Armi nucleari in Europa

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Alle tante questioni prese in considerazione nelle analisi della situazione che si è creata in Ucraina e dei conseguenti pericoli per la sicurezza internazionale bisogna aggiungerne una, non sempre presente, ma fondamentale: quali sarebbero oggi i termini del problema se sul territorio dell'Ucraina fossero ancora installate le circa 2000 testate nucleari strategiche che furono invece rimosse dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica.
Riflettere su questo argomento è importante non per elucubrare su ipotetici apocalittici scenari ormai non più attuali, ma per capire cosa si può e si deve fare oggi, anche a fronte di preoccupanti dichiarazioni auspicanti un ritorno da parte dell’Ucraina al possesso dei armi nucleari.
Il Consiglio Scientifico dell'USPID ONLUS ha appena inviato una lettera al Presidente del Consiglio ed alle Ministre degli Esteri e della Difesa nella quale si fa presente che, secondo il rapporto della Nuclear Threat Initiative (NTI), l'Italia ha preso l'impegno di disfarsi di tutto il materiale fissile da armi nucleari presente sul suo territorio entro la data del prossimo Summit mondiale sulla sicurezza nucleare, che si terrà a L'Aia il 25 marzo 2014.
Secondo lo stesso rapporto dell'NTI, al primo novembre 2013, tale impegno non era ancora stato onorato.
Il Consiglio Scientifico dell'USPID conclude il suo documento auspicando che il Governo liberi al più presto il territorio nazionale da questo materiale, allo stesso tempo letale e inutile, e che diffonda la più ampia e rigorosa informazione all'opinione pubblica su tale rimozione.

Già nel 2008 il CS dell'USPID aveva reso pubblico un documento nel quale si dimostrava quanto fosse inutile e fonte di instabilità il mantenere sul territorio italiano le armi nucleari tattiche. Di fatto assolutamente inutili dal punto di vista militare, le armi nucleari, sia strategiche che tattiche, non possono far altro che rendere sempre più difficili gli sforzi della non proliferazione, giacché altri attori – statuali e non statuali – troverebbero in esse i medesimi “valori” (deterrenza, equalizzazione della potenza militare) vantate nei decenni precedenti dagli stati nucleari riconosciuti. In particolare, non si vede alcun ruolo per le armi nucleari tattiche. L'idea che minacciare una escalation verso la catastrofe nucleare potesse rendere la NATO più sicura nei confronti del Patto di Varsavia è stata sempre tanto incerta quanto pericolosa.
Ora che la NATO si è allargata includendo la maggior parte dei precedenti avversari e allo stato attuale non ha più avversari, non esiste alcuna ragione per mantenere armi nucleari in Europa.
In Europa sono presenti numerose armi nucleari: sia quelle possedute da Gran Bretagna e Francia, sia quelle Americane ospitate sul territorio di alcuni Paesi Europei (Italia, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Turchia). L’Italia inoltre sta acquisendo aerei F-35 che saranno probabilmente gli unici aerei nuclear certified a disposizione dei Paesi non nucleari della NATO. E’ opinione largamente condivisa da studiosi di problemi del disarmo ed esponenti politici europei e statunitensi che le armi nucleari americane installate in Europa siano decisamente irrilevanti dal punto di vista strategico e costituiscono un peso dal punto di vista organizzativo e finanziario.

Tra le tante questioni che verranno discusse a L’Aia in occasione del Nuclear Security Summit c’è anche quella dell'ammodernamento delle circa 200 bombe B61 già installate in Europa, Italia compresa.
L’installazione di queste nuove armi (B61-12), di potenza variabile da 0.3 a 50 migliaia di tonnellate di tritolo (kiloton) (la bomba sganciata il 6 Agosto 1945 su Hiroshima aveva una potenza di circa 13-15 kiloton), secondo autorevoli esperti, costituirebbe anche una smentita di quanto garantito dal Presidente Obama nella Nuclear Posture Review dell’Aprile 2010 di “non predisporre nuove capacità militari” .

Da diverso tempo numerosi parlamentari europei sono attivamente impegnati a promuovere tutte le possibili iniziative a favore della non-proliferazione e del disarmo nucleare, compresa la costituzione di “zone libere da armi di distruzione di massa”. Il nuovo Governo del nostro Paese non dovrebbe perdere le prossime imminenti occasioni per adottare una ferma politica di “svalutazione” del ruolo militare e politico di tutte le armi nucleari, in primis quelle tattiche installate sul nostro territorio.

Tratto da L'Unità, 18 marzo 2014

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