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October 2025

Paracetamolo, autismo e caccia alle streghe

Profilo di una donna incinta azzurro su sfondo blu

In un recente intervento alla Casa Bianca che ha fatto molto scalpore, Donald Trump ha accusato l’uso di paracetamolo in gravidanza di essere causa dell’“epidemia” di autismo, rilanciando vecchi schemi di colpevolizzazione delle madri e promettendo cure prive di solide basi scientifiche. Verificando sulla letteratura scientifica, si scopre che in realtà gli studi più ampi e rigorosi, come quello condotto in Svezia su 2,5 milioni di gravidanze e replicato in Giappone, mostrano che l’associazione tra paracetamolo e autismo scompare quando si controllano i fattori confondenti. 

Nell'aprile di quest'anno, il Segretario del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani statunitense Robert F. Kennedy ha dichiarato che entro settembre sarebbe stata resa nota la causa di quella che lui definisce "epidemia" di autismo. Come scrive l'editorialista del New York Times Jessica Grose, tutti coloro che si occupano di medicina hanno subito pensato che l'amministrazione Trump stesse per offrire un comodo capro espiatorio per una condizione studiata da decenni senza che sia stata scoperta una singola causa principale.

Fare chiarezza su tutte le energie in un libro di Gianluca Ruggieri

pannelli solari e pale eoliche

Gianluca Ruggieri, in "Le energie del mondo" (Laterza, 2025), offre un’analisi chiara e documentata su fossili, nucleare e rinnovabili, smontando falsi miti e ideologie, spiegando dati e tecnologie, e mostrando costi e sfide della transizione energetica.

«In Italia il dibattito pubblico sull’energia ha la brutta tendenza a divagare su temi in realtà poco rilevanti (come il nucleare) mentre perde di vista le grandi dinamiche in corso (la crescita impetuosa dell’energia rinnovabile e degli accumuli elettrici), ignora le conseguenze pratiche della dipendenza dalle fonti fossili e sopravvaluta gli impatti e i costi delle alternative».

La rivoluzione gentile di Jane Goodall

Ha trasformato per sempre il nostro sguardo sulle altre specie, e di conseguenza sulla nostra. Le sue osservazioni hanno incrinato barriere millenarie, rivelando negli scimpanzé cultura, emozioni e legami sociali complessi. E oltre a quello della scienziata rivoluzionaria, rimane il ricordo di una donna capace di unire rigore e empatia, di ispirare generazioni di ricercatrici e di portare nel cuore di milioni di persone un messaggio di responsabilità. L'etologa Elisabetta Palagi ricorda Jane Goodall, scomparsa ieri.

Nell'immagine di copertina: Jane Goodall nel 2010. Crediti: Nikeush/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0

Ho avuto il piacere di incontrare Jane Goodall in diverse occasioni, durante congressi scientifici internazionali e anche durante incontri meno formali. Ogni volta, emergeva con forza la sua capacità di trasmettere un coinvolgimento profondo, non solo pratico ma anche emotivo, verso tutto ciò che lega l’essere umano al mondo naturale. Nei suoi occhi e nel suo modo di raccontare il lavoro sul campo si percepiva una convinzione incrollabile: noi non siamo entità separate dalla natura, ma parte integrante di un continuum che ci unisce agli altri viventi.

Bengio vs Pearl: coscienza, rimorso e i limiti dell’IA

Il dibattito sulla minaccia esistenziale dell’IA passa oggi dalle celebri allarmistiche profezie a un confronto tecnico-filosofico tra due giganti: Yoshua Bengio, che invoca guardiani e regole strette per evitare derive di potere e comportamenti «non allineati», e Judea Pearl, che chiede che l’IA impari a pensare per cause e controfattuali se vogliamo sperare in un allineamento morale. Ma la domanda centrale non è tanto «quando» arriverà l’IAG, quanto «come» la progetteremo (o la non progetteremo) dal punto di vista causale ed etico.

L’argomento probabilmente più discusso riguardo alle ricadute sociali dell’intelligenza artificiale (IA) è la sua potenziale minacciosità per il mondo umano. Da anni si discute di “singolarità”, “superintelligenza”, “Armageddon” e oggi il pericolo verrebbe dal fatto che si sarebbe prossimi all’intelligenza artificiale generale (IAG). Umilmente mi viene da osservare che è difficile trovare due psicologi dell’intelligenza umana che siano d’accordo sulla natura, la definizione e la misurazione dell’intelligenza generale. Stessa situazione per l’IAG.