare la cooperazione internazionale nell’ambito della sicurezza e non-proliferazione nucleare”, come scrivono Francesco Calogero, Luciano Maiani e Wolfango Plastino nel loro saggio.

Le esperienze di ISODARCO e SESAME

Infine, Carlo Schaerf racconta l’esperienza di ISODARCO, la scuola internazionale sul disarmo e la ricerca sui conflitti, e Giorgio Paolucci quella di SESAME, l’acceleratore costruito in Giordania, forse l’unico luogo al mondo dove lavorano insieme israeliani, palestinesi, iraniani. Realizzazione di un sogno che a molti era sembrato un’utopia.

Storie dii visionari, forse, ma il cui esempio è quanto mai necessario oggi che il “Bulletin of the Atomic Scientists” ha ridotto il tempo che ci separa dalla mezzanotte nucleare, ovvero dalla catastrofe che spazzerà via l’umanità, portandolo a due minuti e mezzo, il punto più vicino dal 1953.

 

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