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Vaccini nel mondo: la sfida continua
La Global Alliance for Vaccines and Immunization (GAVI) compie dieci anni e fa un bilancio in un articolo che abbiamo scritto per Nature Immunology (allegato). 4,5 miliardi di dollari distribuiti, 250 milioni di bambini vaccinati per le diverse malattie in 70 paesi in via di sviluppo: i risultati di questa prima decade sono certamente positivi.
Troppi comitati per misurare gli atenei
La svolta è liberare l'università dalla logica del «pezzo di carta»
Giorgio Parisi: «Ecco perché la fisica moderna è assurda come un testo di Beckett»
La solitudine delle stelle giganti
Uno studio sostiene che la nascita delle stelle più massicce possa avvenire anche in ambienti poco affollati, dunque al di fuori di quei grandi ammassi stellari che per altri astronomi sarebbero i vivai più gettonati.
La Corea del Sud investe in ricerca

Agli alti investimenti, in risorse economiche e umane, nell’alta educazione la Corea accompagna alti investimenti nel campo della ricerca scientifica e tecnologica. Secondo i dati più recenti pubblicati dal R&D Magazine quest’anno la Corea ha investito in ricerca e sviluppo (R&S) 42,9 miliardi di dollari: il che la colloca al quinto posto assoluto nel mondo. Sopra la Francia e sopra la Gran Bretagna.
Non bocciate questa università
La Corea nell'economia della conoscenza
Le cronache di questi giorni ce ne parlano come di un paese impegnato intorno al 48° parallelo in un confronto militare tanto pericoloso quanto anacronistico, l’ultimo della guerra fredda. Da sessant’anni la Corea del Sud è formalmente in stato di belligeranza con l’altra Corea, quella del Nord. Ma in tutti questi anni Seul ha accettato e vinto anche un’altra sfida, entrare da protagonista assoluta nell’economia della conoscenza. E se il confronto militare con i fratelli del nord in questi sei decenni è rimasto in condizioni di stallo, nella sfida economica Seul sta
Nel sangue materno c'è tutto
E’ da più di dieci anni che se ne parla: individuare le malattie genetiche e cromosomiche del nascituro senza ricorrere ad amniocentesi e biopsia dei villi coriali, ma utilizzando il DNA del feto che passa nel circolo materno. A ipotizzare questa modalità di diagnosi prenatale fu infatti nel 1997 il gruppo di Dennis Lo, dell’Università di Hong Kong, che individuò per la prima volta la presenza di materiale genetico di origine fetale nel sangue di una donna in gravidanza. La sua quantità tuttavia sembrava insufficiente a rendere attendibili i test da allora messi a punto.