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09 - Freccette e dinosauri...

«Bel consiglio che mi hai dato...»
La voce, proveniente dall'angolo del bar dedicato al gioco delle freccette, mi lasciò per un momento sorpreso. Mi apparve subito evidente che il destinatario del messaggio dovevo per forza essere io: il bar era praticamente deserto e lo stesso barista, dopo avermi servito il caffè, era scivolato verso la zona delle freccette. La voce mi era famigliare, ma non riuscivo proprio ad associarla a nessun volto noto. Terminato il caffè mi diressi dunque anch'io da quella parte. Mistero risolto. A stuzzicarmi era stato un amico al quale, qualche giorno prima, avevo consigliato di visitare una mostra sui dinosauri appena installata in città. Ero convinto che suo figlio, un ragazzino sveglio di sette-otto anni, avrebbe apprezzato. Evidentemente mi ero sbagliato.
«Allora ti ho proprio consigliato così male?» chiesi con un tono di voce dimesso, preparando il terreno a eventuali scuse e cercando già, nel frattempo, qualche possibile giustificazione per salvarmi la reputazione.
«Assolutamente no. Mio figlio è stato felicissimo. Io e mia moglie un po' meno, costretti a girare per ore in mezzo a riproduzioni di dinosauri, poster, postazioni video, plastici e pezzi di ossa gigantesche. Una faticaccia che siamo riusciti a interrompere solo per mangiare un boccone al volo...»























Ricostruzione pittorica, opera dell'astronomo-artista Donald Davis,
dell'impatto cosmico  che 65 milioni di anni fa innescò l'ultima
grande estinzione di massa sul nostro pianeta.  Immane tragedia
per i dinosauri e altre specie, ma trampolino di lancio per i mammiferi

(Crediti: Donald Davis 1991)

Sorrisi, mascherando alla perfezione un sospiro di sollievo: la mia reputazione era salva. «Certo che sono stati ben sfortunati quei bestioni...» riprese il mio amico mentre, con una freccetta in mano, oscillava il braccio prendendo la mira. «Se ne stavano tranquilli e all'improvviso: bum...» Per rendere più significativa la cosa aveva fatto coincidere il “bum” con il lancio della sua freccetta. Un gesto sicuramente d'effetto - e anche un bel tiro, tra l'altro - dopo il quale, soddisfatto, aveva concluso: «... Fregati da quella montagna spaziale che gli casca in testa. Dov'è che è caduta? In Messico, vero? Se solamente fossero stati un po' più in là...» 
Qualcosa non quadrava nel suo ragionamento, così decisi di integrare le lacune: «Sì, in Messico, nella penisola dello Yukatan. Comunque non è certo andata meglio ai dinosauri dall'altra parte del mondo. Anche loro ci hanno rimesso le penne. D'altra parte erano stati i dominatori della Terra per almeno 160 milioni di anni, prima o poi dovevano aspettarsela che sarebbe arrivato anche per loro il momento di farsi da parte.» Proprio non mi andava di tirare in ballo la faccenda delle estinzioni periodiche e, per mia fortuna, l'argomento venne ignorato. Non era però passata inosservata la mia osservazione che quel drammatico episodio avesse coinvolto l'intero pianeta.
«Ma non sono morti per la caduta del meteorite e per gli incendi?» chiese sospettoso il mio amico.
«Molti sicuramente sì, » risposi «ma la maggioranza morì per la fame e il freddo. Tutta colpa della smisurata energia di quell'asteroide, in grado di sollevare così tanta polvere in atmosfera da bloccare la luce del Sole per mesi. Niente luce, niente alberi, niente cibo per gli erbivori e, di conseguenza, niente prede per i grossi carnivori. Al buio e al freddo: un lento massacro.»
«Accidenti, ma l'asteroide da dove aveva preso tutta quell'energia? Sarà stato anche grosso, ma per combinare un simile disastro...» commentò il mio amico, interessato. Evidentemente non aveva ancora realizzato l'impressionante carico di energia di un proiettile cosmico. La freccetta che aveva in mano mi diede un'idea per provare a spiegarglielo.
«Quanto pesa quella freccetta, una ventina di grammi?» gli chiesi.
«Sedici.» precisò il barista, anch'egli interessato alla faccenda.
«Ottimo. Ora, avete presente la famosa pistola 44 Magnum, quella dei film? I suoi proiettili pesano proprio come una freccetta. Eppure, se io mi mettessi qui con quella pistola e facessi fuoco sul bersaglio le conseguenze sarebbero molto differenti, non trovate? Qual è, secondo voi il motivo?»
«E' ovvio» rispose prontamente il mio amico «la pistola lancia i proiettili con una velocità molto maggiore.»
«Risposta esatta. In fisica si parla di energia cinetica, cioè energia che un oggetto possiede a causa della sua velocità. Per calcolarla bisogna sì tener conto di quanto è pesante un oggetto, ma soprattutto della sua velocità...»
«E questo cosa c'entra con l'asteroide dei dinosauri, a che velocità vuoi che andasse una montagna così grande? A voler esagerare sarà andata a mille chilometri all'ora...» mi interruppe il mio amico con un mezzo sorriso.
Ecco dov'era il punto da chiarire: era la velocità il dato mancante. Decisi, visto il tema, di utilizzare una terapia d'urto.
«Quella montagna grande più dell'Everest che, dalle profondità dello spazio, aveva preso di mira il Messico filava alla velocità di almeno una ventina di chilometri al secondo. Traduco in termini più famigliari: l'asteroide dei dinosauri viaggiava ad almeno 72 mila chilometri all'ora. Trenta volte più veloce di un aereo militare supersonico. Ti basta?» L'espressione sul volto del mio amico e del barista non lasciava dubbi. Finalmente era chiaro come quella montagna spaziale avesse potuto combinare un disastro così spaventoso. Ne approfittai per aggiungere un'ultima considerazione.
«Gli astronomi che hanno stimato l'energia di quell'impatto parlano di cento milioni di Megatoni, vale a dire l'energia sviluppata da centomila miliardi di tonnellate di tritolo fatte detonare tutte quante assieme. Per darvi un'idea di quanto spaventosamente grande sia questa montagna d'esplosivo, se la dividiamo in parti uguali a ogni abitante della Terra ne spetterebbero 14 mila tonnellate.»
«Accidenti, adesso sì che la faccenda mi è chiara. Come hai detto prima, dev'essere stato un vero inferno» esclamò il mio amico. Poi, rimettendosi in posa con un'altra freccetta e prendendo la mira, concluse: «Beh, l'importante è che di simili montagne non ce ne sia più nessuna in viaggio verso la Terra...»

Lasciai che la sua conclusione cadesse nel vuoto. Non era proprio il caso di mettersi a parlare dell'eventualità tutt'altro che remota di un impatto cosmico. Magari un'altra volta. Tanto più che con il nuovo colpo - un triplo venti - il mio amico aveva magistralmente chiuso la partita e il barista esigeva a tutta forza la rivincita.

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